| ELÈUTHERA | ||||
|
|
La cultura libertaria è una dimensione drammatica, in bilico precario tra la bellezza dell’utopia concreta e lo strazio della realtà immodificabile. Più di altri contesti di critica, necèssita di una cura attenta che la custodisca solida e instancabile, perché il suo sguardo d’affondo non ceda alla constatazione mortificante di una contemporaneità ormai avviata verso la catastrofe finale. Alimentare quello sguardo, renderlo sempre più penetrante, vivificarne la sua affilatezza:queste le finalità dei libri proposti da Elèuthera, che sono armi di percezione dell’andamento reale dell’umanità.
A differenza di tanti altri piccoli editori, voi volete restare tali, per cui non ambite ad alcun salto nella produzione editoriale più vasta e diffusa. Un atto di coerenza ostinata, il vostro, contro gli imperativi del mercato del settore. Come si traduce, questa intenzione, nella quotidianità di una realtà che deve comunque sopravvivere? Elèuthera continua a pubblicare (pochi) libri e non a “produrre” libri, questa intanto la scelta. Il mercato ci sembra un luogo paradossale, un nonluogo per dirla à la Marc Augé, nel quale riusciamo comunque a occuparci di progetti che ci interessano, che seguiamo in modo collettivo confrontandoci costantemente pur nelle differenze e nelle diversità dei singoli componenti del collettivo. La vostra nascita e la vostra evoluzione sono strettamente legate alle attività del Centro Studi Libertari e dell’Archivio Giuseppe Pinelli. È una sinergia importante, reciprocamente osmotica… Il Centro Studi Libertari e l’archivio Pinelli rappresentano il tempo che ci attraversa e che ci permette di essere oggi ciò che siamo. La relazione con quella storia determina le nostre scelte quotidiane. Quindi, anche quelle editoriali. L’archivio raccoglie la memoria di molta storia libertaria, sistematizzata e quindi messa a disposizione di tutti, per lo studio come per l’approfondimento dello spirito e del pensiero libertario. Quelle pubblicazioni hanno formato il nostro pensiero, sono le idee che ci proponiamo di realizzare nel nostro “spazio”. Molto attenti alla cultura materiale resistente, siete tra le poche realtà che dedicano dei percorsi di lettura specifici all’arte culinaria e all’espressione erotica, permeando entrambi i contesti con ricerche di sostanza. La volontà di cambiare il mondo passa anche per la liberazione del gusto e del desiderio… Il libero pensiero è un’etica, e dunque non ha ambiti specifici, è una condizione umana. Alcuni dei libri che abbiamo pubblicato negli anni, parlavano di ambiti specifici come la cucina o l’espressione erotica, ma dal tema scelto si analizza sempre la relazione dell’uomo con il (suo) mondo: alcuni esempi, dalle provocazioni di Luigi Veronelli sulla cucina, in cui – come nel pensiero – è “Vietato vietare”; agli itinerari liber(tin)i della “Guida erotica al Louvre”; fino a una delle ultime pubblicazioni “Ricette scorrette” di Andrea Perin, dove la cucina diviene spazio di condivisione e creazione, di métissage antropologico e quindi di incontro tra individualità e culture. Riservate molta attenzione anche alle derive della scienza, alle pratiche di manipolazione e invasione che rischiano di recludere sempre più l’esistenza umana… Ciò che ci interessa è la relazione tra pratiche di dominio e forme di Potere, compreso quindi anche quello della Scienza, che a volte si struttura come religione, altre volte segue le logiche di comodo che l’epoca comanda, in questo momento storico, con l’Economia. Tra i vostri autori, un maestro della letteratura americana come Kurt Vonnegut, scomparso da pochi anni, e uno dei più noti linguisti e pensatori viventi come Noam Chomsky. Entrambi possono contare sull’attenzione dell’editoria più commerciale. Perché pubblicarli anche con Elèuthera, che in genere abbraccia opere perseguitate ed escluse, e di più complessa diffusione? Perché entrambi sono autori del pensiero libertario, che quindi potevano “reggere” molto bene nel nostro, pur “di nicchia” e selezionato, catalogo. Nel catalogo più recente compare una conversazione con un personaggio indiscutibilmente dotato di pensiero critico, legato però al contesto dello star-system televisivo: Morgan. Un libro dedicato al percorso di un’artista anarchico, eppure inserito in una dimensione tutt’altro che libertaria, non toglie nulla alla vostra coerenza? In quel caso ci interessava approfondire il legame tra artista e tematiche, in qualche modo, libertarie. Il libro – in forma di dialogo - ha il merito, anche discutibile, di mettere in discussione molti preconcetti, senza sconti per nessuno. Oltre a parlare ovviamente di musica, della libertà dell’atto creativo, di personaggi della tradizione musicale anarchica come Fabrizio De André, o artisti individualisti come Luigi Tenco. Il progetto editoriale poi era nato ben prima del successo “mediatico” di Morgan. Nel libro si parla certamente, nell’ultima parte, della mediamacchina dello spettacolo. Se ne discute apertamente, anche in maniera auto-critica, cosciente. Dello star-system, inteso come spazio della realtà moderna, un sistema dove si può entrare proprio per scompaginare, come i diavoli di Bulgakov… Concludiamo con dei consigli di lettura: una vostra novità assoluta e una ristampa… Come novità: “Spagna 1936. L’utopia e la storia”, un cofanetto composto da un dvd che propone immagini originali dell’epoca, con un testo di Pino Cacucci e le voci narranti di Paolo Rossi e Francesca Gatto, e dal libro “Anarchia e potere nella guerra civile spagnola” di Claudio Venza. Come ristampa: “Incontri libertari”, antologia di Simone Weil, a cura di Maurizio Zani, riproposta nel centenario della nascita della filosofa francese. Stefania Ricchiuto
|






