| TOBIA LAMARE | ||||
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The Party è il cd d’esordio di Tobia Lamare & The Sellers che inaugura la Lobello Records. Un disco al quale siamo molto affezionati, sia perché la Lobello è anche un po’ Coolclub, sia perché tra i Sellers (alla batteria) c’è il direttore di questo giornale, Osvaldo Piliego. Tobia ha una lunga esperienza alle spalle come chitarrista e cantante punk, negli Psycho Sun, e come autore di colonne sonore per spettacoli teatrali. Dalla sua campagna vicino Lecce, la Lobello appunto, ha intrapreso questo viaggio musicale che sa di Mississipi e Tennessee più che di Salento. The Party è un concept album che racconta una festa dove le persone si scontrano, parlano, si incrociano, scappano, si innamorano, suonano. L’album si apre con Week end out, un brano dylaniano completo di armonica, ma gli stop & go sembrano quelli dei Pavement. Girl With Pills parte come una soffice ballata country-folk e si lancia in un ritornello degno di Head of the Door dei Cure. Rimbaud è una meditazione tinta di chanson anni ‘60, che accenna a gonfiarsi in un inno morriconiano. Ma non basta. C’è spazio per aperture jazz, per un valzer lisergico, persino per un tango, un pezzo funky alla Soul Coughin e una traccia electro-pop stradaiola e minimale (You are my radio). Oltre Tobia e Osvaldo questa avventura coinvolge anche Alfonso Cannoletta (chitarra), Marco Santoro (basso) ed Antonio Candido (armonica). Nel cd ci sono anche Gianluca de Rubertis (Il genio, Studio Davoli), Maurizio Vierucci (Creme) e Marco Ancona (Bludinvidia-Fonokit). Tobia ci racconta la nascita di questa nuova esperienza.
Cominciamo con un po’ di storia. L’ambiente salentino nei primi anni ‘90 vantava una fertile scena musicale, ricca di band emergenti e di spazi sociali in cui organizzare concerti. La tua prima band, Psycho Sun, nasce proprio nel 1993. Hai dunque alle spalle 17 anni di esperienza come frontman, ma sei anche un navigato e richiestissimo dj che spazia dal rock al soul, passando per il divertentismo. Raccontaci il tuo punto di vista sull’esperienza degli anni ‘90. Gli anni ’90 sono stati gli anni d’oro della musica in Italia. Più che altro sono stati la speranza di un mercato che finalmente si apriva alla musica indipendente. In Italia le grandi etichette investivano soldi e le piccole label riuscivano a crearsi uno spazio. Questo grazie al fatto che si vendevano i cd e i vinili. Anche Lecce aveva la sua piccola etichetta (Magenta Rec) che produsse il primo lavoro degli Psycho Sun, i Miele June, i Lilly noiz, i C.O.D. e altri. Insomma si era creata una scena. Lecce, Brindisi e Taranto erano dei luoghi dove si faceva musica. Lo scambio e l’interesse verso le band della tua stessa città e soprattutto verso quelle che venivano da fuori era notevole. Forse non tutti sanno che il nome del tuo progetto solista è una citazione nella citazione. Tutto parte da Peter Sellers, il mitico attore del Dottor Stranamore, La pantera Rosa e The Party, titolo che in Italia fu tradotto Hollywood Party. La prima citazione è quella di un misconosciuto gruppo indie-rock milanese di fine anni ’80 che scelse come nome della band “Peter Sellers and the Hollywood Party”. Io e Marco (il bassista della band) abbiamo sempre avuto un punto d’incontro: il cinema. Soprattutto quello americano. Cercavamo un nome che potesse andare bene con Tobia Lamare. Avevo proposto Tobia Lamare & The big chill (film della cui colonna sonora eseguiamo molti brani) ma non ci convinceva. Vista la mia passione agricola avevo pensato a Tobia Lamare & The tomatillos, ma suonava troppo come i Mescaleros di Joe Strummer. Sapevo che il cd si sarebbe chiamato The party e così l’associazione a Peter Sellers è stata immediata. Peter Sellers mi fa piegare in due, mi fa passare la febbre. Anche agli altri piaceva e allora. Io amo le citazioni stratificate, anche i miei testi ne sono sempre stati pieni. Anche il mio nome d’arte è una citazione del protagonista