LA MUSICA SPEZIATA DI LIVIO MINAFRA
Scritto da Lori Albanese    Lunedì 28 Novembre 2011 11:10    PDF Stampa E-mail
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Nel presentare il suo ultimo disco, Livio Minafra condisce il racconto di tutti gli elementi di cui è piena anche la sua musica, i colori e la rabbia, la delicatezza e l'intransigenza, i rimandi alle terre lontane e la passione per il sud. Come un cuoco che sperimenta nuovi abbinamenti con le spezie per creare piatti dal gusto insolito e originale. Fresco di due concerti in solo nel continente australiano, il giovane pianista ruvese  conferma il suo talento di strumentista e una felice vena compositiva  in "Surprise!!!",  il nuovo lavoro discografico uscito su etichetta Enja Records/Egea, nel quale è accompagnato dagli abili Gaetano Partipilo (sax), Domenico Caliri (chitarra) e Maurizio Lampugnani (batteria).

livio minafra ph. d. talajic 3

La prima sensazione, ascoltando "Surprise!!!" è che ogni traccia esprima gioia, trattenuta o incontenibile, esattamente come può essere la reazione scatenata da una sorpresa. Qual è l'idea alla base del disco?

L'esagerazione, come il peperoncino. Amo i vulcani, il sole, il ritmo e tutto ciò che si colora tra l'ocra e l'arancio. Inoltre ho fatto un cd perlopiù in tonalità maggiore, sarà un caso? Non manca, comunque, il rigore di molteplici strutture a trattenere e incanalare quest'energia. Quando l'Egea mi chiese di mettere su un trio, cercai di formare una miniorchestra portando a quattro gli elementi. Avevo bisogno di strumentisti jolly, che suonassero più strumenti o tanti strumenti insieme. Tant'è vero che il suono che vien fuori dal cd, oltre che dal vivo, è un suono generoso: a tratti mingusiano, a tratti con sonorità che rimandano agli Area, ma anche a Ravel e Brian Eno. Quindi dopo i due piano solo ["La dolcezza del Grido" del 2002 e "La fiamma e il cristallo" del 2008, ndr] l'idea è stata: moltiplichiamo Livio e vediamo cosa viene fuori.

Accanto alle composizioni più gioiose e ironiche, ce ne sono altre come Lacrime Stelle e Stop War nelle quali si concentra una riflessione più profonda su alcuni aspetti attuali e dolorosi della nostra contemporaneità. Che cosa raccontano?

Lacrime stelle è un brano molto triste. L'immagine è quella dei barconi della disperazione e di decine di persone che non riescono ad arrivare sulle nostre coste perché magari c'è burrasca, o perché sono caduti in mare. Non vedranno più la terra e la vita. A questi senza nome non restano che le loro lacrime che si confondono col suono del mare e sopra i loro occhi un grande tappeto di stelle. Per questa sorta di rievocazione ho avuto il piacere di vedere affiancato al quartetto Andrea De Balsi al fagotto e Alessandro Pipino dei Radiodervish alla lama sonora.

Stop War è invece un pezzo che scrissi dieci anni fa, quando quel "galantuomo" di Bush si inventò la guerra preventiva. Ricordo le sue parole: «We will prevent». La mia rabbia era tale (partecipai anche alla marcia della pace di Roma con un milione e mezzo di persone in Piazza San Giovanni) che scrissi il brano Fuck you Bush. Poi però ho deciso di generalizzarlo, perché non era solo lui il pazzo in circolazione, ed è diventato Stop War.

Una particolarità di questo disco è che la tua musica, così intima e lirica nei dischi in piano solo, appare finalmente "aperta", piena di tutti i respiri musicali di cui ti sei nutrito in questi anni. Quali sono le influenze più importanti che hai voluto concentrare in questo lavoro?

Ho scoperto che la mia musica è intimista quando suono in solo e quando invece incontra gli altri diventa inaspettatamente gioiosa e  ironica, aperta all'incontro nel senso più profondo. Riguardo le influenze, mantenendo il mio bagaglio personale a livello stilistico (Antonello Salis, Trovesi, i Balcani, Rota, Stravinsky, Debussy e la miscela mediterranea) ho preso spunto dal Pat Metheny Group e "The Wall" dei Pink Floyd circa lo sviluppo formale nel concepimento di un cd, anzi un lp (infatti la durata è da lp). Volevo fare un cd che non tradisse il mio gusto e mondo musicale ma che, per così dire, arrivasse come i loro.

Il nuovo quartetto vede affiancarti eccellenti musicisti, con i quali suoni già da qualche tempo e che certamente hanno il merito di aver contribuito a dare a quest'album  un suono personale e riconoscibile. Come avete lavorato insieme?

Questo gruppo ha una lunga incubazione. Ho impiegato due anni a capire di quali musicisti avessi bisogno. C'era da leggere bene ma anche improvvisare bene. Bisognava saper spaziare tra gli stili ma anche averne uno proprio. Bisognava suonare più di uno strumento e possibilmente essere delle mie parti e magari mio coetaneo. Con dapprima Fabrizio Scarafile ai sax e dopo Gaetano Partipilo, oltre che Maurizio Lampugnani, ci sono riuscito. Per Domenico Caliri ho fatto un'eccezione, perché rispondeva alle idee che mi frullavano in testa ma vive a Bologna. Ho scritto tutte le composizioni/canovacci (con eccezione di Minimal Core che ha scritto proprio Caliri) pensando a cosa loro potessero aggiungere. Tant'è vero che prima delle prove in quattro ho fatto delle prove in duo con ciascuno di loro, proprio per limare e chiarire le mie note. Il risultato mi soddisfa pienamente, perché era esattamente questo che avevo in testa. Abbiamo fatto una decina di prove tutti assieme a casa mia e cinque concerti/rodaggio, dopodiché ci siamo fiondati da Tommy Cavalieri al Sorriso Studio di Bari!

