| CARLO LUCARELLI | ||||
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Abbiamo incontrato Carlo Lucarelli a Soleto in occasione della prima Notte Noir del Salento. Carlo era l’ospite principale della serata e si esibiva in uno spettacolo dal vivo con i Radiodervish dove le parole dello scrittore, tratte dal suo ultimo romanzo L’ottava vibrazione si fondevano con i suoni dei Radiodervish creando un’atmosfera carica di suggestioni e di idee. Quello spettacolo rappresenta un po’ la realizzazione pratica di quello a cui dedicato questo numero di Coolclub.it, il rapporto tra la musica e la scrittura, la capacità di queste due arti di suggestionarsi a vicenda, di creare giochi e rimandi.
Ogni libro ha una colonna sonora sia per chi lo legge che per chi lo scrive. Alle volte coincidono alle volte divergono, ma quello che è certo è che anche la parola scritta, quando è di buon livello, è capace di rimandare il lettore a mondi lontani, ad atmosfere insolite, così come fa un disco, quando è un buon disco. A Lucarelli abbiamo chiesto che cosa ne pensa di tutto ciò, anche alla luce di questa sua collaborazione con i Radiodervish e del suo libro L’altra faccia della luna, da poco in libreria e dedicato ai misteri nel mondo della musica e dello spettacolo. Hai raccontato che mentre lavoravi al tuo ultimo libro la musica che ascoltavi è stata una componente fondamentale nel tuo lavoro e una fonte di ispirazione. Mentre scrivevo il mio ultimo romanzo, L’ottava vibrazione, ho ascoltato molta musica etnica. E questo ovviamente è normale, dato che stavo scrivendo un romanzo ambientato in Eritrea. Però non ascoltavo solo la musica del posto. Quello che cercavo era una musica che mi facesse pensare: “Sto andando lontano”, quindi ho ascoltato molta musica popolare, anche salentina, o per esempio i Radiodervish, con i quali ho avviato una vera e propria collaborazione senza che loro lo sapessero, nel senso che ho attinto alle loro suggestioni, alle loro atmosfere anche ai loro testi. Poi da qui è nato uno spettacolo che abbiamo portato in scena in un paio di belle occasioni e che spero possa proseguire e crescere.
È così per ogni libro che scrivi? Ogni libro ha la sua colonna sonora. Serve a darti suggestioni, idee, comunicarti atmosfere. Per Almost blue il discorso è stato leggermente diverso. Lì c’è una vera e proprio colonna sonora, che poi è più o meno quella del film. C’è ovviamente Almost blue di Costello, e poi c’è il jazz che ascolta uno dei personaggi e poi un paio di pezzi dei Nin Inch Nails, o il metal che ascolta un altro personaggio. Spesso quando scrivo ascolto anche musica che con me non c’entra niente. Per esempio quando ho lavorato a L’isola dell’angelo caduto, ambientato nel 1925, ascoltavo moltissima musica dodecafonica. Ho acquistato moltissimi dischi di Shoenberg e altri compositori contemporanei come se fossi un grande appassionato di quel genere, quando invece non lo sopporto e non lo ascolto, ma per quel romanzo avevo bisogno di quelle suggestioni. Come è nato il tuo libro sui misteri e i delitti del mondo della musica e dello spettacolo? L’altra faccia della luna raccoglie materiali preparati per XL e per Radio Dj. Si tratta, nel caso dei pezzi per XL, di racconti scritti in fretta dati i tempi di stampa di un mensile, mentre per il materiale per Radio DJ, addirittura sono pezzi nati per essere letti in radio. L’idea è venuta contemporaneamente a Linus di Radio Dj e ai redattori di XL. Mi hanno chiamato e mi hanno detto: “Senti, perché non prepari del materiale sul tipo di Blu Notte lavorando sui misteri del mondo della musica e dello spettacolo?” Poi ho raccolto tutto ed è nato questo libro che racconta belle storie. Storie belle da raccontare, perché ovviamente parliamo di personaggi eccezionali che si muovono nel mondo spietato dello spettacolo. Un mondo dove se non sei particolarmente equilibrato vieni stritolato. Ecco io racconto chi si è fatto stritolare. Non sono veri e propri misteri, sono più storie drammatiche, tragiche. Questo numero di Coolclub.it è dedicato al rapporto tra la musica e la scrittura anche da un punto di vista stilistico, di “mestiere”. Penso per esempio al ritmo che nella scrittura a mio avviso è una componente essenziale. Il rapporto tra musica e scrittura è strettissimo. L’affinità principale è il ritmo. Lo scrittore deve riuscire a far riconoscere al lettore il ritmo della sua scrittura che non è immediato come nella musica. La difficoltà dello scrivere sta proprio nel riuscire a mettere nella testa del lettore dei suoni che sono le parole. E con quei suoni creare suggestioni, atmosfere, rimandare ad altro. Il musicista lo fa con le note, ma in fondo il lavoro è lo stesso. Dario Goffredo
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