ENRICO BRIZZI
Scritto da Osvaldo Piliego    Lunedì 12 Ottobre 2009 16:28    PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 
Enrico Brizzi è sicuramente uno di quegli scrittori baciati dalla musica. grazie a lei, o meglio anche grazie a lei, è diventato una rock star della letteratura, intraprendendo una lunga carriera che di musica si è sempre nutrita e che oggi ci presenta uno scrittore maturo.

La tua storia di scrittore nasce con la musica o anche attraverso di lei, i tuoi libri sono pieni di riferimenti musicali, al punto che ad ognuno accompagni una guida all’ascolto. La musica è la colonna sonora della tua vita, in particolare il rock. Prima di parlare di scrittura, parlami di come hai scoperto la musica.
Il mio primo contatto con la musica non lo ricordo, ma suppongo si trattasse di ninnananne e filastrocche cantate. La sensazione di potercisi immergere dentro, e impiegarla per colorare la tua vita, è poco più tarda: fine anni Settanta, casa di mia nonna. Io sono sveglio da ore, mio zio studente universitario area Democrazia Proletaria sorge dal letto a sole già alto, si piazza davanti al caffelatte in mutande e accende la radio: chitarre elettriche, cori, Led Zeppelin, fragore di tuoni, Clash, un tizio chiamato addirittura Frank Zappa.
A stomaco vuoto, prima dei sei anni, iniziato dal mio zio idolo in mutande.

La tua scrittura si è evoluta negli anni, è cambiata nei temi. Con lei anche i tuoi ascolti?
Vorrei dirti di sì, ma non è vero: ascolto la stessa musica del vecchio Alex (non i Tesla, però) e molta altra che all’epoca non era stata incisa… Sempre, però, secondo una linea ideale che mi proietta molto lontano dal mondo della musica classica e del pop commerciale. Credo sia un difetto, ma non il mio più grave.

Musica e scrittura sono modalità espressive che si fondono, sovrappongono, convivono nella tua produzione. Ci parli della tua esperienza sul palco?
È bello restituire alle storie che ti sono venute in visita e hai raccontato in un libro la potenza selvaggia della prima apparizione.
Quando riesco a trovare una band comprensiva e agile nel songwriting, appare naturale costruire uno spettacolo di reading rock n roll: il primo fu nella stagione 96-97 con Bastogne (sul palco con me i fiorentini De Glaen, nome collettivo Sub-booteo Experience), e alla prima data al Tunnel di Milano ero più o meno paralizzato. Poi capisci che devi essere semplicemente te stesso, e diventa molto divertente.

I tuoi ultimi libri sembrano invocare il silenzio più che la frenesia rock dei primi romanzi, il ritmo predilige la pausa, la lentezza. Il cammino, questa sorta di pellegrinaggio che racconti nei due ultimi romanzi, è metafora o ricerca?
Ho vissuto intensamente i miei vent’anni, così ora non ho rimpianti giovanilisti.
Non rinnegherò un metro del cammino percorso, ma resta il fatto che a vent’anni ero un ragazzo di qualche talento e grandi appetiti, mentre ora sono uno scrittore, un marito e un padre.
La curiosità e la resistenza fisica per fortuna sono identiche, e non posso farci niente se una volta le mettevo alla prova in un rave party, e ora invece chiedono di condurmi sulle orme degli antichi.
Ora più che mai, io credo, si tratta di meditare il verso secondo il quale “La rivoluzione comincia davanti allo specchio”.

L’altro nome del rock è un libro in cui è rappresentata la musica che vive all’ombra, quella dei rimpianti, quella intrisa di nostalgia. Segno che la musica da raccontare non è solo quella fatta di lustrini, groupies e folle oceaniche… o cosa?
Per me è stato importante conoscere i personaggi che popolavano poster e adesivi della mia cameretta di ragazzino.
Credevo vivessero esistenze dorate, ma era vero solo per uno di loro; altri cinque o sei vivevano agiatamente della propria musica, ma conducevano esistenze tranquille, raccolte, poetiche e tutt’altro che clamorose; tutti gli altri erano ex.
Ed è stato proprio dai racconti degli “ex”, dai fenomeni di un’estate piombati nel dimenticatoio, che ho compreso cosa significhi davvero amare la propria musica, e quale trappola sia insita nell’innalzare dei ventenni sui palchi maggiori, senza seconde possibilità in caso di fallimento.

Anni fa eri una rockstar della letteratura, ora sei uno scrittore affermato, cosa è cambiato?
Le domande che mi fanno nelle interviste!

Questo numero del nostro giornale è intitolato “la poesia nei jukebox”, frase che Ginsberg esclamò ascoltando in radio Bob Dylan. Cosa ne pensi del rapporto che i musicisti hanno con la scrittura e che alcuni poeti e romanzieri hanno con la musica. Quali musicisti leggi e quali scrittori ascolti?

Ultimamente ho ascoltato e letto Clementi, Pedrini e Brondi, tre gentiluomini che gravitano dalle mie parti e coi quali mi compiacerò di confrontarmi anche in futuro. Senza dimenticare, appena dietro l’Appennino, il tosco Fiumani.
.
Quali sono i cinque romanzi più musicali che hai letto?
I vagabondi del Dharma (da leggere ascoltando i Kula Shaker); I Diari del basket (The Byrds); Guerra e pace (Gogol Bordello); American psycho (Jane’s addiction); Congratulazioni hai appena incontrato l’intercity firm (Chemical Brothers).

E i cinque dischi più letterari?
Il white album e buona parte dei concept album degli anni ’70 sono letterari quanto buoni racconti messi in musica. Per restare ai decenni nostri, mi sembrano ottime storie tanto Patriots di Battiato quanto The message di Grandmaster Flash. In Italia mi piace la scrittura di Fiumani e di Godano, dei MartaSuiTubi e dei Baustelle, ma anche le rime (non sempre le idee) di Caparezza.
Osvaldo Piliego
 

Contatti

Soc. Coop. CoolClub a r.l.
Sede Legale: P.tta Montale 1
Sede Operativa: Piazza Baglivi 10
73100 Lecce
Tel/Fax: 0832303707
E-mail: redazione@coolclub.it
P.IVA: 03790750750
Testata iscritta al registro della stampa del tribunale di Lecce il 15.01.2004 al n. 844

Chi Siamo

La Cooperativa CoolClub nasce nel 2004 per dare stabilità, continuità e sostanza al lavoro svolto negli ultimi anni dall’omonima associazione culturale.Continua...


 

Social & RSS

Facebook CoolClub
Myspace CoolCLub
Editoriali
News