MARTI
Scritto da Ilario Galati    Lunedì 09 Luglio 2007 18:38    PDF Stampa E-mail
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Marti è l’alter-ego di Andrea Bruschi, attore genovese con la passione per la musica, che coltiva da svariati anni e che solo adesso esce allo scoperto. Unmade Beds è un disco dalle tinte forti, figlio di molte figure chiave della wave e del dark. Echi di Tindersticks e Nick Cave in questa prima prova che sorprende per una produzione molto curata (opera di Paolo Benvegnù) e per la maturità della scrittura. Andrea Bruschi ci racconta questo Unmade Beds, pubblicato dall’etichetta Green Fog Records.

Facciamo un po’ di storia. Come e quando nasce Marti?

Il progetto è nato per una esigenza esistenziale che aveva bisogno di assumere la forma di canzone. La band nasce nel 2001 e i componenti sono sia toscani che liguri, senza contare che abbiamo avuto ospiti nel disco dei musicisti ungheresi. Marti è il mio pseudonimo: io immagino questo personaggio come un supereroe che invece di andare a salvare l’umanità canta le sue canzoni dark-wave. L’idea di base della band e quella di tirar fuori un mondo dalle sonorità che sono legate alla musica che ho ascoltato per vent’anni e con la quale sono cresciuto, soprattutto britannica e tedesca.

Ma in realtà immagino ci sia qualcos’altro. Nello scatto di copertina appari molto ossuto e inquietante… sembri Nick Cave!

Beh, c’è naturalmente anche lui insieme a Bowie, Johnny Cash, Martin Gore, ma anche la musica di Kurt Weill. Sono la mia fonte di ispirazione continua e anche la ragione che mi ha fatto alzare dal letto la mattina. L’idea principale era quella di creare una commistione tra un classico set up rock e una piccola orchestra, infatti nel disco c’è spazio per l’oboe, la fisarmonica, e dal vivo abbiamo una sezione di sax. Volevamo riprodurre un certo sound con strumenti veri, a prescindere dai sintetizzatori, anche se naturalmente li abbiamo usati.

E la musica italiana? Anche nella nostra canzone d’autore abbiamo illustri esempi di musica oscura…

Certo, basti pensare a De Andrè che rileggeva Leonard Cohen. In generale sono molto legato alla musica della mia Genova.

Ma ci vivi ancora?

Vivo tra Genova e Roma e negli ultimi anni ho avuto una esperienza negli Usa. Genova resta il mio punto di riferimento e la base del mio viaggio.

Che mi dici dell’altra attività che svolgi, quella di attore?

Ho appena fatto un film sull’assassinio di Guido Rossa per mano delle B.R. diretto da Giuseppe Ferrara, il regista de Il Caso Moro, I Banchieri di Dio e altri film politici…

…film dell’impegno civile, di quelli che non si fanno più. Del resto, morto Volontè…

…e già, anche se sono riuscito a lavorare in alcune produzioni di questo tipo come Il Partigiano Johnny.

Domanda obbligata. Che differenza c’è tra il recitare e lo scrivere canzoni?

La libertà e la liricità che raggiungi nello scrivere e nel cantare canzoni non puoi paragonarla alla recitazione. Forse solo il teatro può dare emozioni simili ma la musica supera tutto.

Non temi che qualcuno possa considerare questa tua attività di musicista come una attività secondaria?

Ma no, chi se ne frega. Comunque basta venire a casa mia e vedere la quantità enorme di vinili che ho per fugare ogni dubbio. Io comunque nasco come musicista, poi ho fatto la scuola di recitazione e ho cominciato a fare l’attore perché mi sembrava possibile camparci ma non ho mai smesso di scrivere canzoni al mio Fender Rhodes. Certo, mi ha aiutato molto Paolo Benvegnù che ha prodotto il disco.

Che tipo di produttore è Paolo?

Anzitutto voglio dire che Paolo come musicista ha raccolto poco rispetto a quello che ha seminato e a quello che vale. Sia con gli Scisma che da solista. Diciamocelo chiaramente, il suo disco (Piccoli Fragilissimi Film, ndr) è un disco da Premio Tenco. Come produttore ha svolto un ruolo essenziale perché anzitutto mi ha spronato a incidere Unmade Beds. Noi siamo amici da dieci anni e il suo appoggio è stato fondamentale. È stato un componente aggiunto dei Marti perché ha capito subito il sound che volevamo.

Ilario Galati

 

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