PRIMAVERA SOUND
Scritto da Gennaro Azzolini    Domenica 07 Giugno 2009 18:20    PDF Stampa E-mail
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Il Primavera Sound Festival, nato nel 2001 a Barcellona come festival di musica elettronica, è diventato nel corso degli anni uno dei più importanti festival in Europa di musica indie e di avanguardia. Il festival deve il suo nome al periodo in cui cade, la (fine della) primavera e la sua filosofia è quella di coniugare le nuove tendenze della musica indie e d'avanguardia con i grandi classici che hanno ancora tanto da dire. Per questo sul palco si alternano nomi storici e nuove stelle del firmamento rock mondiale. Quest'anno si sono esibiti nomi come Neil Young, My Bloody Valentine, Sonic Youth, Aphex Twin, Bloc Party, Yo La Tengo, Spiritualized, Michael Nyman, Phoenix, Shellac, The Horrors, Alela Diane, Bat For Lashes, Zu, Crystal Antlers, Tim Burgess (The Charlatans). Insomma decisamente un ottimo modo per iniziare la stagione dei festival europei. Abbiamo intervistato per i lettori di Coolclub.it il direttore artistico del festival.

Spesso i nomi storici dell'indie si alternano negli anni come headliners di festival come il PS (penso a band come Sonic Youth, Dinosaur Jr, Blonde Redhead, Spiritualized, etc...) rimanendo ospiti praticamente fissi. Cosa attira maggiormente il vostro pubblico, gli headliner o la varietà dei gruppi indie minori? E poi, manca un ricambio di nuovi grandi classici dell'indie rock? Le nuove band hanno più difficoltà a mantenere il loro successo rispetto a quelle del passato?

Quello che attrae maggiormente il nostro pubblico regolare, la gente che si presenta puntualmente ogni anno, è di certo la grande varietà di band nuove o di culto, ma ovviamente necessitiamo di qualche big band in modo da attrarre un pubblico più ampio e generico. Il problema è che ora le band più popolari nell'ambito indie non raggiungono mai quello stesso livello di popolarità che era possibile invece per le band degli anni '80 e '90, perché l'industria discografica e i metodi con cui la gente compra e ascolta la musica sono molto cambiati da allora.

Il vostro festival si occupa principalmente di musica di bianchi per un pubblico bianco. Tuttavia sembra ci sia un tentativo di aprirsi a espressioni musicali nere, sopratutto hip hop (penso a Dizzie Rascal, Public Enemy, De la Soul): è dovuto a un tentativo di ricongiungere generi e culture diverse?

Per la verità noi non distinguiamo la musica o il pubblico per bianco o nero. Noi semplicemente selezioniamo la musica che ci piace per il festival, e poiché noi tutti siamo cresciuti ascoltando la musica dei gruppi degli anni '80 e '90, la line-up del festival è appunto il riflesso di questo. Noi tutti d'altra parte ascoltavamo anche l'hip-hop e abbiamo gestito un club nel quale abbiamo ospitato grandi dj di Detroit. Inoltre ci sono sempre stati artisti neri al festival. Il motivo per cui non ce ne sono mai molti è invece la difficoltà con cui si riescono a fissare i concerti hip-hop. Non so perché ma ci è capitato di doverli cancellare spesso. Poi c'è il fatto che i loro cachet sono molto alti, almeno quelli dei più noti.

Credo che la condizione di base affinché festival come il PS possano nascere e crescere sia un favorevole clima di cooperazione e di unione di intenti tra gli addetti del settore. Qual è il vostro rapporto con gli altri festival, etichette, artisti e promoter della città e della Spagna? C'è un clima di dura concorrenza o di collaborazione?

Abbiamo in effetti un'ottima relazione con gli artisti e le etichette indipendenti di tutto il paese, ma, come potrai capire, non tanto con gli altri festival, perché la competizione è sempre molto forte. Comunque noi collaboriamo con molti piccoli festival con i quali ci sentiamo più vicini, come il Faaday o il Tanned Tin, perché scelgono più o meno lo stesso genere di artisti che apprezziamo. Inoltre collaboriamo anche con festival stranieri, come All Tomorrow's Parties and Pitchfork.

Ciò che distingue, a mio parere, il pubblico indie da quello di massa è una maggiore curiosità culturale. Avete mai pensato di integrare alla parte musicale altri settori artistici durante il festival?

Abbiamo fatto cose del genere in passato (esposizione d'arte, proiezioni, ecc...), e anche quest'anno proietteremo alcuni film, ma preferiamo concentrarci più sulla parte musicale del festival, e poiché ci sono così tanti concerti e ore di musica, non c'è modo per la gente di frequentare anche altri eventi.

In Italia, oggi più che in passato, il pubblico indie si sta fratturando in una fazione di giovani (diciamo fino a 30 anni) che stanno subendo maggiormente il fascino dell'indie così come è interpretato e venduto oggi, ossia più legato al mondo della moda e dello spettacolo che a quello della cultura (come in Inghilterra insomma) e in una fazione di "vecchi" (over 30) che intendono ancora l'indie come musica pop ma ricercata, nuova, alternativa, nel senso di autonoma, realmente indipendente. Lo stesso vale per molti musicisti indie-rock italiani. Qual è la situazione in Spagna, e in particolare a Barcellona?

Beh, credo che stia accadendo lo stesso in Spagna e in molti altri paesi. Dal mio punto di vista non c'è problema se c'è gente che si avvicina alla musica attraverso la moda o band modaiole. Si tratta per lo più di gente giovane, che così inizia ad ascoltare la musica e poi con il tempo si rende conto che c'è un'altra musica, più ricercata, o d'avanguardia. Quindi ogni modo che permetta di avvicinarsi alla musica indipendente mi va più che bene.

L'aver individuato uno stile di moda proprio dell'indie ha favorito questo allargamento di target? C'è il pericolo che i festival indie si trasformino in un manifestazioni turistico-commerciali (come mi sembra stia succedendo al Fib di Benicassim)?

Ogni grande movimento musicale ha coinvolto in qualche modo la moda, non vedo in ciò nulla di male, ma nel nostro caso non penso che questo ci si ritorcerà contro divorandoci. Il nostro è per lo più un festival molto specializzato, e non credo che nessuno interessato solo all'aspetto modaiolo sia disposto a pagare un biglietto per un festival senza conoscere nessuna delle band ospitate.

Credi che ormai anche la musica indie sia stata fagocitata, almeno come concetto e come estetica, dal mercato di massa?

Forse a tutti noi che lavoriamo nell'ambito musicale o che siamo dei consumatori massicci di musica può sembrare che a poco a poco tutto stia diventando più commerciale, ma io non credo che le cose stiano realmente così. Siamo ancora ben lontani da questo, il pubblico di massa non sa niente della musica che ci piace. Forse la distanza è minore negli USA ma in Europa c'è ancora una spaccatura netta tra l'indipendente e il mainstream.

In definitiva: quanto credi sia ancora indipendente il mondo della musica indipendente?

Vedi, io penso che in realtà noi stiamo ritornando a quello che "indie" significava alla fine degli anni ‘80. Le grandi compagnie oggi sono in crisi e non hanno alcun interesse nelle piccole band. Anche le grandi etichette indie sono nei guai, così tutto sta tornando alle piccole etichette e al DIY. Penso che oggi siamo ben più indipendenti che non dieci anni fa.

Gennaro Azzolini

 

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