GIANCARLO SUSANNA
Scritto da Osvaldo Piliego    Mercoledì 03 Febbraio 2010 10:10    PDF Stampa E-mail
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Nell’immaginario collettivo Fred Buscaglione è il gangster buono, il bullo dal whiskey facile, una vita bruciata in fretta. Ma Fred era molto di più, era un musicista e un uomo che vale la pena riscoprire. In occasione del cinquantenario dalla sua morte esce per Arcana Niente popò di meno che Fred Buscaglione, libro a cura di Giancarlo Susanna. Giornalista musicale de L’Unita, Audio Review, Rockerilla e Rockstar, conduttore di programmi musicali di Radio Rai come Stereonotte è anche amico e collaboratore di Coolclub.it.

Niente popò di meno che Fred Buscaglione. Un personaggio mitico della canzone italiana di cui conosciamo poco. Esiste un altro lato di Fred o meglio esistono tante cose da sapere di una vita incredibile. Ce ne accenni qualcuna?
Come accade sempre agli artisti che scompaiono da giovani, Fred Buscaglione è entrato nel mito. La morte tragica, così lontana dall’esuberanza della sua musica, ha finito quasi col cancellare tutto il resto. Era molto simpatico e gentile, un “duro” dal cuore tenero. Ed era un ottimo musicista, anche se le sue canzoni più famose non sempre lo fanno capire. Era torinese, per quanto questo possa apparire scontato, e quindi molto serio e riservato. Nell’ultimo scorcio della sua breve vita si stava un po’ allontanando dai clichés inevitabili del suo straordinario successo e chissà cosa avrebbe inventato ancora con il suo fraterno amico Leo Chiosso. Di una cosa sono sicuro, dopo aver scritto questo piccolo libro: senza il grande Fred la canzone italiana sarebbe diversa. Senz’altro più triste e più grigia.

La vita di Fred attraversa un’Italia per certi versi magica, un clima musicale e culturale in pieno fermento. Ce ne parli un po’?
Io sono nato del 1951 e sono quindi un figlio del secondo dopoguerra. Negli anni ‘50 l’Italia stava lentamente riprendendosi dopo le tragedie provocate dal fascismo e dal conflitto mondiale. Non ricordo di aver visto le tracce dei bombardamenti degli alleati su Roma da piccolo, perché San Lorenzo lo avrei conosciuto un po’ di tempo dopo, da adolescente, ma mi sono rimaste impresse le case segnate dalle bombe di Terracina, la cittadina del litorale laziale dove ho passato qualche estate da bambino. L’Italia comunque era molto più bella. Più povera e più provinciale, ma ancora non saccheggiata da palazzinari e speculatori. In questo aveva assolutamente ragione Pier Paolo Pasolini. Questo ai miei occhi è un elemento più importante del “boom economico” (consumistico) e di tanta musica leggera di quegli anni. Le canzoni di Fred Buscaglione e di Renato Carosone erano senz’altro un’eccezione. Sono un po’ troppo pessimista? Forse sì, ma ho nostalgia di un paese più povero ma molto più affascinante, davvero “il più bello del mondo”

Accanto a Fred ci sono due elementi fondamentali: Chiosso (il suo autore)  e gli Asternovas (la sua Band)…
Di Leo Chiosso nel libro si parla molto, perché lui era “la testa pensante” dietro ai fuochi d’artificio di Buscaglione. Nessuno dei due avrebbe potuto fare a meno dell’altro. E nonostante Chiosso abbia scritto tante altre canzoni dopo la morte di Fred – una su tutte Parole, parole, parole per Mina e Alberto Lupo – quel miracoloso connubio creativo è rimasto isolato. Gli Asternovas erano tutti molto bravi, ma – come dire – erano un po’ messi in ombra dal loro “capo”. Tra loro non c’era un personaggio mitico come Gegé Di Giacomo, il batterista/alter ego del leader della band di Renato Carosone.

Fred ha lasciato una grande eredità, quali sono gli artisti che gli devono molto e che a lui si sono ispirati?
Tutti quelli che hanno tentato la strada difficile dell’ironia e del gioco. Da Paolo Conte al primo Capossela, da Rino Gaetano a Renzo Arbore, passando per Roberto “Freak” Antoni. Ma ce ne sono anche altri, cantanti e autori che magari Fred lo citano inconsapevolmente. Quelle canzoni sono nell’aria che ancora respiriamo, quella che ci fa sempre sognare un’Italia più bella e civile.

Altri scrittori e giornalisti hanno raccontato Fred Buscaglione. Che punto di vista hai scelto per il tuo libro?
Intanto approfitto di questa occasione per ricordare il libro su Fred Buscaglione di Leo Chiosso, che – accidenti! – scriveva proprio bene. Invidio le persone che hanno il grande dono della scrittura. Il punto di vista che ho usato è quello che uso sempre quando scrivo: trovare rimandi e assonanze tra cose vicine o lontane come se stessi preparando un programma radiofonico. Io in fondo sono soltanto questo: un dilettante della radio. Vivo grazie a quello che creano gli artisti e che talvolta ha bisogno di essere segnalato, scoperto o riscoperto. Mi piace citare e tirare in ballo tante cose. Non per fare sfoggio di erudizione, ma per creare cortocircuiti, per fare buona compagnia a chi mi legge o mi ascolta con la musica che amo.
Osvaldo Piliego
 

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