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I ManzOni sono una creatura affascinante e straniante, una macchina sonora imbevuta di una poetica del quotidiano crepuscolare e toccante. Abbiamo parlato con Emilio, una delle tante chitarre della band.
Questo Ep è catturato in un soundcheck, segno di un vostro bisogno, di un'urgenza... In realtà solo l'ultimo pezzo dell'ep proviene da un soundcheck. I due inediti sono stati registrati in studio da Matteo Romagnoli della Garrincha Dischi, mentre Maria, Anna e Ray Moon sono presi da un demo del 2010. È comunque azzeccato parlare di "urgenza": abbiamo sentito l'esigenza di far sapere che siamo vivi e attivi, che non ci siamo fossilizzati sulle canzoni del primo disco. Ecco quindi, insieme a pezzi del primo periodo, già comparsi singolarmente in delle compilation, due nuove composizioni, A Lei Di Lei e Fuori Stagione, che non hanno trovato posto nel secondo disco (già registrato e in attesa di mixaggio).
Raccontate storie, vite. Come in un processo di neorealismo musicale. Come scegliete i personaggi che animano i vostri brani? La scrittura di Luigi Tenca è permeata da un'esigenza (sentita e pensata) di aderenza alla vita reale, quotidiana, e improntata ad un linguaggio che preferisce il dire al suggerire. I personaggi sono, diciamo così, "invenzioni concrete", persone immaginate, sì, ma appesantite dalla fatica, dalle speranze, dalle lotte, dalle delusioni della vita vera. A volte il punto di partenza è qualcuno che Luigi ha incontrato, o di cui ha sentito parlare, persone, insomma, la cui realtà viene declinata per mettere brevemente in scena un angolo della visione che della realtà ha il nostro cantante.
Musicalmente avete una struttura insolita, ispirata in qualche misura al post-rock. Ce ne parli? Il punto è che abbiamo tutti una certà età, quindi un'esperienza e degli ascolti alle spalle che ci portano a tentare di superare... bah, ma no, non tentiamo di superare niente. Semplicemente, cerchiamo di fare musica interessante. Intendo dire, interessante per noi che la scriviamo e suoniamo. A volte usiamo strutture molto semplici, come in Anna, altre volte una costruzione tradizionale ci suona banale e il lavoro sulla canzone porta ad un risultato meno convenzionale. Siamo quattro chitarristi, e la composizione dei pezzi parte sempre dalla musica, quindi tendiamo a stendere uno strato strumentale che ha valore in sé, non si tratta solo di abbellimenti strumentali che vanno a sovrapporsi ad una struttura fondamentale di accordi e melodia. Non sempre, almeno. Questa valorizzazione dell'aspetto strumentale, insieme alla nostra predilezione per atmosfere scarne e dilatate, può richiamare certi elementi dell'eterogeneo panorama post-rock. Certo, siamo direttamente influenzati dai nostri ascolti, che comprendono i Mogwai, gli Slint, i GY!BE...
C'è molto dell'amarezza di Ciampi nelle vostre liriche ma anche la letteratura di Pasolini. Quali ascolti e letture vi attraversano? Gigi ama Rigoni Stern, Claudio Lolli, Tom Waits, Nick Cave.... Di recente, m'ha detto di aver letto L'inventore di sogni di Ian McEwan, Smorfie di Edoardo Sanguineti...Rabbia - L'emozione che non sappiamo controllare di Rosario Sorrentino e Cinzia Tani... La sirena nella piscina di Douglas Wallop, ricevuto in eredità da suo padre insieme a molti altri libri... Mi ha confessato di aver iniziato Anna Karenina, ma di non essere riuscito ad andare oltre le prime pagine per il fastidio di veder scritto "1" sul primo volume... il pensiero che dopo ce ne fosse un altro... Ma in realtà, più che da autori, i testi di Gigi sono influenzati dai colpi della vita, dalle storie delle persone, dai colori dell'Altopiano di Asiago...
Erroneamente, secondo me, siete inseriti nel filone di gruppi come Massimo Volume, Le Luci della centrale elettrica. Come vedete voi la scena rock indipendente italiana e cosa vi piace? L'accostamento a Massimo Volume e Luci della centrale elettrica è ricorrente. Grandi gruppi, ma effettivamente neanch'io penso ci siano molti punti di tangenza tra la nostra musica e la loro. Non conosco approfonditamente il panorama indipendente italiano, ma penso di poter dire che è troppo ricco e movimentato per dare un giudizio unitario. Ascoltiamo i Bachi da pietra, gli Ofelia Dorme...recentemente abbiamo visto dal vivo Stefano Pilia, che offre uno spettacolo musicale coraggioso e profondo. A me piacciono I Cani.
Il vostro nome suggerisce una sensibilità verso l'arte e anche la vostra musica sembra vicina a certe performance dei Velvet nella factory. Cosa ne pensate? Luigi è un appassionato di arte contemporanea. Il nome del gruppo era originariamente un tributo a uno dei suoi autori preferiti, con la "O" maiuscola a mimare lo stupore di fronte alle sue opere, in particolare Fiato d'artista. Abbiamo anche una canzone che descrive un'immaginaria discussione tra Piero Manzoni e Dio, in cui il primo si lamenta della morte prematura che gli ha impedito di portare avanti il suo discorso artistico, e l'Onnipotente gli dà del "file archiviato". Non è mai stata registrata, forse più avanti la riprenderemo. Nel primo disco c'è un pezzo, I resti, che è un po' una natura morta. Anni fa, prima dei ManzOni, due di noi hanno accompagnato Luigi in un reading affiancato da improvvisazioni di una pittrice locale, ma in seguito non abbiamo più dato corpo a idee di questo tipo. Chissà, in futuro...
Osvaldo Piliego
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