| ARCANA EDITRICE | ||||
|
|
Una nuova casa editrice da presentare, anche se Arcana per chi come noi vive di musica è un’istituzione. È responsabile in Italia della formazione di giovani appassionati di musica, è l’informazione e l’approfondimento su artisti che amiamo. È storia e memoria.
Abbiamo parlato con Gianluca Testani, musicista, giornalista musicale e direttore editoriale della casa editrice. Musica e scrittura sono pianeti da sempre sulla stessa orbita. Arcana è scrittura e musica insieme, racconto, analisi e storia. In quanti modi si può scrivere di musica? In tutti i modi che la fantasia ci suggerisce. Alcuni si limitano al compitino, altri si spingono fino a lambire la letteratura. Temo che di Lester Bangs ne nasca uno ogni due o tre generazioni, ma ci sono stati e tuttora ci sono decine di eccellenti critici che non si fermano alla prima impressione e non si accontentano di descrivere, ma cercano di afferrare un’idea, di creare una nuova prospettiva, di mettere in connessione aspetti e interi mondi separati. La balla che non si possa scrivere di musica – ché sarebbe come ballare di architettura – non è che una boutade. Arcana ha una storia molto lunga, ce la racconti brevemente? Credimi, nessuno è in grado di ricostruire dettagliatamente la picaresca vicenda editoriale di Arcana. Degli inizi s’è persa memoria. Qualcuno giura di aver frequentato la libreria di Via del Babuino, a Roma, che si chiamava appunto Arcana e tra le cui mura sgorgò l’idea di una casa editrice “controculturale”. Era la fine degli anni Sessanta. Per tutti i Settanta, il marchio è stato legato a un’idea di editoria artigianale, tra saggistica socio-musicale e musicale tout court. La musica è diventata l’unica ragion d’essere di Arcana negli anni Ottanta, sotto la direzione editoriale di Riccardo Bertoncelli, il decano dei giornalisti musicali italiani. Cambiando proprietà e sede (Roma, Milano, Padova, ancora Roma) decine di volte, il marchio ha retto fino agli anni Novanta, quando è stato guidato da Ezio Guaitamacchi. Da una dozzina d’anni, ormai, fa parte del gruppo editoriale VivaLibri, se si eccettua un breve periodo – tre o quattro anni – in cui la comproprietà era di Fazi Editore. Cosa è cambiato dal tuo arrivo in casa editrice? Intanto, solo musica. Il che significa non più anche saggistica e fumetti extramusicali, com’era stato negli ultimi due o tre anni. la produzione, in più, è sensibilmente aumentata, passando in un solo anno da 15 a 40 titoli. E per il 2010 se ne prevedono altri 45. Stiamo cercando di raccontare non solo quello che è successo al rock classico del passato, ma anche quello che succede oggi, proprio oggi, alla musica. La tua vita è dedicata alla musica a 360°. Sei giornalista, direttore editoriale e musicista. Come vivi queste tre anime? Da giornalista comincio ormai a sentirmi un ex. Scrivo sempre meno e, per ora, non mi manca. Come musicista… quello non è mai stato un lavoro. Nemmeno un hobby, in realtà, perché non si è mai trattato di giocare e scherzare. La passione è smisurata, e lo è ancora. Il lavoro di direttore editoriale è stimolante, divertente, ogni giorno sorprendente. L’editoria musicale segue la crisi della vendita dei dischi o quella della vendita dei libri? A parte gli scherzi, qual è lo stato di salute del mercato? Tutti sono in crisi. L’editoria lo è da decenni e si regge ancora in piedi. La responsabilità della crisi del disco è di Internet, oltre che “ovviamente” dei discografici. Probabilmente in futuro si scaricheranno libri con la stessa noncuranza con cui oggi si scaricano i dischi, ma personalmente ritengo che il processo sarà molto, molto lento. Avete una produzione frenetica, pubblicate molto e di tutto, quali sono le vostre prossime uscite? In realtà, la nostra produzione non è così sterminata. Non vorremmo mai dare l’impressione di pubblicare libri a pioggia. Dietro ogni titolo c’è un progetto, uno sguardo su quello che accade, e c’è sempre una sincera volontà di raccontare storie interessanti. In sostanza, abbiamo tre collane. Una, di testi commentati, produce 7-8 titoli l’anno: prossimamente sono attesi lavori su Johnny Cash, Metallica, Howlin’ Wolf, Nick Cave, Beatles, ecc. La collana Songbook, dedicata agli artisti italiani, conta già una ventina di libri e presto si arricchirà di volumi su Angelo Branduardi, Francesco Guccini, Cristina Donà, Marlene Kuntz e altri. Sotto l’intestazione “Musica” ci va tutto il resto, dalle grandi biografie (Clarence Clemons, Ozzy Osbourne, Van Morrison, Jeff Buckley, Cat Power, Marvin Gaye…) a saggi di vario tipo (It Still Moves, Suoni&Visioni, Delitti Rock, Storia ragionata dell’Hip Hop italiano…). Tra le vostre ultime uscite c’è l’Enciclopedia del Rock, come ci si approccia con un’opera così complessa? Come si sceglie? L’Enciclopedia è l’opera più longeva e prestigiosa di tutto il catalogo Arcana. Come si progetta una cosa così enorme bisognerebbe chiederlo a Bertoncelli, che intraprese l’avventura per primo a metà degli anni Ottanta, quindi in epoca pre-Internet, quando il reperimento delle notizie era una sfida in sé. Il primo ad accorpare i cinque volumi originari, uno per decennio, è stato il sottoscritto, insieme con Mauro Eufrosini, alla fine degli anni Novanta. È la nostra eredità più solida e nessuno ci toglierà mai il piacere di aggiornarla e rieditarla ogni fine-decennio. Questo numero di Coolclub.it è dedicato alla musica pugliese, cosa ne pensi? Penso che prima o poi un libro sulla Taranta lo faremo anche noi! Osvaldo Piliego
|






