| AGNESE MANGANARO | ||||
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Il suo disco uscirà in primavera con Irma Records, è salentina ma la sua musica abbraccia il mondo. Abbiamo parlato con Agnese Manganaro in attesa di sentirla cantare. Intanto in radio è in programmazione il suo primo singolo E vai via. Come hai scoperto la musica? E la tua voce? È la musica ad aver scoperto me. Perché ognuno di noi nasce con un proprio carattere, e allo stesso modo tutti nascono con una musicalità dentro, che nel tempo, come il carattere, prende forma. Ma non c'è un momento esatto... piuttosto dei ricordi, che mi permettono di collegare le occasioni importanti della mia crescita musicale nel tempo. Il tempo mi è stato amico ed ha fatto il suo percorso intorno a me e alle mie passioni. Ho scandagliato le mie potenzialità canore cantando generi differenti, perché volevo trovare la mia strada e, quando ho trovato la mistura giusta, ho iniziato a scrivere le mie canzoni, avviando la ricerca intorno alla voce e all'espressione. Ad un certo punto sono anche stata ammessa al conservatorio ma, nonostante avessi buone prospettive da soprano leggero, gli ho presto preferito un corso di respirazione ed emissione vocale, che alla fine si è protratto per più di due anni. Credevo, infatti, che una ricerca sulle proprie predisposizioni dovesse partire dal "fare chiarezza" sui mezzi più adatti al proprio fine ossia, prima di imparare a cantare dovevo imparare ad emettere suoni. Come mai in una terra votata alla tradizione le tue influenze sembrano arrivare addirittura dall'altra parte dell'oceano, c'è del Salento nella tua musica? Mi piace abbracciare altre musiche, perché da tutte mi sento abbracciata. La musica ha molti aspetti differenti, può essere piacevole o spiacevole, interessante, divertente o noiosa, comunque la musica non discrimina chi la ascolta. Allo stesso modo non si può più parlare di "generi musicali". Preferisco piuttosto parlare di influenze, o di memorie, ossia di quegli elementi che tutti insieme fondano la piattaforma su cui un compositore condensa la sua opera, forse non sempre totalmente nuova, ma unica, perché il suo bagaglio di memorie è unico. Credo che la musica sia un dono troppo grande, anzi credo che nella musica alberghi l'universo ed io non voglio perdere l'occasione di sfiorarlo con un dito. Per questo è importante scrivere composizioni che continuino ad allietare le menti, l'udito ed il cuore dei figli che verranno. Il Salento è vivo soprattutto nei miei testi che, attraverso i miei occhi, ne raccontano il sentimento. Le persone che mi hanno visto crescere, che incontro, che ammiro, chi mi turba, chi mi emoziona, le persone vive... dalle quali sono stata ispirata per la stesura di questo disco, molte sono della mia terra. Quindi rispondo: si. C'è il Salento nella mia musica! Qual è il tuo ruolo nella stesura dei brani, chi altro c'è dietro le tue canzoni? Sono autrice della melodia e del testo di tutti i brani. Alcuni sono scaturiti dalla pratica della soglia minima di coscienza, altri in risposta a stimoli esterni; tutti comunque per ispirazione. Scrivo per soddisfare una necessità ingombrante. Quella di far fluire fuori da me l'insieme dei pensieri di una vita, dando loro una forma sonora naturale. Ci sono anche delle collaborazioni per me importanti, di musicisti che stimo. Tra i coautori infatti ci sono, mio fratello Francesco con cui ho scritto un paio di brani e Luca Tarantino che ha scritto l'armonia delle mie melodie. Il singolo E vai via è stato prodotto da Roberto Vernetti. Luca Tarantino invece, oltre ad essere il Produttore Artistico dell'intero album ne ha curato gli arrangiamenti. Ci parli un po' del tuo album? Amo le melodie dissonanti e, come accade nella bossa nova, uso contrastare un testo impegnativo a un ritornello solare. Per metodo utilizzo il bridge come variazione dinamica e mi piacciono sia gli arrangiamenti scarni sia quelli orchestrali, che scelgo in base al carattere della canzone. I miei testi parlano di cose piuttosto umane. Racconto la quotidianità, le piccole cose che fanno di ogni giorno un gran giorno, la fragilità degli sguardi, la consapevolezza dei complici, la nostalgia dei sorrisi, la gioia degli incoscienti, la purezza dell'energia umana, la pienezza del niente, la frivolezza dell'apparire, l'insensatezza dell'amore e la libertà del mare. Chi scrive ha il dovere di non deludere sé stesso prima ancora che gli altri. Questo pensiero mi ha donato la pazienza di attendere il momento per uscire allo scoperto, sino a quando ho percepito di avere qualcosa da dire. La ricompensa è nel fatto che il mio lavoro è impreziosito dalla collaborazione di bravi musicisti, come Teo Ciavarella (piano), Luca Tarantino (chitarre), Cristian Lisi (contrabbasso e basso), Lele Veronesi (batteria), Roberto Rossi (percussioni) e tanti altri amici. Ho avuto la fortuna di registrare buona parte del disco nell'ottimo Groove Factory di Bologna e (non meno importante) di farmi coccolare dalla mia casa discografica. Penso che, con tanti presupposti favorevoli, possa ritenermi soddisfatta del mio primo lavoro discografico. Osvaldo Piliego
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