In questo disco, e più in generale nella tua musica, convivono molti elementi diversi, a volte piuttosto distanti tra loro. Qual è il collante che li tiene insieme?

La mia curiosità e la voglia di scoprire. Amo molto essere compositore prima che musicista. L'esempio che attualmente risponde meglio a questa domanda è la similitudine con le spezie. Io e mia moglie ci siamo appassionati alle spezie, ne abbiamo più di trenta tipi e chissà quante ancora ne scopriremo. La musica per me è proprio questo: mentre cucini (suoni), col naso capisci per spontaneo abbinamento quale spezia (nota) si sposa meglio alla ricetta (composizione). Una volta messo questo software nel cervello le combinazioni si moltiplicano e puoi finalmente inventare qualcosa di tuo. Credo che la musica sia fatta di odori e temperature. Quella impressionista sa di lavanda ed è autunnale. Quella di Mingus sa di sudore ed è estiva. Quella di John Cage è fredda e invernale. Quella somala sa di terra ed è afosa. Quella delle bande pugliesi sa di primavera e di festa...

cover cd livio minafraNel corso della tua carriera sei passato con disinvoltura dalle ampie formazioni come la MinAfric Orchestra o la Municipale Balcanica fino al piano solo. Esiste una dimensione nella quale trovi che la tua musica possa esprimersi al meglio?

Tra le grandi formazioni voglio citare anche il "Concerto a Colori" per pianoforte (im)preparato e orchestra sinfonica e Bandervish, l'incontro tra i Radiodervish e la Banda di Sannicandro di Bari. Una cosa folle: l'etnopop con la banda!  E ne è nato anche  un bellissimo disco per il Manifesto. Se devo dire in quale situazione mi esprimo meglio, la risposta è: non lo so. In questo momento, direi in piano solo, e forse anche in quartetto. Ma non è facile rispondere. Forse potrei dire che mi ritrovo in chiunque si racconti improvvisando.  In chiunque ci metta anche il corpo e sudi mente suona. In chi si sente limitato tecnicamente ma ha un'anima.

La tua esperienza musicale e formativa è sempre rimasta legata alla tua terra. Quali sono le ragioni che ti hanno trattenuto in Puglia?

Questo è un'altro domandone difficile, per me. Essenzialmente dico che se son nato qui c'è una ragione e quindi non devo fuggire da niente, semmai adoperarmi per colmare - nel mio - ciò che manca. Se posso fare degli esempio forti, dico: Falcone era fesso a lavorare contro la mafia nella sua Sicilia? Io credo molto nei viaggi ma non nelle migrazioni. Pare che le migrazioni degli animali abbiano sempre un ritorno mentre quelle degli uomini no. Esiste secondo me una scommessa da cogliere e da vincere con la propria famiglia d'origine, il proprio paese, la propria terra. La mia musica si nutre del vestito nero di una vecchietta vedova e ricurva; dell'odore di cenere in inverno per il centro storico di Ruvo di Puglia, il mio paese; dell'odore di mosto a settembre. Rispetto chi migra, ma - e mi duole dirlo - non condivido, a meno che non ci siano delle ragioni profonde o una guerra in corso. Qui al sud mancano molte cose e noi ce ne andiamo? Abbiamo una mentalità da dipendenti, vogliamo il posto fisso. Invece il sud che è così creativo deve rialzarsi puntando sulla libera iniziativa. E ciò che di buono sta accadendo si deve solo a chi abbraccia questa causa così. Certo, è piacevolmente dura.

Nei giorni scorsi la tua musica è arrivata fino  all'altro capo del mondo, in Australia, per due concerti in piano solo. Com'è andata?

Domenico Coduto, che si occupa di alcuni dei miei concerti all'estero - soprattutto in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura nel mondo - è riuscito ad avere un invito ufficiale da Melbourne e, grazie alla sua organizzazione (Musica e altre cose) in collaborazione con Bass Culture, è riuscito ad organizzare questa tournée. Ho suonato al Melbourne Recital Centre, una splendida sala concerti nel centro della città, inaugurata solo due anni fa. Un posto bellissimo con un'energia straordinaria; è stato davvero un bel concerto che ho concluso con un'improvvisazione insieme a un suonatore aborigeno di didgeridoo, Stan Yarramunua: il mio modo per omaggiare in musica questo immenso continente. Il concerto è stato registrato dalla ABC Radio che presto lo manderà in onda. A Brisbane invece ho suonato al Brisbane Jazz Club, che qui è conosciuto come uno dei club più importanti e "iconici" della città. Il tutto è avvenuto grazie al sostegno di Puglia Sounds che con il suo programma di internazionalizzazione degli artisti ha finanziato buona parte delle spese. Un'esperienza straordinaria che mi auguro possa portare presto altre occasioni nel 2012 in questa bellissima parte del mondo. La ABC Radio e la SBS Radio stanno continuando a programmare i miei brani in questi giorni.

 

Cosa ti aspetta adesso?

Tra i progetti futuri c'è il lavoro con la MinAfric di mio padre [il trombettista e compositore Pino, ndr], che l'anno prossimo dovrebbe far uscire un disco, e poi quello con il mio quartetto: una scommessa della Enja Records partorita assieme alla Egea Live con cui mi auguro di suonare molto!

Lori Albanese

 

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