| SILVIO MASELLI | ||||
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Da alcuni anni numerose produzioni di film, documentari, cortometraggi, fiction televisive hanno deciso di usare le coste salentine e il centro storico di Bari, il barocco leccese e l’entroterra dauno come sfondo per storie ambientate qui o altrove. Da tre anni circa un ruolo importante per attirare nella nostra regione le produzioni è rappresentato dalla Fondazione Apulia Film Commission. Nella sua breve vita, essa ha cofinanziato numerosi film (da quelli di cassetta, a cortometraggi di esordienti pugliesi), ha istituito il Bif&st (Bari International Film&TV Festival), ha creato il circuito di sale di qualità (”D’Autore”), ha lanciato i due cineporti di Bari (già attivo presso al Fiera del Levante) e di Lecce (inaugurazione prevista in primavera presso le Manifatture Knos). Il presidente è il giornalista Oscar Iarussi, vice presidente Luigi De Luca (Provincia di Lecce), mentre il direttore è Silvio Maselli, approdato alla Commission dopo una lunga esperienza nel mondo cinematografico e della comunicazione. Con lui abbiamo parlato dei risultati raggiunti, del futuro e delle critiche ricevute, soprattutto in questo periodo elettorale.
Com’è cambiato il cinema pugliese in questi anni e quali sono i meriti dell’Apulia Film Commission? L’Apulia Film Commission è divenuta operativa nel luglio del 2007 in grave ritardo, dunque, rispetto ad altre realtà regionali italiane che da tempo avevano consolidato un intenso lavoro di assistenza e sostegno alle produzioni cinematografiche sui propri territori. Dato questo ritardo, la nostra scelta è stata di interpretare un ruolo nuovo per una film commission: non solo, dunque, capacità di sostegno e assistenza, ma anche attore del mercato locale, capace di inventare progetti, attrarre e gestire risorse economiche pubbliche per abbassare la soglia di accesso al mercato dell’audiovisivo per i talenti pugliesi e moltiplicare le occasioni di crescita creativa ed industriale. Inventare una filiera, questo è stato il nostro motto. Così sono nati il nostro “Progetto memoria”, il Circuito “D’Autore”, “Puglia experience” e poi, ovviamente, i due Cineporti. Dopo quello di Bari tra poco aprirà il Cineporto di Lecce. Quali saranno i benefici per il settore? I Cineporti sono strutture anfibie, capaci cioè di andar per il mare del mercato, ospitando le produzioni cinematografiche non pugliesi offrendo loro servizi evoluti quali sale di proiezione, uffici di produzione, sale riunioni, sale trucco, parrucca e costumi, sale prove e casting, deposito e laboratorio scenografie, parcheggio per i cinemobili, spazi conviviali e di ristoro. Ma sono anche spazi pensati per la fruizione dei cittadini e degli operatori pugliesi, perché sia la Fiera del Levante a Bari che le Manifatture Knos a Lecce sono spazi polifunzionali a fortissima vocazione culturale, tanto da prefigurare la nascita di due distretti industriali. L’industria che non inquina, ma che produce sviluppo intellettuale e coesione sociale: l’industria della cultura. Molte produzioni hanno deciso di girare in Puglia. Come mai questa attenzione alla nostra regione, secondo te? Oltre alle ricadute turistiche e di visibilità, queste produzioni portano anche ricadute occupazionali importanti per i “manovali del cinema”? Tante produzioni hanno deciso di venire a girare in Puglia e molte altre in futuro lo faranno perché in Puglia esiste una “scena” artistica ed intellettuale molto apprezzata dal cinema italiano ed europeo. Vengono in Puglia, cioè, perché non è solo terra di cui sfruttare la luce abbacinante e la bellezza delle sue location, quanto ambiente sociale da vivere sino in fondo. Il nostro lavoro è stato mirato a comunicare al meglio presso gli opinion leader della nostra industria le qualità già presenti sul territorio (l’epifenomeno pugliese…), sistematizzandole e, soprattutto, di poter scegliere in completa autonomia dalla politica lo staff giusto. Abbiamo ancora molte criticità, però, ne siamo consapevoli: da un lato le produzioni cercano di non pagare le diarie ai pugliesi di altre province rispetto a quella in cui si gira. Dall’altro molte maestranze non parlano l’inglese (requisito richiesto dagli stranieri, ovviamente) e, purtroppo, non possono ancora vantare una esperienza davvero consolidata. Ma per l’una e l’altra criticità, sono convinto che il tempo ci aiuterà a rendere tutto il sistema più forte, sano e affidabile. Quali sono i progetti per il 2010? Il 2010 è l’anno del consolidamento della nostra strategia: tutti i progetti sono partiti, dai cineporti alla rete di festival, dal circuito di sale all’Apulia audiovisual workshop e al Progetto memoria. Per chiudere il ciclo di filiera ci mancano ancora tre passaggi: l’attivazione di percorsi formativi per i mestieri del cinema, un più rigido controllo sulle produzioni ospiti, la nascita di un fondo misto pubblico-privato che consenta di orientare larga parte delle nostre attuali risorse ai talenti pugliesi e di dedicare questo nuovo fondo al cinema non pugliese. Come rispondi alle critiche che ti sono state mosse in questi due anni? C’è il rischio che l’Apulia Film Commission monopolizzi troppo il settore del cinema? L’Apulia Film Commission attende con ansia che nascano produttori cinematografici in Puglia. Individui e aziende, cioè, capaci di scegliere progetti artistici, recuperare risorse economiche sul mercato (e noi di AFC saremmo ben lieti di sostenere progetti di lungometraggio tutti “made in Puglia”) e organizzare la produzione remunerando i propri sforzi. In regione, ad oggi, ancora non esistono che pochissime aziende in grado di realizzare un lungometraggio finanziato dal mercato. Questo è il vero problema. Le rare critiche che abbiamo subìto sono da riferirsi a quei soggetti che ritengono che un ente pubblico non debba realizzare eventi culturali come il Bif&st o che, per ragioni oggettive, non hanno ottenuto un contributo per il loro progetto filmico. Ma sono solo “cagnette a cui abbiam sottratto l’osso” per citare il Poeta. Evitando di ingrossare le tasche di privati, abbiamo dimostrato che di una gestione trasparente si avvantaggia l’intera collettività e la qualità del servizio reso è maggiore. Basta chiedere a qualunque spettatore del Bif&st. Oppure basta leggere il regolamento del nostro film fund: non un euro è stato investito in progetti che non avessero gambe per camminare e creatività e talento da dimostrare. Allora il punto vero qual è? Dinanzi alla trasformazione in atto, da cinema come mero episodio a vera filiera industriale, molti soggetti privati sono costretti a modificare il proprio opaco modus operandi. Alcuni si adattano e migliorano, altri si ribellano e cercano sponde reazionarie per colpire il cambiamento che li travolge. Tutto da manuale! Io sono solo sinceramente preoccupato che le nostre maestranze possano veder tutelati i propri diritti sociali al lavoro e nel lavoro. È questo il nostro programma per il futuro: far crescere nuovi mestieri, creare occupazione buona, diffondere cultura di impresa dell’audiovisivo, promuovere e aumentare la nostra scena artistica ed il fermento pugliese in Italia e all’estero, accompagnare i film girati in Puglia presso i grandi mercati e festival internazionali per sviluppare un turismo di qualità. Ecco la nostra parola magica: qualità. Pierpaolo Lala
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