| NED BAJALICA | ||||
|
|
Ned Bajalica nasce in Svizzera nel 1975 e si trasferisce a Lecce in tenera età per rimanervi fino ai sedici anni. Poco dopo si trasferisce a Roma, dove frequenta la scuola Internazionale di Comics e, in brevissimo tempo, diventa uno strettissimo collaboratore di Jacovitti. Nei successivi cinque anni lavorano insieme a progetti come Rap (Balocco Editore) e Cocco Bill di Quà e di Là (Sergio Bonelli Editore). Per 4 anni interrompe la sua attività di disegnatore per aprire la prima fumetteria a Lecce. Nel 2005 conosce il celebre Paolo Crepet, con il quale inizia la lavorazione di Ci Vediamo Domani. Dopo numerosi e fortunati saggi e racconti per lo psichiatra si tratta della prima esperienza nel mondo del fumetto. Per Ci vediamo Domani Crepet si affida completamente a Ned Bajalica. Ned, come sei arrivato a Crepet e alla decisione di voler raccontare queste storie? C'è stato un periodo della mia vita (ma direi che c'è ancora) in cui leggevo tantissimi libri di psicologia. Mi interessava scrutare l'animo umano, capire il perché di tante situazioni che portano a gesti o situazioni estreme. Insomma volevo abbattere quei pregiudizi che condizionavano le mie opinioni... Tra i tanti libri letti, quelli di Crepet mi hanno emozionato e mi hanno spinto a intraprendere questa grande sfida. Ho inviato una mail a Crepet, chiedendogli il permesso di adattare quattro racconti tratti da alcuni suoi libri. Così è nato questo libro. A un certo punto della tua vita hai smesso con il "fare fumetti" ed hai iniziato a venderli... La morte di Jacovitti fu per me un colpo forte e improvviso, il dolore mi spinse a dare un taglio al disegno, ma non al fumetto. Aprii così una fumetteria per stare un po' "dietro le quinte" del fumetto e vederlo con un'ottica diversa. È stata un'esperienza unica, consigliabile a tutti i fumettisti. Prima di Ci Vediamo Domani avevi uno stile totalmente diverso, umoristico e simile al tratto di Benito Jacovitti con il quale hai collaborato per anni. Come si è evoluto il tuo stile da "umoristico" ad essenziale? Dopo la morte di Jac, persi l'interesse per il disegno e decisi di smettere. Quasi non me ne fregava più niente... ma come si fa a reprimere le proprie passioni? Quindi, presi la decisione di superare l'esperienza col grande maestro e voltare pagina, cercare qualche strada nuova, qualcosa con cui riuscissi a identificarmi... Lo stile di Ci vediamo domani è nato pian piano nella mia testa, mentre si materializzavano i vari protagonisti della storia. Il fumetto è una parte di te o è tutta la vita? Che domanda! Diciamo che è una grande parte di me che mi accompagnerà per tutta la vita. Amo il mio lavoro, credo nel fumetto come mezzo di comunicazione giovane, efficace e immediato. Ritieni che le scuole di fumetto ricoprano una funzione essenziale nella crescita artistica di un fumettista e che possano al tempo stesso costituirsi come mezzo di promozione di questo genere letterario? Entrambe le cose. Ci sono scuole del fumetto, come la leccese Lupiae Comix che con un budget minimo formano l'allievo graficamente e culturalmente, facendogli conoscere una moltitudine di autori, generi e stili differenti. E soprattutto s'insegna il significato della parola fumetto: in cui la dimensione del "raccontare per immagini" non significa meramente disegnare. Questo è fondamentale per un fumettista. Max - Mondi Sommersi
|






