| DENTE, UN CANTAUTORE DI POCHE PAROLE | ||||
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È di poche parole, Dente, non una in più del necessario. Prendere o lasciare. Essenziale e sintetico, e sempre efficace, esattamente come lo è nelle sue canzoni. Giuseppe Peveri, emiliano, trentacinque anni, raro caso di songwriter indipendente riuscito a insinuarsi anche nei circuiti più modaioli, con il quarto disco “Io tra di noi” (il secondo per la Ghost Recods, dopo “L’amore non è bello”) conferma tutto il suo talento di cantautore puro e continua a raccontare l’amore come un moderno, romantico poeta metropolitano. Senza mai perdere il gusto per quell’approccio ironico e disincantato che era stato il tratto distintivo dei suoi lavori precedenti.
Il perché non lo so, non sono cose che si calcolano. Per ora ho scritto di quello, nel futuro chissà.
Dentro questo disco c’è la tradizione della canzone d’autore italiana, e allo stesso tempo una forte modernità. Che genesi ha avuto? Questo era uno degli obbiettivi che ci eravamo preposti, fare un disco molto legato alla canzone italiana ma che non suonasse come un' esercizio di stile o un omaggio fine a se stesso. Volevo un disco del 2011 e non del 1978. Le canzoni sono state scritte nel corso degli ultimi due anni e con i miei musicisti e il produttore (Tommaso Colliva) abbiamo poi arrangiato e dato una direzione a queste canzoni.
Si parla spesso, negli ultimi anni, di ”rinascita” della canzone d’autore italiana. Che cosa ne pensi? Credo che oggi ci siano in giro alcuni bravissimi autori e che da un po' di tempo mancava proprio questo, gente in grado di scrivere canzoni che possano restare nel tempo.
È recente l’uscita di “Cosa volete sentire”, il libro di Minimum Fax che raccoglie scritti inediti di tredici cantautori della scena indie. Com’è stato cimentarsi con la scrittura narrativa? Una bella sfida per me che sono pigro e che scrivo pochissimo (infatti il racconto è molto breve). Sicuramente è un campo che mi attira e non escludo di scrivere altro.
È un esercizio che potresti pensare di ripetere in forma lunga? La storia della musica italiana è piena di cantautori che, a un certo punto del loro percorso, decidono di dare alle proprie visioni una forma temporale diversa rispetto a quella breve di una canzone. Non è nei programmi a breve termine. Scrivere un romanzo per un musicista è una sfida grande se non vuole puntare a vendere un libro ai propri fan e basta. Questo a me non interessa, se mai dovessi scrivere un libro vorrei che venisse apprezzato anche da chi non conosce la mia musica.
L’occasione della presentazione del libro a Firenze è stata anche quella dell’incontro su palco tra te, Dario Brunori (indimenticabili le vostre passate Prodezze Fuori Area!) e Andrea Appino degli Zen Circus per eseguire un brano di Lucio Dalla. In più, circolano in rete dei video con dei vostri siparietti molto divertenti. Che rapporto hai con loro? Siamo amici e quando ci vediamo ci divertiamo molto insieme, condividiamo lo stesso tipo di vita e forse è una delle cose che ci lega.
Un altro legame particolare è quello che ti lega a Gianluca De Rubertis de Il Genio, Enrico Gabrielli dei Calibro 35 e Federico Dragogna dei Ministri. Con loro hai messo su il gruppo Calamari, riconducibile ala scuola della canzone-cabaret milanese di Jannacci e Svampa. Puro divertimento o ci sarà un seguito, magari un disco? Abbiamo talmente tanto poco tempo per vederci che l'attività dei Calamari ha rallentato parecchio, ci sono progetti anche non prettamente musicali a cui stiamo lavorando ma siamo molto lenti e indisciplinati.
È noto che uno degli album da cui trai maggior ispirazione sia “Anima Latina”di Battisti; che il primo disco che hai comprato è un vinile dei Doors, e che, come molti di noi che eravamo adolescenti negli anni ‘90, hai frequentato il grunge di Nirvana e Pearl Jam. Come sono i tuoi ascolti, oggi? Oggi ascolto dischi vecchi, prevalentemente vecchi vinili comprati ai mercatini. C'è tanto da scoprire guardando indietro. Qual è il disco che proprio non può mancare in macchina durante gli spostamenti del tour? Chi di voi ha il controllo della radio? La radio la gestisce chi guida, che deve restare sveglio e concentrato. Lori Albanese
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