MARIO DESIATI
Scritto da Gabriella Morelli    Martedì 13 Ottobre 2009 10:32    PDF Stampa E-mail
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La Fandango Libri nasce nel 1999 dalla Fandango Produzioni Cinematografiche. Da allora la casa editrice ha pubblicato oltre cento titoli, prestando grande attenzione anche alla loro grafica. Numerose le collane: Mine Vaganti di narrativa, Documenti di saggistica e la collana principale Fandango Libri che accoglie generi diversi tra cui anche poesia e teatro. Nel 2005 Fandango Libri si rinnova con un assetto unico nell’ambito editoriale. Oltre a Domenico Procacci, tra i soci si annoverano gli scrittori Alessandro Baricco, Carlo Lucarelli, Edoardo Nesi, Sandro Veronesi e la sceneggiatrice Laura Paolucci.  Prima che una casa editrice, la Fandango  è un’idea, un progetto culturale. Ne parliamo con Mario Desiati, scrittore e direttore editoriale di Fandango Libri.

Partiamo dalla tua esperienza, dal tuo percorso editoriale. In sintesi dalle riviste letterarie, al lavoro come consulente editoriale, dalla Mondadori alla Fandango in veste di direttore editoriale.
Le riviste letterarie sono una palestra eccezionale per gli scrittori affermarti e un buon campionato primavera per gli aspiranti scrittori. Mondadori e Fandango sono due mondi molto diversi, Mondadori è una grande azienda dove i ruoli sono ben definiti, Fandango è una factory e in Italia forse è l’unico caso in cui un’azienda si mischiano le diverse arti dalla letteratura al cinema passando per la musica.

Il tuo ruolo ti porterà a decidere strategie editoriali e creative all’interno della Fandango. Negli anni hai maturato una profonda comprensione e una diretta conoscenza della complessità dell’attuale sistema dell’editoria. In che direzione e quali le scelte e le novità che, a tuo parere, saranno determinanti nella tua gestione editoriale?
Valorizzare la nostra letteratura e la voce degli scrittori italiani, sia gli esordienti, sia quelli che non hanno avuto la giusta attenzione editoriale. E poi storie che raccontino questo paese che viviamo. L’anno scorso è nata Galleria Fandango, una collana di narrativa italiana proprio con queste finalità.

Restando alle vostre collane: molte le cose attualmente in catalogo, qualche anticipazione per questo inverno?
Ci saranno in primavera diversi libri italiani tra cui un romanzo sulle periferie imbiancate dalla coca e uno sotto forma di memoir familiare molto originale.

C’è un nuovo modo di conoscere e lanciare libri attraverso il linguaggio cinematografico: il book trailer. Cosa ne pensi?
Per adesso su questo mezzo di promozione non ci sono dati certi. Certo in rete un libro con un booktrailer ha più appeal, ma non necessariamente più lettori.

In internet c’è una grande vivacità rispetto al mondo della letteratura e dello “scrivere”. Ci sono discussioni, critiche, recensioni. È possibile auto prodursi, esistono riviste letterarie e blog. Come vedi questo fenomeno? Si può parlare di una nuova società letteraria/spontanea  on-line?
Si. È un grande territorio dove c’è anche la possibilità di sperimentare e di scoprire nuove voci.

Essendo uno scrittore, tu hai anche un rapporto diretto coi lettori. Come è cambiato, se è cambiato, il pubblico dei lettori in questi anni? Sono ancora i lettori a determinare il successo dei libri?
Esistono lettori e consumatori di libri che magari comprano senza leggere o leggono solo un genere. L’età dei consumatori è più bassa (fenomeno Harry Potter, Moccia, Vampiri), i lettori forti restano sempre le donne dai quarant’anni in su. I libri hanno successo se escono da queste due fette di mercato.

Quanto invece influiscono le nuove figure degli editor o dei manager nell’editoria?
Sui libri che pubblicano tantissimo. Sul loro successo niente.

La narrativa vive una stagione interessante. Ci sono libri di resistenza e impegno civile che fotografano anche le realtà più dure e diventano bestseller. E c’è una letteratura che invece si traduce solo in intrattenimento. Guardando al futuro, qual è la tua opinione? I libri possono migliorarci ed essere davvero motore di cambiamento o saranno sempre di più prodotti e pubblicizzati come una qualunque merce?
Se non esistessero libri che cambiano il mondo e le nostre vite la letteratura non esisterebbe.

Tra la generazione di scrittori trentenni, alcuni tra gli esponenti più interessanti viene dal Sud. In particolare c’è una Puglia, paradigma dell’Italia presente, che affida agli scrittori il compito di narrare il suo tempo, di mostrarne ferite e rimedi. Voci  di autori che, da luoghi diversi della nostra regione, tracciano uno scenario di un  futuro che sempre più spesso sembra ancora troppo in là. Qual è, a tuo parere, il registro più efficace per rappresentare questo territorio?
Un registro che tenga conto delle contraddizioni, lontano dal folclore, ma con le tradizioni nel cuore, lontano dalle mode, ma con una lingua adeguata al proprio tempo.

Come immagini la Puglia del futuro?
Spero più giovane e senza centrali nucleari.

Qual è il tuo rapporto con la musica?
Sono un bruto. Ballavo la peggiore commerciale negli anni Novanta facendomi anche cento chilometri di autostop tra andata e ritorno. Oggi ascolto solo musica elettronica, ma lo dico perché fa molto chic dirlo.
Gabriella Morelli
 

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