PETER BJORN AND JOHN
Scritto da Tobia D'Onofrio    Domenica 07 Giugno 2009 18:10    PDF Stampa E-mail
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Vengono dalla Svezia, saranno ospiti in molti dei festival europei in giro per l'Europa. Sono amici da quando sono ragazzi, uniti dalla passione per l'indie e non si prendono mai troppo sul serio. Tra modernità e amore per il bel pop di un tempo la loro musica è un mix di tante cose, il risultato? Canzoni bellissime.

Il vostro pop elettro-acustico ha finalmente trovato il successo mondiale con Young Folks. In realtà avete inciso cinque album e suonate insieme da dieci anni. Come è cambiata la vostra vita dopo il singolo che vi ha resi famosi?

Siamo in grado di produrre musica a tempo pieno, ormai, e questo non ha generato solo un grande cambiamento, ma anche una sensazione di libertà e una fonte di ispirazione che ti spinge a comporre musica continuamente.

Per quanto le vostre melodie abbiano il sapore degli anni 60, It Don't Move Me tradisce chiaramente il vostro amore per i suoni anni ‘80. Ad esempio Young Marble Giants e Talk Talk sembrano grosse influenze, e il pezzo Just The Past fa molto Depeche Mode.

È vero che in tutti i nostri dischi le melodie si assomigliano e hanno probabilmente un sapore anni ‘60, ma abbiamo sempre cercato di ri-strutturare le ambientazioni dei pezzi, evitando di ripetere il modo in cui li arrangiamo e produciamo. E certamente su Living Thing abbiamo ripreso diverse delle sonorità che ascoltavamo alla radio a metà anni ‘80, da ragazzini; la produzione smaltata con tanto riverbero e i sintetizzatori. Provammo a suonare It Don't Move Me quando uscì Writer's Block, ma all'epoca sembrava un vecchio pezzo dei Kinks. Stavolta abbiamo ascoltato Master and Servants dei Depeche ed è nato il nuovo arrangiamento. Altre cose di quel periodo che abbiamo ascoltato molto sono Ultravox, A-Ha, OMD, Fleetwood Mac, Prince e assolutamente i Young Marble Giants, che hanno influenzato enormemente Blue-Period Picasso.

Il primo e l'ultimo brano sono avventure nel minimalismo pop che caratterizza molte delle vostre canzoni. Un'altra è Stay This Way, quant'è malinconica! "Non voglio tornare indietro, non voglio andare avanti... Non voglio diventare vecchio, non voglio restare giovane". Potremmo pensare a Bacharach o piuttosto ad Elvis Costello, un altro "fantasma" che, a mio avviso, si muove nell'ombra delle vostre canzoni.

Sì, su quest'album abbiamo  deliberatamente lavorato con il minimalismo. Stay This Way credo sia il mio pezzo preferito. Secondo me possiede qualità uniche a livello emotivo, è delicata, fragile. È quasi una ballata soul di tipo classico con schiocco di dita e controcanti. Anche Miracles e Four Tops, che personalmente adoro. Ma amo anche Bacharach quindi ci sta benissimo anche lui; il suo cantautorato è impeccabile! I primi due album che abbiamo inciso erano maggiormente in chiave power-pop, potremmo dire ispirati/quasi rubati da Elvis Costello&The Attractions, ma direi che questa ispirazione è molto meno evidente negli ultimi tre dischi.

Il pezzo Living Thing è la vostra personale miscela di musica afro e cantato pop. Non mi sorprende che Kanye West si sia innamorato di voi fino a portarvi con lui sul palco. Nothing To Worry About, infatti, è un numero pop che mescola cori da giardino d'infanzia con il tuo cantato, reminiscente di John Lennon... direi che è geniale! Inoltre avete collaborato con l'artista hip-hop canadese Drake. Quanto influisce la black music sul modo in cui scrivete le canzoni?

Amiamo ogni tipo di black music; negli ultimi cinque anni mi sono nutrito di vecchia musica oscura africana e brasiliana. Adoro anche funk, soul, reggae. John ama l'hip-hop. Tutto questo ha influito sul modo in cui arrangiamo i pezzi, sulle ritmiche e i beats. I gruppi bianchi di musica pop hanno sempre rubato grandi idee nere: basta ascoltare i Beatles o i Clash. Quindi è bello che Drake o West abbiano rubato qualcosa a noi.

