| MARCOS Y MARCOS | ||||
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Nel panorama della piccola editoria italiana un posto di rilievo è sicuramente occupato dalla Marcos Y Marcos. La casa editrice milanese quest'anno a compiuto i 25 anni di vita con una decisione che sembrava folle. Nel 2006, saranno pubblicate infatti 14 novità, anziché le tradizionali 17. Il risultato? Le vendite sono cresciute del 15 per cento. La Marcos ha sicuramente segnato il mercato "Se oggi John Fante non è più uno scrittore relegato alla polvere, forse lo si deve a questa casa editrice" spiegano orgogliosi Claudia Tarolo e Marco Zapparoli. "Se le copertine dei capolavori di Boris Vian, ovvero La schiuma dei giorni, e di John Kennedy Toole, ovvero Una banda di idioti, sono così inconfondibili, lo si deve allo stile grafico che Marcos y Marcos ha inaugurato a partire dai primi anni Novanta". Ma come nasce l'idea della Marcos y Marcos? Nel 1981 due amici, Marco Franza e Marco Zapparoli, stampano edizioncine di poesia, in tiratura limitata, aggraziata e numerata. Subito seguite da ripescaggi di racconti di classica e contemporanei. Prima di mettere le mani su veri inediti, e di discreto livello, ci abbiamo messo parecchio. Avevamo 21 anni, ed eravamo piuttosto ignoranti. E non particolarmente ambiziosi. Volevamo procedere con calma. Tuttavia, gironzolando tra librai, tipografi, editori, gente piena di erudizione e di consigli opportuni, l'appetito si è accresciuto. E nel 1991 è nata finalmente la collana "portante", gli alianti, in cui sono usciti Vian, Toole, Fante, Lem, Lahiri, Cavina, Lardner, i premiati fratelli Strugatzki e i fratelli Ervas, e così via. Come avete visto cambiare il mondo dell'editoria e in particolare della piccola editoria in questi 25 anni? Il fenomeno più evidente è quello della moltiplicazione sempre più frenetica delle case editrici e delle novità proposte rispetto a un mercato sinistramente stabile nella sua drammatica debolezza. Questa febbre della crescita disorienta i lettori e obbliga i librai a prestazioni acrobatiche per offrire un minimo di spazio a tutti o quasi; inevitabilmente, in questa estenuante "lotta per la vita", la maggior parte dei libri sono destinati a soccombere prima di aver avuto la possibilità di incontrare i loro lettori. È una selezione crudele e non sempre vince il migliore... Quali sono i vostri autori di punta, a quali siete più legati? Tra i classici, certamente Lem, Toole, Vian, Dürrenmatt e Hilsenrath. Tra i nuovi autori, Cristiano Cavina e i fratelli Ervas stanno proponendo romanzi che hanno il pregio di parlare sul serio del nostro paese. Il che, in tempi di opprimente narcisismo, stilismo, giovanilismo, è già un bel passo avanti. Quest'anno avete deciso di pubblicare meno novità. Come mai? Qual è stata la molla che vi ha condotto a questa scelta? A distanza di circa 10 mesi siete pentiti? Siamo convinti che i libri abbiano bisogno di tempo: per sceglierli, per curarli, per promuoverli. Ci sembra che la corsa affannosa alla produzione nella speranza di imbroccare il grande successo generi soltanto sprechi a danno della qualità. Noi preferiamo offrire pochi libri, curarli al massimo e soprattutto investire tempo e risorse per farli conoscere. A distanza di dieci mesi, possiamo dire che i risultati hanno superato le nostre più rosee aspettative. Rispetto all'anno scorso, abbiamo venduto più libri pur producendone di meno. I librai hanno premiato il nostro tentativo di allentare la pressione numerica e di migliorare il dialogo sui contenuti. Nel marasma generale di libri ed editori come può una piccola casa editrice "aggredire" il mercato ed essere competitiva? Può essere competitiva senza aggredire. Occorre cercare i libri con lo stesso spirito con cui un bravo cuoco predilige ingredienti di origine locale, freschi, di stagione. E non trattati. Tanto meglio se poi a scegliere i libri ci sono due "anime": una maschile (Marco Zapparoli) e l'altra femminile (Claudia Tarolo). Occorre poi rivolgersi ai lettori senza dire troppo balle. Parlare alla sua intelligenza e curiosità, invece di perder tempo dicendo che qualcosa è bello perché è fantastico. O che è imperdibile perché 10 recensori americani hanno detto che è inimmaginabilmente al di sopra di ogni altro libro ricevuto negli ultimi duecento anni. Mi citate alcuni colleghi editori che stimate e guardate con apprezzamento? Nel nostro paese resistono magicamente numerose case editrici indipendenti rette dalla passione e dalla tenacia di chi ci lavora. Ci sentiamo affini a tutte quelle che difendono la dimensione artigianale e lavorano davvero sulla ricerca. Le prime che ci vengono in mente: Iperborea, Il Castoro, Cortina. Quale autore vi siete fatti sfuggire? Quale vorreste "rubare"? Per la verità tendiamo a essere contenti di quello che abbiamo, e crediamo fermamente nel destino: se siamo arrivati in ritardo con qualche offerta, vuol dire che doveva essere così. Quando ci portano via un autore ci rallegriamo di aver liberato tempo e risorse. Insomma, senza un pizzico di follia, questo lavoro non lo fai. Consigli ad un giovane editore che vuole avviare una nuova impresa? Ricordarsi che non basta saper leggere ma occorre davvero saper fare i conti. Rimboccarsi le maniche, prepararsi al peggio e festeggiare ogni più piccola vittoria; confrontarsi con la spietata realtà dei numeri e cercare risposte con creatività. Soprattutto, non smettere mai di ascoltare. Pierpaolo Lala
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