| CHRISTIAN MONTAGNA | ||||
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Il pittore salentino Christian Montagna, già cantante del gruppo hardcore Cast Thy Eye, torna ad esporre nella terra del sole del mare e del vento, consegnandoci una visione delle cose più vera, lontana dai pregiudizi ma anche dalle vanità facili di una terra bella ma amara, attenta ma crudele, viva ma pronta ad uccidere.
Christian, sono passati tre anni dal ritorno nel Salento dopo il tuo periodo pittorico a Bologna e due anni dalla tua ultima personale. Vuoi dirci cosa è successo nel frattempo... È passato troppo tempo dalla mia ultima personale, decisamente più di quanto avrei voluto. Due anni di transizione, dove ho spinto me stesso in una situazione vorticosa di forte instabilità mentale. Quando poi è stato il momento di iniziare a dipingere nuovamente, ho vissuto una vera e propria catarsi percettiva e creativa. Ritrovare quel luogo nascosto, qualcosa di profondo su cui lavorare che non si è mai perso strada “crescendo”. Il mio è un viaggio verso l’origine di tutto. La catarsi nasce, si evolve, si trasforma come un’embrione. Rispetto alle tue produzioni precedenti in bianco e nero, ora ti trovi assorbito in una cromia di forte impatto e colori avvampati che descrivono nota per nota le singole parti del dipinto. Ho potuto notare che si tratta comunque di un discorso pittorico davvero complesso, con molti livelli spazio/temporali... Con la nuova serie pittorica Suite of Sunset, traspare attraverso il colore una intensa cromia tagliente. Sono ambientazioni spazio/temporali non riconducibili alla realtà diretta. Immaginari di una realtà tangibile, è un viaggio di risalita alle origini dell’impulso, dell’inconscio. Mi risulta difficile delineare e spiegare il nuovo percorso pittorico a colori che ho intrapreso, è un lavoro in fase di partenza. In questo momento tutto è ancora vivo, nuovo, pulsante nella mia mente e non riesco ad averne un distacco completo. Pennellate taglienti, decise, pastose formano il blocco del tuo nuovo immaginario. Un denso accumulare di sfumature e forme di colore che impresse anche su diversi materiali di scarto danno un violentissimo impatto emotivo. L’estasi visionaria corre al “sottrarre” ciò che non serve all’immagine in se. Tutto sta nel togliere il superfluo? È probabilmente la serie pittorica più difficile ed angosciante della mia intera produzione. Il passo per lo spettatore/fruitore è molto lento, ed il colore è un “latrato” sommerso e disperato. Sono pennellate violente e cromature che si estendono da toni freddi a caldi con una forza acida di trasmissione. I particolari si evidenziano col tempo e tutto agisce sul sistema nervoso, intorpidendo i sensi e provocando un forte stato di trance e disagio emotivo che rende impotenti dinanzi alla realtà “vera” che ho cercato di cogliere in questi scenari. Dico questo non per presunzione, ma solo dopo aver seguito i dieci giorni della mia mostra alle Officine Ergot di Lecce. I volti di chi è diventato parte dell’esposizione sono ancora impressi nella mia mente, e le parole, commenti che mi sono stati riservati ne danno un unico e sincero ritratto. Tutto questo, sono certo, dovuto anche alle grandi dimensioni di alcuni dipinti e ai suoni scelti come cornice all’esposizione. Ennio Ciotta
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