NEGRITA
Scritto da Dario Goffredo    Venerdì 24 Luglio 2009 11:05    PDF Stampa E-mail
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In occasione del loro concerto in Salento che si terrà al parco Gondar di Gallipoli il 12 agosto abbiamo parlato con Pau, voce dei Negrita. Da 15 anni sulla cresta dell'onda del rock italiano i Negrita, sono cresciuti, hanno viaggiato, sono cambiati ma restano la rock and roll band di sempre.

Negli ultimi due album (L'uomo sogna di volare, Helldorado) c'è un amore verso i sud del mondo (Brasile, Argentina) cosa è successo?
In realtà non ho mai saputo rispondere veramente a questa domanda, ci sono dei posti capaci toccarti l'anima, di aprire un "mondo" che non ti aspettavi esistesse. Sarà anche che noi toscani siamo in mezzo divisi tra nord e sud, come se non fossimo né carne, né pesce e che naturalmente siamo più attratti dal sud,
dove la musica ci porta. Al sud non ci sono filtri, le emozioni arrivano dirette. Al sud perché da sempre siamo dalla parte dei più deboli, con il nord manteniamo più che altro rapporti  che riguardano l'industria della musica.

Sempre restando al sud. Da anni sembra che i Negrita abbiano scelto il salento. Il video di Gioia infinita, l'amicizia con un altro salentino d'adozione (Roy Paci) la masseria Ospitale. Ce ne parli?
È un caso, credo che tutto ruoti un po' intorno al Barbacci che per primo ci ha parlato di questa masseria dove ragazzi giovani (Valeria e Oronzo) portavano avanti questo posto e questo progetto. Con Roy c'è da tempo un amicizia che mi piace definire rotonda perché non ha spigoli a cui attaccarsi. La masseria non è altro che un piccolo paradiso, molto importante perché è una specie di triangolino delle bermuda dal quale si è attratti e che invece di far sparire le cose come un buco nero è invece un buco di luce. In questi posti speciali resi tali dalle persone che li abitano è naturale che si crei scambio e che si produca come nel caso del video di Roy di cui sono ospite e del nostro in cui compare Roy.

Nel nuovo disco sembra ci sia una sensibilità nei confronti del mondo diversa, uno sguardo sociale, più un generale una maturità nei testi... cosa ne pensi?
Probabilmente si. Io ho sempre pensato ai Negrita come a una rock and roll band. questo per me significa avere la possibilità di spaziare di poter e parlare e raccontare di tutto. Puoi passare dal sociale al ludico, parlare di sesso, di sbornie raccontare tutto quello che vedi, che vivi, che ti interessa. Evidentemente a quarant'anni sentiamo la necessità di porre l'accento su cose diverse, e magari di porre l'accento su problemi nazionali e internazionali.

Siete esplosi con Cambio nel 94, cosa è cambiato da allora?
Nel 94 c'era un grande fermento intorno all'Ira (nostra etichetta dell'epoca) e nel panorama musicale italiano. Ricordo che fu proprio in quegli anni che cominciò la nostra amicizia con il salento, ricordo gli Nn e Ninfa che ci ospitò nella sua casa di san foca durante le nostre tappe in puglia. In quegli anni c'era a consapevolezza che esisteva una cultura altra, si faceva avanti l'idea di un rock nazionale, c'era un humus diffuso, molte scuole regionali... frutto del lavoro di gruppi Litfiba, Cccp, anche di Ligabue per alcuni versi.
In quel momento alcune major si interessarono a questi gruppi mettendo in un unico calderone gruppi molto diversi riuniti sotto la denominazione rock anche se di rock in alcuni casi non si trattava. Anche la stampa si interesso molto alla cosa e anche giornali insospettabili (Max ad esempio) dedicavano copertine ai gruppi indipendenti. Tutto questo ha avuto due tre anni di vita importanti, poi è morto mangiato dal mercato, lasciando la musica buona muoversi nell'underground, mentre le radio sono invase dai vincitori dei format televisivi. Noi in questo siamo stati sempre un po' puttane e credo che per fare rock and roll bisogna esserlo, vedi i rolling stones ...ehehe. Credo che questo ci ha permesso di rimanere sulla cresta dell'onda.

Come sarà il vostro live nel salento, come va il tour?
Insieme ad altre persone che insieme con noi hanno organizzato tutto il tour di questo inverno siamo partiti alla grande, la prima parte del tour ha registrato  ottimi risultati, molti sold out. Questa seconda tranche somiglia per alcuni versi alla fase invernale ma presenta anche delle novità in scaletta. La maggior parte del live è dedicata al nostro nuovo album Helldorado. Ovviamente non mancano i nostri classici. Il live sprigiona moltissima energia, si balla e si canta per due ore. Chi pensa di venire per assistere a un concerto come spettatore passivo si sbaglia, il nostro è un live fatto per creare un unione tra la gente il palco in cui il pubblico deve partecipare.
Dario Goffredo





 

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