| LUIGI MARIANO, IRONICO MA SERIO | ||||
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Martedì 17 gennaio il Coffeandcigarettes di Lecce ospita il concerto del cantautore Luigi Mariano. "Ironico, ma serio. Intimista e pure impegnato (a non nascondere le proprie idee). Appena appena megalofobico. Profondamente allergico alle troppe "etichettature", musicali e non" si definisce. Il suo cd "Asincrono" è uscito circa un anno e mezzo fa.
Puoi delineare un primo bilancio? Sei al lavoro su un nuovo lavoro?
Dopo quasi vent’anni di scrittura di canzoni (la prima è del ‘91), avevo accumulato nel mio cassetto e PC molto materiale variegato, che però non avevo ancora trovato modo di far confluire in un CD ufficiale. Eppure la mia (parallela) attività “live” mi portava in giro, da vario tempo, non solo a Roma (dove vivo 8 mesi l’anno) o nel Salento (4 mesi l’anno), ma anche in tante altre regioni italiane: e tutti mi chiedevano un disco, a fine concerto. Finalmente ad aprile 2010 l’ho realizzato con un bravissimo produttore artistico romano, Alberto Lombardi: si chiama appunto “Asincrono”. Finora il bilancio non solo mi soddisfa, ma addirittura mi entusiasma: recensioni positive ed esaltanti su vari quotidiani nazionali, nonché su riviste specializzate; moltissime “ospitate” radiofoniche anche a Saxa Rubra o a via Asiago a “RadioRai” (l’ultima da Cristicchi a Radio2), aumento esponenziale della credibilità e della stima nell’ambiente degli addetti ai lavori; infine importanti premi o targhe in concorsi di una certa rilevanza, come il “Bindi”, il “Lunezia” e il “Daolio”. Non potevo chiedere di più. Ma ciò che più rende felici è l’affetto di chi ha comprato il disco e mi segue da anni nei concerti: è in assoluto il motore propulsivo più travolgente che ho. Ho già iniziato a scrivere canzoni per il prossimo CD, ma ora preferisco continuare a far conoscere “Asincrono” a tutti quelli che ancora lo ignorano.
Il tuo repertorio svaria tra brani impegnati, pezzi più "intimi" e ironici. Queste tre linee convivono tranquillamente? Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?
Al momento di scegliere sia il mio repertorio “live” e sia la scaletta del CD, mi sono presto accorto che, bene o male, lo stile dei miei brani ruotava tutto attorno ai tre generi da te sopra citati: ironia teatrale, impegno civile e intimismo. E mi sono anche reso conto che diventava talmente una “costante” ciclica, nei miei concerti o scalette, da non trasmettere affatto un messaggio dispersivo come si potrebbe credere (un rischio che mi avevano prospettato alcuni amici), ma anzi un marchio di fabbrica personale, persino rassicurante. Perciò ho del tutto tralasciato le sirene che mi inducevano a “decidermi” su quale strada prendere e che me ne suggerivano “solo una”. Macché! Le ho invece prese tutte e tre, contemporaneamente, e da anni! In fondo Silvestri o Cristicchi che fanno? Eppure restano riconoscibili. Ecco l’unica ambizione artistica “reale” cui aspirare: poter fare ciò che ci pare (dal blues al rock al melodico al reggae, alle rumbe eccetera) restando riconoscibili. Credo che gli artisti non vadano mai troppo ingabbiati. Detesto le etichette commerciali affibbiate per indirizzare le vendite o i target. Se un artista si fa amare dal suo pubblico o diventa credibile per la sua onestà e autenticità (penso alla sincerità del mio modello straniero di sempre, Bruce Springsteen), può affrontare qualsiasi stile o genere: sarà sempre rispettato. Le mie influenze sono comunque soprattutto italiane. Attingono ai grandi cantautori del passato (Bennato, Gaber, Rino Gaetano, De Gregori su tutti), ma cercando di riproporre qualcosa di più moderno e frizzante, perché non amo affatto i cantautori che annoiano. Amo spaziare e saltellare.Nel tuo CD ci sono molti ospiti che provengono da varie esperienze musicali. Ci racconti i tuoi incontri artistici? Con chi vorresti collaborare?
Una delle prerogative più affascinanti di questo “mestiere”, al di là delle emozioni che può dare il proprio pubblico quando ti concedi totalmente a lui, è di certo lo scambio artistico con i colleghi cantautori o musicisti, che arricchiscono e fanno crescere in modo inimmaginabile. Io poi detesto le chiusure e gli snobismi, e ho sempre cercato questo contatto con gli artisti, anche i più distanti da me, perché so bene che posso apprendere da chiunque, soprattutto da chi non mi somiglia artisticamente. I primi due bravissimi cantautori che ho conosciuto, quasi dieci anni fa, e di cui ora sono ormai buon amico, sono stati Pippo Pòllina e Simone Cristicchi. Non li vedo quanto vorrei, ma restiamo sempre in contatto mail o SMS e ogni volta che ci incrociamo (su un palco o in radio) è sempre una festa. Pippo poi, che ora vive a Zurigo, è per me un vero esempio di vita e di valori. Prima o poi cercherò di coinvolgerli in qualche mio CD, perché no! Successivamente, quando i miei “live” in giro sono aumentati, ho incontrato sulla mia via tutta una serie di “compagni di strada” con cui ho legato molto e, in certi casi, addirittura collaborato, facendoli partecipare al mio disco “Asincrono”: da Marilena Catapano a Francesco Spaggiari, da Michele Amadori a Luca Bussoletti, da Fabrizio Emigli ad Andrea Papetti, da Daniele Sarno ad Andrea Paglianti, da Federica Baioni a Chiara Morucci, da Frida Neri a Carmine Torchia. L’elenco è molto lungo e non si esaurisce certo qui, basta leggere il booklet del mio disco! Tra i cantautori salentini, ho un legame molto fraterno con Nicco Verrienti ed Andrea Epifani, ma sento molto spesso anche la pianista classica Valeria Vetruccio, nonché Francesca Romana Perrotta ed Evy Arnesano. Per non parlare della mia amicizia e collaborazione artistica (che dura da 25 anni!) col cabarettista neretino Andrea Baccassino, che spesso suona per me la tastiera e col quale a volte portiamo qua e là in giro anche un accorato “Omaggio al sig G”.
