L’INCHIESTA NASCE DALLA CURIOSITÀ
Scritto da Valeria Blanco    Mercoledì 04 Novembre 2009 16:03    PDF Stampa E-mail
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Quando si parla di buona televisione si cita sempre Report, la trasmissione di inchiesta di Rai Tre condotta e coordinata da Milena Gabanelli.
La giornalista nel 1991 abbandona la troupe e inizia a lavorare da sola con la sua videocamera. Inizia a insegnare video giornalismo nelle scuole. “Ho iniziato per caso, con una collaborazione a Rai3 nel 1981. Un passettino alla volta, ho accumulato esperienza in una direzione che già da allora mi era ben chiara”.
È difficile continuare a fare inchiesta in Italia. Report quest’anno ha rischiato, tra l’altro, di non avere la tutela legale. “Togliere la tutela legale, in un Paese come l’Italia, vuol dire che il giornalismo d’inchiesta non si fa più. Mi spiego meglio: nel nostro Paese si possono intentare cause civili per diffamazione anche in assenza del fatto diffamatorio. Ciò significa che si fanno richieste di risarcimento danni miliardarie solo per intimidire. In altri Paesi ciò non accade, perché chi intenta la causa per soli scopi intimidatori poi rischia, a sua volta, una sanzione per lite temeraria”.
Report ha tredici anni di vita e molte querele alle spalle. “Sono in corso una trentina di processi. In tanti anni di trasmissione, però, le cause penali si sono sempre concluse con sentenza di assoluzione o archiviazione. Sul piano civile, invece, finora abbiamo avuto solo una condanna alla quale abbiamo presentato ricorso”.
Le inchieste di Report sono serie e articolate, spesso durano anche mesi. “L’inchiesta nasce da una curiosità, da una documentazione, da fatti di cui siamo a conoscenza che poi si vanno ad approfondire. In media, realizzare un’inchiesta richiede tre o quattro mesi, a volte anche un anno. Insieme al direttore di Rai3 io mi occupo di indirizzare, supervisionare e coordinare i collaboratori. E, ovviamente, conduco”.
Spesso dai servizi di Report si riceve una spinta per cambiare le cose. “Quasi tutte le inchieste hanno conseguenze, se non altro perché qualche milione di persone che prima non sapeva una cosa, poi la sa. I cambiamenti veri, però, possono arrivare solo col mutamento dei comportamenti dei cittadini. Occorre cambiare i modelli di riferimento. Quando la classe dirigente è composta in gran parte da persone che agiscono nell’interesse personale e non per servire quello generale, o da persone incompetenti che invece di essere mandate a casa fanno carriera, è difficile sviluppare una cultura “morale”, in cui sia chiaro il confine fra ciò che è lecito e ciò che non lo è”.
Non tutto però in Italia non funziona. “Abbiamo un modello di servizio sanitario pubblico che ci invidiano nel mondo. Lo dimostrano quelle regioni dove le cose funzionano perché i dirigenti  sono scelti in base al merito e non con criteri clientelari. Certo, anche qui ci sono casi in cui la politica cerca di esercitare malamente il controllo”.
Milena Gabanelli è anche un’attenta telespettatrice. “Si è portati a pensare che io guardi solo programmi impegnati, d’informazione. Non è vero: in tv guardo un po’ di tutto. Tutto quello che mi diverte e mi coinvolge, basta che sia ben fatto”.
Valeria Blanco
 

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