| IAMX | ||||
|
|
Molti lo ricordano come leader degli Sneaker Pimps, una band trip-hop dei 90. Iamx, il nuovo progetto di Chris Corner, suona un tantino più personale e decisamente più aggressivo nell’approccio alla composizione. Inoltre qui la varietà di soluzioni musicali evidenzia una vena più eclettica e la sua teatralità dark-glam sembra essere diventata il centro dell’attenzione.
Ti piace essere attore sul palco e nei video? O è soltanto il tuo modo di essere, un’espressione della tua natura camaleontica, del tuo singolare approccio alla creazione musicale? L’esibizione e il travestimento sono parti importanti del mio sfogo creativo. Si sono sviluppate nel tempo e mi hanno permesso di esprimere la musica in maniera più diretta e realistica. Quando ero piccolo mia sorella mi travestiva sempre, e questo era diventato un vero e proprio gioco per lei e i suoi amici. Probabilmente lì è cominciato il mio amore per l’esibizione. Non mi sono mai sentito un attore. È semplicemente un altro lato della mia personalità. Più brutale, caotico e rischioso. Mi sentivo meno “reale” quando con gli Sneaker Pimps non mi travestivo affatto. Per lungo tempo mi è sfuggito il perché spendessi tanto tempo ed energie nell’immagine, nella scenografia e negli effetti visivi. Ma col passare degli anni ho imparato che mi aiuta a “trasportare” la musica e a creare un’atmosfera speciale. Aggiunge un’altra dimensione alla musica, che non può essere espressa soltanto leggendo dei testi o ascoltando dei suoni. Sono anche in qualche modo ricompensato dall’effetto che questa sperimentazione provoca sul pubblico, che è costretto ad adattarsi e a sviluppare ed allargare le sue stesse idee. Fa tutto parte del nostro essere una tribù. Che musica ascolti e quali dischi credi che ti abbiano influenzato maggiormente? Al momento ascolto solo musica classica. Mi piace Chopin, Steve Reich, John Cage, Shubert, Satie, Wagner… La classica mi rilassa e ripulisce la mia mente quando sono in pausa durante i tour ed il lavoro in studio. Sono sempre circondato da forti rumori e quella musica mi fa staccare la spina. In passato sono stato influenzato da molti dischi e artisti. Troppi per essere elencati. Ma se dovessi tornare ad essere un ragazzino e un fan sfegatato, allora dovrei nominare David Sylvian come influenza musicale maggiore. Secrets of the Beehive era un disco magnifico. Pesante, sofisticato e bellissimo. Ha davvero stimolato la mia immaginazione. Cos’è il Kingdom of Welcome Addiction (il Regno della Gradita Dipendenza)? Una sorta di paradiso in cui ogni dipendenza è ben accetta, o intendi dire qualcos’altro? Non credo che tutti i tipi di dipendenza sarebbero graditi in Paradiso. La parola Dipendenza è spesso considerata con un’accezione molto negativa, solitamente associata a droghe e sesso. Credo che dipenda da chi sei, da come affronti la tua dipendenza e, soprattutto, se sei in grado di uscirne. Tutte le dipendenze sono estreme, che si tratti di droga o di un gelato. Ti spingono in situazioni in cui altrimenti non ti ritroveresti tanto facilmente; ti spingono a prendere decisioni affrettate. Se impari da queste cose e la dipendenza si trasforma in un’altra esperienza di vita, allora si rivela un processo produttivo. È un discorso diverso per ogni individuo; se si riesce o meno a trasformare la dipendenza in qualcosa di interessante, piuttosto che devastante. La “gradita dipendenza” ti fa crescere, viaggiare più veloce e lontano fino a un luogo in cui sei un po’ più saggio di prima. Dicono che i tuoi testi siano cinici, ambigui, che parlano di sesso, droghe, ossessioni, religione e politica… Io ci vedo anche dell’ironia. Credi che il modo in cui la stampa percepisce i tuoi testi sia corretto? E che tipo di messaggio politico stai cercando di trasmettere? Tutti hanno un’opinione su ciò che sentono o vedono; personalmente io ho dovuto imparare a fregarmene di ciò che la gente pensa. La gente mi ama e mi odia. È così che va il mondo. IAMX è un progetto complesso e vorrei mantenerlo tale. Mi interessano tutti gli argomenti che hai menzionato, ma anche l’ironia e l’amore. Non è roba zuccherosa e di facile consumo. In generale, la gente che ama la musica tende ad esplorarla in profondità. Quelli che non lo fanno, sembrano sparire. Se mi importasse di ciò che dicono i critici, avrei smesso di fare questo lavoro da molto tempo. Sono cinico, auto-critico, ossessivo, non religioso. Potrei continuare all’infinito…. Cambia spesso anche la mia percezione di ciò che scrivo. Spesso arrivo a capire quello che intendevo dire veramente, solo dopo molti anni che eseguo il brano in giro per il mondo; ma cerco comunque di esprimere le sensazioni che provo mentre scrivo, nel modo più preciso possibile. A volte il mio messaggio è emotivamente caotico e ambiguo, ma in fin dei conti spero che parli alle persone che pensano in modo diverso. È da un po’ che vivi a Berlino e ho letto che ti trovi bene in questa nuova città. Ci diresti che impressioni hai avuto riguardo le differenze tra Londra e Berlino? Credo che Berlino sia diversa dal resto della Germania. Ha la sua mentalità, è un gran casino, se ne strafotte e ti lascia il tempo e lo spazio per respirare. È tragica per molti aspetti e romantica per altri. Sono affascinato dalle vie buie e dalla storia buia di questo luogo. È l’orfanotrofio mondiale degli artisti. Una casa sicura per molti musicisti, scrittori, pittori. Economica e liberale. Senza confini. Londra è un bel posto da visitare, ma se ci vivi ti accorgi subito di essere sotto pressione; la pressione del dover essere qualcuno a tutti i costi, la pressione di presentarti e spiegare te stesso. Soffocamento da aspettative di successo. Dopo anni passati a Londra sentivo il bisogno di un posto in cui potermi rilassare lavorando in pace, guidato dalla creatività, più che dallo stress. Non solo hai una schiera di fans in Europa, ma hai anche registrato serate sold-out negli Stati Uniti. Deve essere stata un’esperienza indimenticabile (visto che Europa e America sono considerati due pianeti differenti)… Sei venuto in Italia a marzo per esibirti in due date. Com’è andata, ti piace l’Italia? Dovunque mi trovi ad esibirmi, vedo sempre la stessa tipologia di persone. Gente affamata, che adora travestirsi ed essere emotiva, gente che potrebbe essere considerata stramba. Gente che al concerto può sfogarsi e incontrare altri “freaks”. Trovare la stessa gente in tutto il mondo è un’esperienza incredibile e dimostra come alla fine abbiamo tutti gli stessi bisogni e le stesse sensazioni, a prescindere da dove o come viviamo. Ovviamente ci sono delle differenze tra i vari paesi, ad esempio Tedeschi e Americani hanno bisogno di più tempo per aprirsi e lasciarsi andare, rispetto agli Italiani. Mi piacerebbe tornare in Italia ad esplorare ulteriormente la singolare follia italiana. I concerti a Roma e Milano sono stati un’esperienza grandiosa e ci siamo sentiti molto apprezzati. Tobia D’Onofrio
|






