PIERFRANCESCO PACODA
Scritto da Ennio Ciotta    Martedì 13 Ottobre 2009 09:58    PDF Stampa E-mail
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La musica è il linguaggio per eccellenza delle culture giovanili. È diventata espressione del loro modo di essere e di conseguenza del loro modo di vivere. Nelle metropoli - e non solo - l’appartenenza a un gruppo basato sulle radici e sulla tradizione conta sempre meno: i ragazzi fondano la loro identità proprio sui suoni di cui si circondano. Quegli stessi suoni che non sono più semplici canzoni, ma generano linguaggio, abbigliamento, consumi. Quello, insomma, che viene definito “stile di vita”. I capitoli che compongono La rivolta dello stile - saggio pensato a quattro mani da Ted Polhemus, sociologo, antropologo, mass-mediologo americano, e dal critico musicale e saggista Pierfrancesco Pacoda, edito da Alet nella collana Diorami , sono dedicati ai diversi aspetti del lifestyle contemporaneo, un’analisi della cultura e dei consumi visti attraverso la loro relazione con la musica. Il libro, prefato da Renzo Rosso, è illustrato dalle immagini di Doriano Zunino, che ricostruiscono l’evoluzione dei generi e del loro rapporto con la moda. Abbiamo intervistato Pierfrancesco Pacoda che presenterà il libro al Fondo Verri di Lecce venerdì 9 ottobre (ore 21.00) nell’ambito della Poesia nei Jukebox.

Innanzitutto vorrei sapere quanto la musica ha cambiato il tuo stile di vita.
La musica mi ha fatto capire, più di quasi altra espressione artistica, che la molteplicità delle esperienze, la scoperta, lo stupore di fronte al nuovo sono la maniera migliore per sviluppare il proprio arricchimento culturale. Non finire mai, dunque, di esplorare, in luoghi inaccessibili, come tra i risvolti dei posti dove abitiamo.

L’abito fa il monaco?
No, l’abito no fa più il monaco. Viviamo in un universo dominato da quello che Ted Polhemus definisce Il Supermarket dello Stile, e ogni influenza, ogni attimo della nostra vita entra a far parte del nostro stile. Non è più possibile definire un gruppo in base al sua immagine. Tutto cambia a velocità vorticosa, postmoderna, la continua sovrapposizione tra le radici ed il futuro è il vero ‘abito’ dei nostri tempi.

In questo momento, secondo te, qual è il suono del Salento?
Come per ogni area ‘evoluta’ del pianeta, il Salento è rappresentato da suoni diversi, se dovessi fare qualche nome, il post folk dei Mascarimirì, l’elettronica ascetica di Populous, l’ansia urbana di Congorock. Il Salento è un esempio unico in Italia e non solo, è un ibrido eccezionale il cui tratto d’unione principale può essere la lingua, intesa proprio come linguaggio. Il salento può essere considerato il vero simbolo della Rivolta dello Stile, luogo di contaminazioni, storicamente terra di mezzo, luogo di incontro e scontro di civiltà e culture,luogo di nascita di una nuova identità ibrida, lontana dai riflettori del centro, della scena mainstream, che grazie alle sue caratteristiche di “paesone” riesce a gestire al meglio l’impulso della creatività, esattamente come è successo a New York negli anni settanta, quando proprio da quartieri periferici ed apparentemente addormentati, quella falsa tranquillità darà vita al rock d’avanguardia. Parliamo di una calma utile e necessaria per reinterpretare la realtà, esattamente come fanno i dj, che remixano i suoni. La parola Glocal, sintesi di Global e Local significa proprio questo, cioè che ogni realtà racconta casa sua.

Prendendo in considerazione ciò che hai scritto sul libro, esiste secondo te un filo rosso che unisce il suono e lo stile di Londra, la Giamaica, Berlino, Barcellona...
Si, il filo esiste ed è la conseguenza più bella della rilettura, della trasformazione delle geografie. Non viviamo più in una realtà dove la cultura giovanile è anglocentrica, come per decenni è successo con il rock. I fili si intrecciano, le esperienze si mescolano, ed il Raval di Barcellona, Kreutzberg a Berlino, Bethnal Green a Londra, il Salento, i Balcani irrompono finalmente sulla mappa.

Come mai hai scritto questo libro insieme a Ted Polhemus
Innanzitutto perchè siamo amici da molti anni, abbiamo avuto modo di tenere alcune lezioni insieme al Dams di Bologna. I nostri sono due punti di vista differenti sullo stesso tema. Da un lato il punto di vista storico di Ted, che da bravo antropologo analizza l’irruzione della parola giovane nel linguaggio, dall’altro lato il mio punto di vista, strettamente geografico. In poche parole due libri separati con un’unica storia.

Consigliaci un disco, un libro, un evento.
Com’è difficile indicare un solo oggetto. Tra le cose uscite di recente,The Liberty of Norton Folgate, il disco del ritorno dei Madness; Goodbye Logo (brutta traduzione in italiano di Bonfire of the Brands) di Neil Boorman, un libro passato inosservato ma più incisivo di No Logo; l’Exit Festival a Novi Sad in Serbia, il più bel festival musicale del mondo.
Ennio Ciotta
 

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