Caparezza
Scritto da Osvaldo Piliego    Giovedì 06 Luglio 2006 18:59    PDF Stampa E-mail
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Michele Salvemini, in arte Caparezza, è un pugliese doc. Molfetta, la sua patria, lo ha riaccolto dopo una fuga milanese ed è stata l'ispirazione per la nuova vita artistica del cantante che era nato con il nome di Miki Mix. Il 17 agosto sarà in concerto a Gallipoli nell'ambito dell'Hula Hoop festival, organizzato dalla Sold Out.

Da dove viene l'idea di Habemus capa, il tuo ultimo album. Caparezza guarda il mondo da una prospettiva nuova, quella del non vivente... è un modo per prendere le distanze per avere uno sguardo "al di sopra" delle parti?

Più che al di sopra delle parti, direi che vivo al di sotto delle parti. Tutto quello che è scritto in questo album suona come un epitaffio, perciò non rimane che chinare la testa e fare una preghierina di circostanza.

È difficile convivere con successi enormi, non ti svegli mai durante la notte con l'incubo di dover cantare Fuori dal tunnel alla festa dell'Unità di Palaggiano nel 2030?

La festa dell'Unità di Palaggiano è decisamente più interessante del party discotecaro estivo. Il mio incubo è cantare Fuori dal Tunnel tra i fighetti e le fighette cocainomani dei locali alla moda. Preferisco di gran lunga una serata di salsiccia, birra e gente che rutta.

A parte gli scherzi qual è stato il tuo approccio nella scrittura del nuovo disco?

Mi piace giocare con le parole e cerco di sorprendermi quando scrivo. Amo la lingua italiana e mi diverte usare termini che il T9 si rifiuta di riconoscere. In più vivo in un epoca che offre molti spunti, nel bene o nel male. Parlo anche di temi politici, e questo mi viene spesso rimproverato, soprattutto da chi vorrebbe che scrivessi canzoni estive che parlano di quanto è bello andare al mare ed abbronzarsi.

Sei ironico, critico, incazzato, divertente, ma anche impegnato, come vedi questo ruolo che ti hanno assegnato, ti senti una sorta di cantante di protesta moderno?

Il miscuglio di aggettivi usati per dipingermi è più o meno questo ma non credo di potermi identificare nel cantante di protesta. Mica protesto sempre io. Ok, anche con questa risposta sto protestando. Mi arrendo.

Definire la tua musica hiphop è un po' riduttivo, direi che si tratta di qualcosa più vicina la cross over, cosa ne pensi?

Se per cross-over intendiamo l'attraversamento dei generi, ci può stare. In realtà mi sento poco incline alle classificazioni, tanto che quando mi chiedono che genere faccio, ultimamente rispondo:"Genere musicale".

Questo numero del nostro giornale è dedicato alla gente di passaggio, tu sei pugliese, uno di quelli prima se ne è andato e poi è tornato...ce ne parli un po'?

Sono partito per Milano dopo aver vinto una borsa di studio per seguire un corso di art-director. Sono rimasto a Milano per circa 6 anni. A scuola ho incontrato un sacco di ragazzi di tutte le regioni d'Italia, ognuno con una passione differente, in vari campi artistici e culturali. Il fermento dell'Accademia di Comunicazione era tale che spesso gli amici di classe avevano molte più cose da insegnarmi, rispetto ai docenti. La mia passione era la musica, ma la affrontai col piede sbagliato, partorendo un orribile disco pop. Un anno di crisi e poi sono tornato a Molfetta, dove ho cominciato una nuova fase della mia vita, quella a cui ho dato il nome di "Caparezza".

Presto live anche nel Salento, una dimensione in cui dai il massimo, ci parli un po' del nuovo tour?

Il nuovo spettacolo è uno show. Rimangono tutti molto sorpresi dalla possibilità di unire il rap al teatro povero. Ci sono un sacco di oggetti di scena e un bel po' di trovate divertenti... Io mi diverto ogni sera.. Se va bene a me..

Cosa ascolta in questi giorni Caparezza? I dischi che girano più spesso nel tuo stereo...

Ascolto molta musica italiana. Qualche esempio: Amari, Zio Ematitos, Santo Trafficante, Lamadeus Cacusso, Truce Klan, Assalti Frontali, Uochi Toki, Rezophonic.

 

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