| BRUNORI SAS | ||||
|
|
Il suo disco d’esordio Vol.1 è uscito, per Pippola Music, un po’ di mesi fa ma, sinceramente, me l’ero perso. Ho scoperto Brunori Sas in radio a dicembre e il suo cd è entrato nella lista dei miei dischi preferiti del momento. Musica semplice, che si muove nel solco della migliore tradizione della scena cantautorale italiana con testi ironici, melodie orecchiabili e tanta spensieratezza. Nove canzoni che sembrano piccoli quadri, dipinti con la giusta leggerezza. Il cosentino Dario Brunori ha trentadue anni e racconta quell’Italia, quella fanciullezza e quell’adolescenza che abbiamo vissuto noi, nati alla fine degli anni ’70. La giuria del Premio Ciampi lo ha considerato il miglior esordiente dell’anno. Il 15 luglio Brunori Sas sarà a San Cesario, nell’ambito della rassegna Sud Est Indipendente organizzata da Coolclub..
Brunori Sas, perché questa definizione da imprenditore? Quando ho scritto i brani contenuti nell’album ero effettivamente alle prese con l’impresa di famiglia, la “vera” Brunori S.a.s., una piccola ditta che commercializza materiali da costruzione. Mi faceva sorridere e allo stesso tempo mi sembrava calzante l’accostamento fra un progetto musicale ed una società di persone. Per quanto un progetto possa essere “solista”, in realtà è sempre frutto del lavoro di tanti soggetti. Poi, è ovvio, c’è l’amministratore che ci mette la faccia e che risponde con tutto il proprio patrimonio fatto di canzoni nostalgiche e palloni da spiaggia. Il bambino in copertina sei tu? Come mai questa scelta di ricordare l’infanzia non solo nei testi di molte canzoni ma anche nell’immagine di copertina? Si, il bambino urlante sono proprio io. Penso che l’album sia molto “fotografico”, nel senso che comunica per immagini e ha il medesimo sapore di quegli scatti. Tra l’altro almeno un paio di foto contenute nel booklet, hanno rappresentato una vera e propria fonte d’ispirazione per la stesura dei brani. Cosa ascolti di solito? Quali sono stati i musicisti italiani e stranieri che ti hanno influenzato maggiormente? Io ci vedo Dente e Bugo, soprattutto, ma anche il Rino Gaetano più scanzonato. Cosa ne pensi? Solo negli ultimi anni ho riscoperto la canzone italiana, sia d’autore che “leggera”. In passato ho ascoltato molta roba di matrice alternative rock ed elettronica, soprattutto straniera. I nomi che hai citato godono della mia stima e mi lusinga essere accostato ad artisti che rappresentano il passato ed il presente della musica d’autore italiana. Spero solo che tali riferimenti siano un invito all’ascolto e non un modo per etichettare frettolosamente la mia proposta. Sono un invito all’ascolto. Qual è il rapporto con i tuoi colleghi di etichetta (ci sono anche i nostri amici Superpartner)? Come ti trovi con la Pippola? Ovviamente ci conosciamo tutti, seppur con gradi di profondità differente, dovuti più che altro al fatto che siamo geograficamente sparsi per la penisola. Con i Gonzo ho avuto modo di lavorare anche in un passato pre-Pippola diciamo, mentre con gli Annie Hall abbiamo condiviso musica e merende in più di un’occasione. I Superpartner li ho conosciuti in occasione di un “Sorpasso” organizzato a Roma dalla webzine rockit, e c’è stato subito feeling, anche se non abbiamo avuto troppo tempo a disposizione per conoscerci meglio. Con Pippola il rapporto è meraviglioso, anche perché con Matteo Zanobini ho lavorato in precedenza nell’esperienza Blume e ci lega una profonda e solida amicizia. Lavora in maniera molto professionale ed ha una linea così personale e fresca da rappresentare, a mio avviso, una delle realtà più interessanti e riuscite dell’attuale panorama indipendente italiano. In Come stai canti “è il mutuo il pensiero peggiore del mondo. Tasso fisso, con l’euribor c’è chi sta impazzendo da un anno”. Io ho appena comprato una piccola casa. Hai qualche consiglio da darmi?
Non appena passeremo da Sas a Spa, quotandoci in borsa, compra un bel po’ di azioni Brunori: un investimento sicuro e garantito nel tempo. E se hai bisogno di mattoni e cemento, posso sempre metterti in contatto con i miei fratelli. I tuoi racconti sono molto diretti. Riesci a costruire canzoni facili da immaginare, come se fossero piccoli quadri musicali, quasi sceneggiature di cortometraggi. Hai un buon rapporto con il cinema? Sono arrivato ad un certo tipo di cinema molto in ritardo. Da una parte un po’ di pigrizia, dall’altra qualche assurdo pregiudizio che mi faceva immaginare come “pallose” alcune pellicole, senza averne neanche visto un fotogramma. Fortuna che ho amici appassionati e non appena compresa la vacuità di quella visione, son corso subito ai ripari. Mi piace molto Fellini, e in generale il cinema neorealista italiano, ma anche Von Trier, Wong Kar-wai, i fratelli Coen, Wes Anderson, e il mai domo Clint. Che tipo di live proponi? Molto più energico rispetto al disco, che si muove maggiormente su atmosfere da chitarra e voce. I miei “dipendenti” sono musicisti di grande spessore, provenienti dall’ambito jazzistico, che io ho, loro malgrado, piegato alla musica leggera. Il risultato è di grande impatto, stando almeno ai riscontri ricevuti in questi ultimi mesi, in cui abbiamo attraversato la penisola in lungo e in largo. La location del concerto di Bari è particolare. Il foyer di teatro. Qual è il tuo rapporto con il teatro? Da ragazzo ho recitato nel laboratorio teatrale scolastico, più per intercettare il pubblico femminile, che per reale e convinta passione. Devo ammettere di non essere un gran cultore e fruitore di spettacoli teatrali, sono un po’ allergico alle voci impostate, ma ripeto, è solo il misero parere di un ignorante in materia. Ultima domanda, scontata. Progetti per il futuro? Risposta altrettanto scontata: un nuovo disco agli inizi del prossimo anno e la possibilità di continuare a suonare in giro, spesso e volentieri. Infine un piccolo sogno un po’ provinciale e un po’ ambizioso, che è quello di promuovere e spingere, con il mio progetto e con il mio studio di produzione musicale, la scena artistica di Calabria e dintorni. Pierpaolo Lala
|






