GABEN
Scritto da Osvaldo Piliego    Venerdì 05 Marzo 2010 10:12    PDF Stampa E-mail
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Dopo una lunga carriera da bassista e chitarrista in numerosi gruppi, Alessandro Gabini – apprezzato anche come artista - debutta come solista con il nome di Gaben. Cane è il titolo del suo esordio firmato dalla Benka Records, dell’ex cantante dei Giuliodorme, che ha già lanciato Viola (Violante Placido). Undici tracce, più un Grrh iniziale, che si muovono tra rock, grunge e giusto una spruzzatina di elettronica. Un cantautore semplice e ironico che gioca con le parole e con le metafore (e con qualche passaggio delirante). Brani ruvidi e melodici si alternano costruendo un disco che racconta la quotidianità della provincia in modo ironico e, il più delle volte, giocoso.

Il disco ha un’impostazione low-fi nel suono, anche le parole sembrano apparentemente un cut up di scarti quotidiani. Il tutto risulta piacevolmente naive ma cela in realtà ascolti ed esperienze importanti. Ce ne parli?
La musica ha un forte ascendente su di me, la sua immediatezza mi cattura. Il ritmo è fondamentale e riesce a trasportarti in altre dimensioni. Questo mi permette di scrivere canzoni anche solo su una passeggiata col cane o sulla voglia di andare in bici, così in modo molto semplice.

Come nascono le canzoni di Cane?
Tutte le canzoni nascono dalla necessità di rispondere a stimoli esterni, situazioni, frasi o dall’osservazione di oggetti e paesaggi che mi stanno attorno. Sono molto pigro e a volte esprimere qualcosa disegnando è faticoso, così ho iniziato a fare disegni con le parole aggiungendo la chitarra.

Spesso ricorri a frasi che suonano come aforismi, slogan pacifici, è tutto un gioco di assonanze mentali o c’è un’altra chiave di lettura?
Sono interessato alla sintesi, a poche parole che richiamano immagini soggette a più interpretazioni.

Musicalmente il disco è solidamente ancorato nel buon indie rock, con piccole concessioni all’elettronica.
A volte quasi in contrasto con una scelta vocale piuttosto melodica. Il mix suona nuovo e prende subito. Quando e come ti sei avvicinato a questa forma canzone?
In realtà più che sulla melodia sono molto concentrato sul ritmo dato dalle parole, infatti spesso parto da frasi già fatte che poi unisco ad accordi e ritmo e non da melodie sulle quali costruire un testo. Altre volte le canzoni arrivano casualmente con melodia testo accordi tutto in una volta. Mi piacciono i suoni veri, crudi e grezzi non artificiosi per cui abbiamo cercato sonorità che potessero esprimere questa esigenza.

A un certo punto citi Frank Black…I Pixies sono tra le tue influenze? Quali altri gruppi ti hanno formato?
Pixies, Nirvana, Sonic Youth, Jesus Lizard, Melvins, Fugazi, Alice in Chains etc. mischiati con Beatles, Pink Floyd, Beastie Boys e John Zorn rimescolati con Shellac, Can e Kyuss, qualche tocco di Stephen Malkmus, Motorpsycho,Deus e altri.

Il tuo è un lavoro che si inserisce obliquamente nel mercato. Come vedi il panorama musicale italiano indipendente e non?
Il mercato mainstream è in crisi, in Italia mancano proposte valide e si prendono in prestito canzoni e stili di musica dall’estero (come sempre), tutto sta cambiando nel mondo della musica e nel modo in cui viene ascoltata, penso che si aprono spazi per il mercato indipendente che può produrre più liberamente attraverso piccole produzioni sfruttando le potenzialità della rete per arrivare alle persone.
Osvaldo Piliego
 

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