di Supervixen e Ultravixen di Russ Mayer. Lungi dall’essere un minestrone di stili, l’album è però incredibilmente compatto. Inoltre la riconoscibilità del gruppo non viene messa in pericolo dai cambi di stile e credo che la tua leadership abbia un ruolo fondamentale in questo senso. Ma raccontaci un po’ dell’evidente affiatamento con gli altri componenti dei Sellers. Le prove dei Sellers durano anche sette ore a volte, cinque di queste sono passate a parlare, cucinare, stare insieme, ascoltare dischi, vedere le puntate di I.T. Crowd. L’affiatamento per me dev’essere soprattutto personale, mentale, di amicizia. La musica è anima, è il tuo essere, è il tuo sfogo, la tua voce, la tua espressione, quindi per avere compattezza e omogeneità nel suono devi averla anche nei rapporti interpersonali. I Sellers hanno un suono, o meglio hanno un mood che è presente in tutti i brani. Il mio metodo di direzione delle prove è molto anarchico. Poche volte do indicazioni specifiche in fase di arrangiamento ai Sellers, perché i musicisti li ho scelti per il loro modo di suonare e per i loro gusti musicali, quindi preferisco che ognuno senta il pezzo a modo suo e che tutto sia estremamente naturale. Se dopo un po’ di tempo un brano non funziona, spesso, preferisco metterlo da parte. In concerto siete formidabili, come dimostra Silver, registrata dal vivo. Spesso vi avventurate in jam session e suonate cover improbabili. Accanto a brani più classici come Creep dei Radiohead, la rilettura più riuscita è, a mio avviso, Wild Boys dei Duran Duran. Il pezzo è irriconoscibile finché non entra il ritornello e credo sia geniale per il modo in cui spiazza l’ascoltatore. Inoltre esprime la tua sensibilità onnivora e il tuo innato dono della sintesi.
Grazie. Beh, quello delle cover stravolte e reinterpretate è stata sempre una chiave di lettura indispensabile per me. Nel 1993 con gli Psycho non riuscivamo nemmeno a trovare gli accordi dei brani e allora, in maniera abbastanza punk, dicevamo – ma chi se ne frega la facciamo in maggiore!. Poi ho imparato a suonare (spero!) e questo lavoro di reinterpretazione è diventato un metodo e soprattutto una palestra per farti uscire idee nuove, ed è molto divertente. Per Wild Boys ci siamo sbattuti un sacco, non è stato molto semplice anche se il brano poi esce abbastanza lineare e semplice. Quella è stata una di quelle poche volte in cui mi sono seduto e ho detto agli altri – parliamone! La masseria Lobello è casa tua, ma è anche il luogo in cui ti occupi di agricoltura biologica, la tua sala prove e la venue di feste e residenze artistiche. Adesso, dall’energia creativa di questo luogo incantevole, nasce la Lobello Records, label discografica che esordisce proprio con il concept album dei Sellers. Raccontaci come è partito il progetto e quale sarà il taglio dell’etichetta. Ho fatto un giro per etichette l’anno scorso e nessuna proposta mi soddisfaceva. Poi ho pensato che dovevano uscire i Sellers, gli Psycho Sun, che era il mio sogno fare una compilation di tutti i demo salentini degli anni ’90, e poi in quei giorni mi ha chiamato una stamperia che si occupa anche di compilation rock‘n’roll per inserire gli Psychosun su una di queste. Ho chiesto un preventivo, per dirla in maniera molto roots mi sono fatto il segno della croce, e ho pensato che era la cosa migliore da fare. Poi ho pensato anche che un’etichetta indie a Lecce mancava dagli anni ’90 e che è il momento di trasformare i nostri semi in alberi perché i loro frutti sono buonissimi. Quindi la Lobello per il 2010 prevede 5 uscite totali, ma gli altri album li stiamo ancora valutando. Il taglio sarà indie con ovviamente un occhio di riguardo per il folk (nel senso di Dylan e non di pizzica ovvio) e anche per artisti in residenza alla Lobello. Tobia D’Onofrio ", updated: "0000-00-00 00:00:00" }, {button: true}); var id = "sharethis_" + obj.idx; var x = document.getElementById(id); obj.attachButton(x);
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