THE ZEN CIRCUS
Scritto da Osvaldo Piliego    Venerdì 09 Ottobre 2009 16:10    PDF Stampa E-mail
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Dopo anni di militanza nel panorama indie con il loro folk punk di matrice Violent femmes gli Zen Circus fanno il salto con questo disco che ha tutti i contorni di un concept album sull’Italia. Scelgono di cantare in italiano e non risparmiano nessuno con una sana dose di ironia e cinismo. Il prossimo 8 maggio saranno all'istanbul Cafè di squinzano per la rassegna KeepCool organizzata dalla cooperativa CoolClub.

Per essere il vostro primo disco italiano, direi che cominciate con un titolo che è tutto un programma. Andate tutti affanculo è una di quelle espressioni che nel suo essere diretta nasconde in realtà molti significati (almeno mi sembra di cogliere questo ascoltando i nuovi brani). È punk, nichilista, cos’è?
Non siamo un gruppo nichilista, ma siamo cresciuti tutti e tre con il punk. Puoi considerarlo un titolo puerile oppure di cattivo gusto, e sappiamo già che verrà completamente travisato.
Con questo disco volevamo fare un ritratto del bel paese, il meno sognante possibile, un commento aperto all’Italia di oggi, con i suoi rituali borghesi, le sue liturgie, le sue maschere liberiste,una realtà dove ti viene costantemente venduto il sogno di essere il vincente, sempre e ovunque, mettendola nel culo a chiunque, ma col sorriso. Questo disco è il nostro piccolo giudizio sul paese a forma di scarpa. Tutto questo chiaramente filtrato dall’ironia e dal giusta forza del dissacrare.Non abbiamo la verità in tasca e nemmeno vogliamo averla.

Cosa c’è di Italiano, a parte la lingua intendo, in questo album?
Per la prima volta nella nostra storia abbiamo attinto quasi completamente dall’Italia, nazione popolo e vita. Abbiamo girato questo paese molte volte, lo abbiamo scoperto piano piano, data dopo data,nei suoi immensi difetti, ma anche nei suoi numerosi pregi. Le canzoni di questo disco sono dieci storie, esperienze personali e storie di personaggi di provincia della nostra piccola Italia.

Quello che emerge dal disco è una visione cinica, ma anche ironica del periodo che viviamo, in generale amara. È un momento in cui anche la musica rock indipendente in Italia prende della posizioni, o per lo meno offre delle visioni del mondo, cosa che fino a poco tempo fa era rara. Credi sia un impulso a reagire o cosa?
Sinceramente anche io sto notando questa tendenza in molti gruppi italiani e mi fa molto piacere, soprattutto perché non c’è il classico tuffo a bomba nel politico che spesso cade nel ridicolo.
Amiamo tutti e tre molto i testi del Teatro degli orrori che a nostra opinione danno una bellissima e spietata visione del periodo odierno. Spesso il meglio viene fuori quando si è sotto pressione e schiacciati. In un periodo di totale sottomissione come questo in Italia, di mancanza di luce alla fine del tunnel, l’unica cosa che rimane da fare è reagire. L’impulso a reagire in molti gruppi c’è, per fortuna.

Non posso non chiederti della vostra amicizia con Brian Ritchie (Violent Femmes). Ti va di raccontarci com’è andata?
Un gruppo di nostri amici andò a vedere i Violent Femmes a Dublino e diede a Brian il nostro cd Nello Scarpellini. Quando nel 2006 aprimmo il concerto dei Violent Femmes a Bologna, a fine serata dietro il palco incontrammo Brian,che incredibilmente ci riconobbe. Aveva ascoltato il nostro disco, gli era piaciuto. Ci chiese se avevamo in cantiere un nuovo lavoro e si propose di produrlo. Quando volò dall’Australia a Ferrara per le registrazioni di Villa Inferno capimmo subito che non sarebbe stato solo un semplice produttore. Suonò nel 90% dei pezzi e coinvolse nel disco persone come Jerry Harrison dei Talking heads e Kim Deal dei Pixies. E a gennaio partì con noi per la prima parte del tour.

Voi siete spesso in tour, avete viaggiato moltissimo. I viaggi sono occasioni di incontri e gli incontri spesso fanno nascere amicizie e collaborazioni. Avete molti amici in Italia (e non) e spesso finiscono per far parte della vostra musica. Che rapporto avete con la “scena” nazionale? E con quella internazionale?
Abbiamo la fortuna di fare questo lavoro bellissimo che è il suonare e di essere costantemente in tour, incontrando cosi molte persone. Nei tour italiani come in quelli esteri, abbiamo trovato sempre personaggi bellissimi con cui condividere il palco e lo studio; da Fiona Burnett e Eugene Chadbourne, durante il tour australiano (nel quale ci accompagnava il grande Davide Toffolo) a Giorgio Canali, Federico Fiumani e i Lombroso in quello italiano, alle collaborazioni in studio con Nada, Jerry Harrison e Kim Deal. In questo caso veramente tutto il mondo è paese… ed in tutto il mondo c’è un palco.
Osvaldo Piliego


 

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