"Sono un Picasso del periodo blu, inchiodato su un muro..." parlaci di questa gemma che parte a cappella per poi diventare un tossico crescendo pop... ho notato una certa ironia in alcune delle vostre canzoni. Quali temi esplorate più frequentemente e cosa si cela dietro l'ironia?

Picasso è un testo molto diverso dagli altri, ecco perché ne sono orgoglioso. Per la prima volta sono riuscito a creare una vera e propria storia/favola. La maggior parte dei pezzi si rifanno ad esperienze ed emozioni personali, ma questo è pura fantasia. Ovviamente l'ho scritta dopo aver visitato il museo a Barcellona, ed essermi accorto che questo quadro era un po' fuori contesto rispetto ai primi lavori e agli ultimi più famosi. E ovviamente c'è un legame tra il blu monocromatico del quadro, la sensazione triste (in inglese blue significa triste, malinconico, n.d.r) che evoca e il sentimento triste e solitario della canzone. Musicalmente parlando è una ballata rock'n'roll anni ‘50 che abbiamo modellato sui Young Marble Giants e sul Prince del primo periodo, per quanto riguarda il suono funk del basso. Onestamente non credo ci sia molta ironia nei nostri testi, più che altro giochi di parole e metafore, certamente, ma senza troppa ironia. Ci rifletterò su...

4 Out Of 5 presenta un crooning denso (come se fosse Smog infettato da Tricky) su uno space-sound à la TV on the Radio. Gli arrangiamenti sembrano molto più a fuoco su quest'ultimo album. Dicci perché il disco precedente, Seaside Rock, è stato strumentale (e che album strumentale!), nonostante voi scriviate canzoni pop.

Avremmo sempre voluto incidere un album strumentale. Dopo il tour di Writer's Block ci è sembrato il momento migliore per fermarci e tornare in studio con un progetto leggermente diverso; divertirci con riffs e melodie sperimentando in modi diversi. Credo che Living Thing sarebbe stato un album molto diverso, se prima non avessimo inciso Seaside Rock. È stato importante sorprendere noi stessi ed i fans. Volevamo che suonasse un po' come una sghemba orchestra scolastica, e intendevamo omaggiare i nostri villaggi natali nel nord della Svezia. Sono particolarmente soddisfatto del risultato e credo che quando sarò vecchio, forse diventerà il mio album preferito! È vero che su Living Thing abbiamo curato maggiormente gli arrangiamenti; avevamo il tempo ed i soldi per poter differenziare ogni pezzo, curandone i minimi dettagli.

A parte le influenze del passato, quali sono i vostri artisti preferiti sull'attuale scena musicale?

Oggi ascolto per lo più vecchie canzoni stridule, gospel e blues; ma mi piacciono artisti svedesi come Existens minimum, Anna Järvinen, El Perro Del Mar e Frida Hyvönen. Mi piacciono molto gli ultimi album di Papercuts e Vetiver e quello dell'anno scorso di David Byrne e Brian Eno. Anche roba come M. Ward e Animal Collective.

Negli scorsi numeri abbiamo intervistato Billie the Vision and The Dancers e recensito l'ultimo dei Wildbirds and Peacedrums. Gli Shout Out Louds sono un'altra band svedese e il bassista ha curato l'animazione del video di Young Folks. La Svezia produce una marea di ottime bands. Puoi descrivere la scena musicale nel vostro paese?

Al momento la scena è particolarmente creativa. Penso che quando alcuni gruppi hanno successo, ispirano altri a darsi da fare. Ma gli svedesi sono sempre stati interessati alla musica pop e veloci ad assimilare nuove sonorità. La scena è molto diversificata ed eclettica. È incredibile per un paese così piccolo; credo che sia il terzo per produzione ed esportazione di pop in lingua inglese, dopo USA e Gran Bretagna. E l'intera nazione è meno popolata di New York City! È curioso il fatto che la maggior parte degli artisti più popolari in Svezia vengano ignorati nel resto del mondo, mentre i più gettonati all'estero restano sconosciuti in Svezia.

Tobia D'Onofrio

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