“Rai libera!” è un brano sempre attuale. Dov'è nata l'idea di dedicare un brano a Mamma Rai?
L’idea nacque in dieci minuti nel 2005, ma ora noto che ci avevo visto lungo, perché resta attuale. Fu una cosa di getto, quasi in inconscia contrapposizione goliardica alla canzone “Viva la RAI” di Renato Zero! E mai avrei pensato di inserire quest’inno di liberazione (che ho cantato un anno fa anche a viale Mazzini, durante una grossa manifestazione dei sindacati) addirittura in un disco. Se, dopo, ho finito col farlo è stato solo perché ho visto che dal vivo il brano funzionava, coinvolgeva e trascinava. E tutti me lo richiedevano in continuazione. Inoltre proprio i giornalisti RAI ne erano entusiasti, tanto che i gruppi “IndigneRAI” e “La RAI siamo noi” l’hanno eletto loro inno e lo mettono come sottofondo alle manifestazioni, l’ultima il 6 gennaio scorso. Anche Ernesto Bassignano (che conduceva su Radio 1 “Ho perso il trend”, trasmissione satirica di successo con Ezio Luzzi, al momento soppressa dopo anni) ha fatto suo quest’inno e mi chiama spesso a cantarlo assieme, nelle sue battaglie. L’ho scritto di pancia, volevo qualcosa di molto popolare e poco “pensato”, certo non poetico, ma ironico e duro al contempo, che attaccasse la pessima e atavica abitudine (molto italiana) di tutti i partiti politici, specie di governo, di spartirsi il servizio pubblico come fosse una torta, con l’implicito benestare degli elettori-telespettatori. E’ un’abitudine talmente radicata nella cultura italiana da risultare una cosa ovvia. Ma è la morte dell’informazione libera.
Il 17 sarai in concerto al CoffeeAndCigarettes. Che tipo di live ci dobbiamo aspettare?
Sarà un live acustico in duo, io alla chitarra e Pasquale Chirivì al basso. Credo che suonerò qualcosa anche al pianoforte. E’ l’ultimo del tour salentino di dicembre-gennaio, prima del mio rientro a Roma. Poi ci rivedremo ad aprile, quando tornerò per un mese intero. Il 17 gennaio suonerò buona parte delle canzoni del mio fortunato CD “Asincrono”, che sarà in vendita prima e dopo il concerto, e mi lancerò anima e corpo in appassionate cover italiane e straniere, da Bennato a Paolo Conte, da De Gregori a Gaber, dai Pink Floyd a Bob Dylan, da De André a Modugno. Chi volesse il mio CD può anche scrivermi a
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. Intanto vi aspetto al “Coffee&Cigarettes”, martedì prossimo. Prometto come sempre varietà: riflessioni intime e divertimento.
Pierpaolo Lala
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Al momento di scegliere sia il mio repertorio “live” e sia la scaletta del CD, mi sono presto accorto che, bene o male, lo stile dei miei brani ruotava tutto attorno ai tre generi da te sopra citati: ironia teatrale, impegno civile e intimismo. E mi sono anche reso conto che diventava talmente una “costante” ciclica, nei miei concerti o scalette, da non trasmettere affatto un messaggio dispersivo come si potrebbe credere (un rischio che mi avevano prospettato alcuni amici), ma anzi un marchio di fabbrica personale, persino rassicurante. Perciò ho del tutto tralasciato le sirene che mi inducevano a “decidermi” su quale strada prendere e che me ne suggerivano “solo una”. Macché! Le ho invece prese tutte e tre, contemporaneamente, e da anni! In fondo Silvestri o Cristicchi che fanno? Eppure restano riconoscibili. Ecco l’unica ambizione artistica “reale” cui aspirare: poter fare ciò che ci pare (dal blues al rock al melodico al reggae, alle rumbe eccetera) restando riconoscibili. Credo che gli artisti non vadano mai troppo ingabbiati. Detesto le etichette commerciali affibbiate per indirizzare le vendite o i target. Se un artista si fa amare dal suo pubblico o diventa credibile per la sua onestà e autenticità (penso alla sincerità del mio modello straniero di sempre, Bruce Springsteen), può affrontare qualsiasi stile o genere: sarà sempre rispettato. Le mie influenze sono comunque soprattutto italiane. Attingono ai grandi cantautori del passato (Bennato, Gaber, Rino Gaetano, De Gregori su tutti), ma cercando di riproporre qualcosa di più moderno e frizzante, perché non amo affatto i cantautori che annoiano. Amo spaziare e saltellare.


