| MASOKO | ||||
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La musica della indie pop band romana Masoko spazia dal pop al punk, dal rock alla disco. Nel marzo 2009 il gruppo ha pubblicato Masokismo (Snowdonia-Audioglobe) prodotto artisticamente insieme a Giorgio Canali. Il loro sound è allo stesso tempo melodico e alterato, orecchiabile e rumoroso, lineare e sghembo. Sabato 13 marzo i Masoko apriranno all’Istanbul Cafè di Squinzano, in provincia di Lecce, la sesta edizione della rassegna Keep Cool, curata da Coolclub.
Questo nuovo album è in linea con il precedente ma è allo stesso tempo una sua evoluzione nel suono e nei temi. Cosa è cambiato nei Masoko, siete semplicemente cresciuti? Ciò che è cambiato lo puoi ascoltare attraverso il nostro album o assistendo ai live. Non ci interessa guardare la nostra musica in un’ottica di crescita o decrescita, sono punti di vista molto soggettivi che lasciamo al pubblico. Ci basta avere la consapevolezza di fare ciò che più ci fa godere, ciò che riteniamo essere il linea con le nostre grandiose e mutevoli aspettative di godimento. Il vostro immaginario è ironico, cinico, surreale. È la vita ad ispirarvi? Abbiamo scoperto di essere ironici e surreali leggendo le recensioni dei nostri dischi, per noi è sempre stato sempre tutto molto naturale, molto attinente al nostro modo di vivere. Il quotidiano è sempre stata la prima fonte d’ispirazione ma anche di partenza: partire dal reale alla scoperta del suo lato più surreale. Cosa ha aggiunto la collaborazione con Giorgio Canali al vostro disco? Lo sguardo autorevole di un grande di cui è fin troppo facile fidarsi. Giorgio ha curato il suono di questo album e si è dedicato con particolare premura alla registrazioni delle voci. Nel disco è immortalato anche un suo bellissimo e commovente contributo chitarristico nella canzone Troppi trucchi, nata praticamente in casa sua a Ferrara. Gli anni ’80 sono anni controversi, il vostro stile li chiama in causa con fare giocoso. Cosa resta degli anni ’80? Risentiamo di quel periodo musicale perché proprio in quegli anni in ognuno di noi è cresciuto. Le canzoni alla radio, le feste di piazza, i festival di Sanremo sono esperienze che hanno segnato la nostra infanzia. Il nostro non vuole essere un richiamo revivalistico ma piuttosto un richiamo generazionale. Gli anni 80 considerati ingiustamente gli anni di plastica, hanno regalato tanto alla discografia italiana, alla storia della musica italiana, è un’epoca a cui siamo emotivamente molto legati ma ovviamente non è l’unica a cui guardiamo. Che rapporto avete con la scena romana punk e post punk, e con la scena indie nazionale? Avete collaborato con gli Amari, ce ne parli? Incontrando diverse volte gli Amari in giro tra club e festival ci siamo sentiti accomunati a loro dallo spirito pop, dal cantato in lingua italiana e dalla passione per la club-culture. La collaborazione è nata così, molto spontaneamente. Abbiamo sottoposto alle loro orecchie Musica un brano che faceva parte del repertorio dei Bambini di Cogne, un nostro side-project fatto di canzoni e tastierine giocattolo. Gli Amari hanno remixato e hanno aggiunto delle parti vocali, un rsultato interessante che ci piace molto. Roma è piena di gruppi musicali interessanti ma della scena punk e post-punk di cui parli non abbiamo mai sentito parlare. Antonietta Rosato
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