NELLA STANZA DEGLI SPECCHI CON KEKKO FORNARELLI
Scritto da Lori Albanese    Martedì 20 Dicembre 2011 12:24    PDF Stampa E-mail
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Guardare a se stessi, a lungo e senza distogliere lo sguardo, è a volte l'unico modo per comprendere profondamente quello che si è e che cosa si sta facendo. È lungo questo percorso, non facile e spesso doloroso, che il pianista Kekko Fornarelli, trentatré anni e già tre dischi a suo nome all'attivo ("Circular Thought", "A French Man in New York", dedicato a Michel Petrucciani, e "Room of Mirrors"), ha finalmente trovato una nuova cifra espressiva, quella più intimamente onesta e aderente alla sua personalità. Alla vigilia di un 2012 particolarmente ricco di novità e concerti, il pianista barese racconta il suo ultimo disco "Room of Mirrors", in trio con Luca Bulgarelli al contrabbasso e Gianlivio Liberti alla batteria, uscito qualche mese fa per la Piano Series dell'etichetta Auand.

foto kekko fornarelliNella stanza degli specchi non ci si può nascondere. Ovunque si guardi, la propria immagine è lì, insieme a quello che le sta intorno. Chi è Kekko Fornarelli, e chi c'è con lui nello specchio?
Sono un musicista che ha voglia di scoprire, giorno dopo giorno, la propria identità. Non so se ci sono arrivato presto o tardi, ma il tempo di certo mi ha aiutato a maturare la necessità di essere onesto con me stesso e di tradurre questa onestà in musica, al di là di qualsiasi filtro o stilema. Jazz o non jazz. Le immagini riflesse dagli specchi di "Room of Mirrors" sono istantanee della mia vita oggi, delle sensazioni che provo, delle riflessioni che ho maturato, delle emozioni che hanno rappresentato le molle di questo cambiamento, di questo mio nuovo percorso.

In "Room of Mirrors" si sente chiaramente l'influenza di un certo jazz nordeuropeo dei primi anni duemila. Quali sono i tuoi riferimenti musicali? E, in particolare, quali quelli che hanno ispirato questo lavoro?
È assolutamente vero, non posso negare la mia affinità con i nordeuropei: questione di approccio e di modo d'intendere i cardini della scrittura. Amo sentire la musica che vibra nello stomaco, semplice, dirompente; è quella che mi emoziona di più, che mi comunica di più. Non troverei altro modo, in questo momento, di comunicare a mia volta. Non ho mai avuto, però, dei punti di riferimento precisi, questo perché mi piace nutrirmi di musica a 360 gradi e poi filtrare tutto attraverso la mia personalità e sensibilità. Chiaramente ascolto molti pianisti (Keith Jarrett, Brad Mehldau, Esbjörn Svensson, Bobo Stenson, Bojan Z, e ne potrei citare tantissimi altri), ma è per i fiati che ho una predilezione, in particolar modo per la tromba: da qui la mia attenzione verso musicisti come Nils Petter Molvaer, Arve Henriksen, Erik Truffaz. La cosa importante è cercare di non lasciarsi permeare troppo dalla enorme personalità di tanti di loro, poiché sento di avere qualcosa di mio da comunicare e condividere e vorrei cercare di farlo in modo assolutamente personale, come in un discorso fra vecchi amici.

Passando alle composizioni, tanto nel suono quanto nella scelta dei titoli, il disco si caratterizza per una predominante nota malinconica che rivela le tue radici mediterranee. A cosa rimandano i brani, e che in stato d'animo li hai composti?
La propria terra non si può rinnegare, fa parte di te. È una questione di colori, profumi e ricordi che non è facile tirar via, ammesso che lo si voglia. C'è però da dire che ho scritto "Room of Mirrors" in un periodo particolare, che penso sia stato di svolta, sia per la mia personalità sia per la mia musica. Ero stanco di quello che avevo fatto fino a quel momento, avevo scritto e suonato musica focalizzando la mia attenzione sui gusti del pubblico a cui si rivolgeva o dei musicisti che avrei coinvolto, più che su di me. E tutto, sistematicamente, mi tornava indietro come una valanga, mi travolgeva e non mi lasciava respirare. Non mi divertivo, era sterile. Ho passato due anni un po' bui, prima di capire che avrei dovuto accettare la mia vera natura, con i suoi pregi e difetti, con i suoi limiti e le sue originalità, per poter riprendere a scrivere e fare musica. La mia musica, questa volta, seriamente, totalmente. E ogni concerto è una bella emozione, adesso.

Com'è stato tornare in Puglia dopo il tuo periodo francese? Che cosa hai trovato e che rapporto hai - da musicista - con la tua terra?
Una parola sola: ossigeno. L'ambiente francese è stato importantissimo per gli stimoli che mi ha regalato, per avermi aperto la mente, per avermi dato la possibilità di confronto con le più disparate realtà. Ma mi mancava la mia gente, i miei amici, avevo bisogno di sentirmi a casa per poter ritrovare la condizione ideale per scrivere. Per questo il rientro non è stato traumatico, poiché consapevole. Tutto mi è sembrato diverso da come lo avevo lasciato. Prima, pensavo che Bari non mi avrebbe offerto nulla per il mio futuro poiché ero convinto che avrei dovuto vivere a Parigi o NewYork per far sì che accadesse qualcosa. Oggi, penso che è splendido vivere a Bari, è la dimensione a me più vicina, e poi mi basta avere un aeroporto a poca distanza (casa mia è a cinque minuti), tanto il mio palco può essere ovunque.

Il 2012 sarà un anno particolarmente ricco per te: molte date, in Italia e all'estero, e altri progetti in cantiere. Racconta.
Vero. Aspettavo da tempo un anno come quello che sta per cominciare. Non credo di essere retorico se dico che l'onestà mi sta ripagando di tutti i sacrifici fatti. Da febbraio sarà in tour in tutta Italia (Pisa, Genova, Bologna, Torino, Catanzaro, Messina, Ravenna le prime italiane che ricordo, e poi Barcellona, Valencia, Londra, Edimburgo, Lubiana, Thionville le prime europee) con le presentazioni di "Room of Mirrors". Potrebbero esserci anche delle date negli USA e in Estremo Oriente, ma per ora non voglio illudermi troppo. Poi presenterò il mio primo recital in piano solo, MONOLOGUE: le prime due date saranno a marzo alla National Concert Hall di Dublino e a giugno a Bruxelles. Inoltre ho avuto l'emozionante piacere di arrangiare (e suonare) i brani di un disco in quartetto per una straordinaria e giovane cantautrice catalana, Rusò Sala, che uscirà proprio nel 2012, e che presenteremo in giro per l'Europa. Infine, sto scrivendo altra musica per un nuovo disco, che sarà il seguito di "Room of Mirrors", con molte sorprese al riguardo, forse legate a una delle ispirazioni di cui parlavo. Chissà.
Lori Albanese
 

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