GIARDINI DI MIRO'
Scritto da Antonietta Rosato    Martedì 06 Ottobre 2009 12:14    PDF Stampa E-mail
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Ci sono casi in cui la musica supera se stessa, oltrepassa il genere trasformandosi in altre forme d’arte o più semplicemente fondendosi con loro. È così che la musica si sposa con le immagini e diventa colonna sonora, struttura stessa delle immagini e non solo commento. Succede poi che la musica possa riportare in vita immagini che il tempo aveva dimenticato. È successo ai Giardini di Mirò che con Il fuoco incarnano una nuova forma musicale della loro cangiante evoluzione all’insegna della sperimentazione. Il Fuoco è  un film del 1915. Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ne ha commissionato la sonorizzazione alla band emiliana. Adesso è un disco, il nuovo album dei Giardini di Mirò, una suite in tre movimenti (La Favilla, La Vampa e La Cenere) e dodici brani che ben traspongono in note la fasi della vita di un amore. Abbiamo parlato con Corrado Nuccini chitarra, voce e tra i fondatori della band.

Siete la dimostrazione che dopo il post c’è ancora qualcosa, già con il vostro precedente album avevate inforcato una direzione nuova, adesso, sembra essersi aperto per voi un nuovo percorso. Credi appartenga al normale evolversi delle cose, a un processo di ricerca o a tutte e due le cose?
Non so, solitamente non pensiamo a questo tipo di cose, proviamo a scrivere musica secondo il nostro modo di sentire le cose, poi tutto il resto sono ragionamenti posteriori, sarà per questo che si chiama post rock? Prima lo fai poi lo pensi...

La classificazione delle cose è irrimediabilmente parziale, nella vostra musica intervengono i risultati di molteplici ascolti e il contributo di personalità musicali diverse, come convivono e come si incrociano?
Siamo consapevoli che la diversità è un valore quindi cerchiamo di trovare, all’interno, nostre personalità, uno spazio comune dove produrre cose che ci rappresentino.

Il vostro ultimo lavoro supera la musica per abbracciare anche le immagini, come nasce questa esperienza e com’è stato lavorare a una colonna sonora?
Una bella esperienza che ha stimolato una parte del nostro immaginario che col disco prima s’era assopita, quella più profondamente scura e malinconica. Quella densa a notturna. La mia preferita. L’esperienza nasce con la richiesta da parte del museo del cinema di Torino di sonorizzare l’omonima pellicola, per un evento live che si è tenuto nel 2007 al cinema Massimo di Torino.

Essere i Giardini di Mirò in Italia è una responsabilità? Credi che ogni artista abbia una responsabilità rispetto il proprio pubblico o al contrario sia libero di creare senza pensare al dopo?
Parlare di responsabilità è eccessivo. Preferirei pensare che sia importante avere cura del proprio pubblico. Avere cura non significa però essere ciò che loro si aspettano, significa piuttosto fare del proprio meglio per essere all’altezza delle attenzioni e dell’interesse. Come si fa? Beh, questo non te lo dico, mica posso svelarti tutti i segreti! No?

Il Fuoco è un album frutto di un’esperienza nata da una proposta, legato a uno spettacolo che portate in giro. Arriverà un nuovo album dei Gdm in linea con Diving Opinions? State lavorando a delle “canzoni” o questa è la vostra nuova strada? La vostra musica avrà di nuovo “voce”?
Abbiamo già diversi pezzi nuovi, almeno una decina. Alcuni di questi li stiamo suonando e li suoneremo nei prossimo concerti. Uniscono i giardini di mirò di Dividing opinions con quelli de Il fuoco. Macedonia again.

Questo numero del giornale è dedicato alla musica che finisce nei libri, ai libri intrisi di musica, alle colonne sonore dei libri… più in genrale al rapporto tra letteratura e musica. Cosa ne pensi?
Sono assolutamente legati ad un nodo stretto. Musica e letteratura, suono e parola sono espressioni che si inseguono, si cercano e qualche volta si trovano.
Antonietta Rosato


 

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