LANGHORNE SLIM
Scritto da Tobia D'Onofrio    Lunedì 07 Dicembre 2009 16:56    PDF Stampa E-mail
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Arriva al terzo album, e raggiunge una nuova quadratura nel suono e nella composizione. Meno ruvido e roots rispetto alle origini Langhorne Slim ci presenta Be set free un album fatto di canzoni che non abbandonano lo spirito blues ma riescono a spingersi verso atmosfere più cinematografiche.

Secondo una tua dichiarazione la musica folk è musica per il popolo. Hai anche detto che è tua intenzione comunicare sensazioni positive. Per di più hai contribuito a crearti un’immagine da persona comune, viaggiando in tour per tutta l’America a bordo della macchina di tua nonna. Fino a che punto credi che la musica e la vita possano mescolarsi? Che ne pensi, ad esempio, dell’intreccio tra musica e temi sociali o politici che sta tornando in voga nel lavoro di artisti tuoi contemporanei come Brett Dennen?
Credo che tutta la musica sia per il popolo. Riguardo alla macchina della nonna era solo un modo per viaggiare in tour. È stato un regalo di mia nonna per dimostrarmi il suo sostegno, per aiutarci nel tour: ecco perché l’abbiamo fatto. Non ho una definizione particolare per la musica folk in sè. Credo che tutti quelli che scrivono musica definiscano le proprie vite e se stessi. Credo semplicemente che sia tutta musica.
Spesso si parla di te citando i Violent Femmes, ma personalmente direi anche Cat Stevens e Dave Matthews Band. In effetti credo che il tuo repertorio sia più vasto e più orientato verso la musica pop; include generi come bluegrass, soul, blues e strumenti come tastiere, organo e fiati. Ci puoi parlare del tuo background musicale e di quali sono state le influenze più determinanti? Hai qualche band preferita nel panorama odierno?
Sono cresciuto in una famiglia in cui tutti amano la musica. Mia madre è una cantante di talento e i miei nonni degli appassionati che hanno saputo farmi apprezzare alcuni dei loro musicisti preferiti. Mi piace qualsiasi musica con cui riesca a stabilire una connessione. Non si può catalogare per periodi e generi… è solo un’emozione a guidarmi. La mia band preferita al momento sono i Dawes con cui stiamo girando in tour, e recentemente ho scoperto il grande artista italiano Paolo Conte.

Ti ci è voluto poco più di un anno per pubblicare il tuo terzo album Be Set Free, che è stato definito il tuo disco più maturo, vario e organico di sempre. In cosa credi che si differenzi dai tuoi precedenti lavori?
Ogni volta che crei qualcosa, metti tutto te stesso nel lavoro che stai portando avanti in quel momento. Non c’è l’intenzione di cambiare, ma probabilmente una naturale evoluzione che accompagna le nostre vite, mentre invecchiamo e facciamo nuove esperienze. Non avevo in mente i vecchi dischi, mentre lavoravo a Be Set Free; mi sono semplicemente concentrato su ciò che stavo facendo allora; su dove sono arrivato in questo momento.

I tuoi tour sono estenuanti! Suoni ogni singolo giorno spostandoti per tutta l’America e verrai anche a Londra e a Berlino. Puoi raccontarci delle tue più recenti esperienze al festival di Newport e al Lollapalooza?
Per noi suonare a Newport è stato davvero eccitante. Anche il Lollapalooza è stato grandioso; avrei voluto andarci sin da quando ero ragazzino, ma non c’era mai stata l’occasione. È stato fantastico poterci andare per la prima volta come musicista in scaletta. Amiamo viaggiare, ci piace stare sempre in giro, è la nostra vita, è quello che facciamo. È bello suonare in locali con un pubblico più numeroso, ma ci piace anche stabilire un contatto con la gente nei posti più piccoli, sia in America che all’estero.

In alcune riprese girate ai tuoi concerti suoni insieme a Seth Avett (degli Avett Brothers). Durante i suoi shows, invece, Seth ha eseguito spesso la cover del tuo brano Mary. Siete amici? Andrete in tour insieme?
Abbiamo incontrato gli Avett Brothers anni fa, a New York, grazie ad un amico in comune. Siamo rimasti amici da allora; abbiamo suonato insieme diverse date e spero che succeda ancora in futuro.
Tobia D’Onofrio

 

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