SCOTT MATTHEW
Scritto da Tobia D'Onofrio    Mercoledì 08 Luglio 2009 09:13    PDF Stampa E-mail
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Un songwriter come non se ne ascoltavano da tempo: lirico, poetico romantico. Australiano trapiantato in America ha da poco pubblicato There Is An Ocean That Divides..., un distillato di classe e intimismo sinfonico. Per chi vuole vederlo dal vivo sarà a Ferrara sotto le stelle il 17 Luglio.

Il tuo primo album si intitolava semplicemente Scott Matthew, mentre questo secondo lavoro ha un titolo difficile da pronunciare, perchè lunghissimo (There is an ocean that divides and with my longing i can charge it with a voltage thats so violent to cross it could mean death!)... C'è dell'ironia dietro questa scelta?

No, vuole essere una scelta poetica, letterale e simbolica. Di solito non c'è ironia nel mio lavoro. È facile riassumere il titolo in There is an ocean that divides. Così risulta un po' più semplice parlarne.


Hai partecipato a diverse colonne sonore di anime giapponesi, come la serie tv di Ghost in the Shell e il film di Cowboy Beebop, due fantastici lavori dell'autrice di culto Yoko Kanno. Come ti sei trovato coinvolto in questo campo?

Mi hanno inserito in un'audizione per Yoko, quando è venuta a New York in cerca di nuovi cantanti. Non voleva che io facessi l'audizione, ma per fortuna una volta ascoltata la mia voce ha cambiato idea e ha scritto alcune canzoni da farmi interpretare. A luglio andrò in Giappone per partecipare a una retrospettiva sulla sua carriera. Il concerto si terrà a Tokyo.


Hai anche collaborato con John Cameron Mitchell nel film Short Bus, componendo la colonna sonora e interpretando un personaggio. Il film è stato molto discusso al Festival di Cannes del 2006. Un'altra avventura fantastica...

"Avventura" è dire poco. Partecipare alla pellicola è stato un tale onore. È stato un evento catalizzatore che ha portato molte altre esperienze positive nella mia vita. Sarò per sempre riconoscente nei confronti di John per avermi offerto l'opportunità di prender parte alla sua visione. Non sono potuto andare a Cannes perché avevo degli impegni a New York, ma ho visto delle immagini di repertorio in cui John piangeva di fronte a una standing ovation. Mi sentivo parte di quella situazione, perché ho pianto anch'io.

Suonavi musica più pesante insieme al musicista di Morrissey Spencer Corbin, nella band Elva Snow, puoi raccontarci di quell'esperienza?

È stato magnifico, eravamo giovani e alla ricerca di noi stessi. Non è la musica che scrivo adesso, ma ha comunque un posticino nel mio cuore. Spencer è ancora un mio caro amico e adesso cura gli arrangiamenti di archi e fiati.


Il lento valzer Community è uno dei pezzi più tranquilli con arrangiamenti più classici e complessi, ma anche i brani più solari presentano un umore un po' tragico, melodrammatico (come Thistle, ad esempio, che è un pezzo à la Belle and Sebastian). Forse è per questo che i critici hanno imbastito paragoni con Anthony Hegarty e Jeff Buckley, piuttosto che con Devendra Banhart (con quest'ultimo, credo, le similitudini sono soltanto di tipo "fisico"; infatti sembrate due hippies usciti dagli anni ‘70). A dire il vero, quando ho ascoltato il secondo brano, For Dick, ho pensato che il tuo modo di usare la voce ricordi il teatrale cantautorato di David Bowie. Che ne pensi?

Vengo paragonato ad altri artisti in continuazione. I media e il pubblico hanno bisogno di questo. Devi essere definito da un genere musicale, altrimenti diranno che sei influenzato o che rubi da altri artisti. Per me è sempre un onore, anche se non sono d'accordo. Tutti gli artisti che hai menzionato hanno un grande talento, quindi se la gente vuole accostarci in una stessa frase, ben venga.


C'è un demone nella canzone In the End, ma anche un diavolo in Ornament: la musica sacra potrebbe essere un'altra presenza determinante all'interno delle tue canzoni, come possiamo constatare, ad esempio, nei cori gospel di German ("Make it beautiful now, make it beautiful..."). Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente e quali segui con maggior attenzione, parlando della scena attuale?

Non vengo particolarmente influenzato da altri artisti, piuttosto dalla mia vita, dalle mie esperienze. Al momento ascolto Joan as Police Woman, Andrew Bird, Beach house e Bach.


In un'altra intervista hai dichiarato che New York non ti ha influenzato (musicalmente parlando), nonostante ti sia trasferito lì da dieci anni ormai. Cosa intendevi dire?

Volevo dire che le influenze che mi portano a scrivere sono di tipo personale e non ambientale.


Il mio pezzo preferito è Dog. Cosa puoi raccontarci di questa canzone?

Si è trattato di un esperimento con un pattern di accordi continuo, che si ripete e si stratifica pian piano generando luce e ombra. Poi ho voluto che la mia amica Holly Miranda mi aiutasse con la sua miracolosa voce. È stata anche la prima canzone in cui ho usato il mandolino. Spero che l'esperimento sia riuscito.


Il tuo concerto milanese del 4 maggio ha registrato il tutto esaurito! Sembra che gli italiani si siano già innamorati di te! Hai avuto tempo per visitare l'Italia e ti è piaciuto suonare in questo paese?

Adoro venire in Italia. Sfortunatamente non ho avuto modo di visitare il paese. A questo proposito, viaggiare in tour non è il massimo... Comunque ho conosciuto bella gente e spero di ritornare quanto prima. Sicuramente saremo qui a luglio per una data al Festival di Ferrara.

Tobia D'Onofrio

 

 

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