IO? IL NUOVO DISCO DI MARCO NOTARI
Scritto da Administrator    Venerdì 11 Novembre 2011 11:17    PDF Stampa E-mail
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San Martino non è solo vino ma anche musica di qualità. Così nella serata dedicata alla nuova produzione enologica l’Istabul Cafè di Squinzano dà spazio alla nuova produzione musicale italiana di qualità. Sul palco del locale approda Marco Notari, il cantautore piemontese affiancato dalla band Madam con i brani del recente cd IO?. Partito nel 2003 dal palco del Tora Tora Festival, nato dalla mente di Manuel Agnelli, leader degli Afterhours, Notari si è subito imposto all’attenzione della critica con due lavori discografici (Oltre lo specchio e Babele) che hanno fruttato numerosi premi e tour sostanziosi. IO?, uscito da un paio di mesi per l’etichetta Libellula, è entrato nei primi cinquanta posti della classifica FIMI/Nielsen, un risultato molto importante per un’etichetta indipendente. Un disco che spazia tra i generi, difficile da etichettare, si muove tra pop, rock, folk, ambient ed elettronica. Brani molto personali nati dall’urgenza e dal desiderio di fissare “le persone a cui vuoi bene e le cose a cui tieni di più in qualcosa che sia immune allo scorrere del tempo della tua vita”, sottolinea il cantautore al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Con IO? ti sei messo a nudo. Hai parlato degli affetti, della tua vita. Come mai questa scelta? Avevi qualche urgenza particolare?
Sì, in effetti ci sono diversi brani molto personali, a volte legati ai ricordi ed altre volte legati al presente. In questi ultimi due anni mi sono trovato a riflettere più a fondo che in passato su quella che è la nostra natura, e credo che l’urgenza alla base dei brani derivi proprio da questo: nel momento in cui provi a prendere consapevolezza della tua natura nasce il desiderio di fissare le persone a cui vuoi bene e le cose a cui tieni di più in qualcosa che sia immune allo scorrere del tempo della tua vita. In fondo gran parte delle opere d’arte nascono da questo tipo di urgenza, più o meno consapevolmente.

C'è un filo conduttore che lega i brani?

Nel mio disco precedente “Babele” avevo provato a sviluppare consapevolmente un concept, in “Io?” non c’è stata questa idea di partenza ma ciò nonostante credo esista un filo logico che lega i brani. Una parte delle canzoni, come ti dicevo poco fa, tocca temi molto personali, mentre un altro nucleo di brani come “L’invasone degli ultracorpi”, “Hamsik”, “La terra senza l’uomo” allarga il campo di osservazione, focalizzando lo sguardo sull’uomo moderno e sulle sue contraddizioni. Credo però che una tematica che li attraversa tutti sia legata al tentativo di liberarsi del proprio ego ed aprirsi agli altri, tanto nella sfera privata quanto in quella pubblica, in netta contrapposizione con quei non-valori legati al desiderio di potere, possesso e successo che dominano la società odierna provocando così tanti disastri. In questo senso non è casuale che l’ultimo brano del disco prima del reprise strumentale sia “Canzone d’amore e d’anarchia”, che è in qualche modo il punto d’incontro tra le due anime del disco e che racchiude nel suo testo tutti i temi principali che lo attraversano.

Torino una città rinata negli ultimi anni ma che dal punto di vista musicale è sempre stata viva. Nel disco c'è anche lo zampino di Tommaso dei Perturbazione. Ci racconti il vostro incontro e l'idea della copertina?

Con Tommaso c’è un rapporto di amicizia che va avanti ormai da diversi anni, supportato da una reciproca stima artistica. Avevamo già collaborato in passato in quanto lui aveva realizzato il videoclip di “Porpora”, l’ultimo singolo estratto dal mio precedente disco “Babele”. L’avevo trovato un lavoro straordinario per cui è stato naturale chiedere a lui prima che a chiunque altro se aveva voglia di realizzare l’artwork. L’idea della copertina è nata dal fatto che nel periodo in cui ci stavamo lavoravamo era in uscita il disco dei Perturbazione “Del nostro tempo rubato”, il cui tema centrale era il trasloco e quindi la scelta degli oggetti da tenere perchè ci rappresentano e di quelli che invece si scartano quando si cambia casa. Questa tematica era in qualche modo intrecciata con il titolo del mio disco “Io?”, per cui a Tommaso è venuta l’idea di realizzare le scritte attraverso la creazione di spazi vuoti tra una miriade di oggetti, miei o suoi. All’interno dell’artwork tra l’altro ci sono altre quattro illustrazioni altrettanto belle: tu?, noi?, voi? e loro?.

Tra le collaborazioni si nota anche quella con il calabrese Brunori Sas. Quale pensi sia lo stato della musica indipendente italiana?

Penso che sia molto buono a livello di vitalità artistica, e Dario (Brunori) ne è uno degli esempi più lampanti. D’altro canto credo sia molto difficile per quanto riguarda le possibilità di sopravvivenza per le etichette: è innegabile il fatto che i dischi non si vendono quasi più e che i locali live sono sempre più in difficoltà. Di conseguenza è sempre più difficile per gli artisti trovare spazi per presentare e far crescere il proprio progetto e per le etichette ottenere un margine di guadagno sul lavoro che svolgono. Uno dei pochi aspetti positivi di questa implosione è quello che gli artisti stanno prendendo sempre più spesso in mano anche l’aspetto manageriale dei propri progetti, il che in un momento come questo credo sia un bene. Realtà come Tempesta, Trovarobato e molte altre lo dimostrano.

Tu vieni fuori da una lunga gavetta e da molti concerti in giro per l'Italia. Qual è il tuo giudizio sui talent show?

Ricollegandomi al discorso sulla crisi della musica, e prescindendo da quanto sia triste spettacolarizzare la vita privata delle persone per fare audience, credo che siano sostanzialmente uno strumento che le major utilizzano per fare cassa a breve termine e sopravvivere utilizzando il potere del mezzo televisivo ed i partecipanti che nella maggior parte dei casi vengono trattati come prodotti usa e getta. L’esaltazione del mito del successo e della competizione esasperata che sono presenti in questi programmi riflettono purtroppo il modello di società che i grandi media televisivi ci vogliono trasmettere.

Ci parli un po' del live e della tua esperienza con i Madam? Che repertorio proponi?

Come già per i dischi precedenti nella preparazione del live l’apporto dei Madam è stato molto importante, e credo che la sensazione di chi assiste a un nostro concerto sia quella di trovarsi davanti ad una band più che ad un cantautore: anche per questo dal vivo ci presentiamo come Marco Notari & Madam. Nel concerto che stiamo portando in giro le canzoni del nuovo disco hanno naturalmente un ruolo preponderante, non è stato sempre facile adattarle alla veste live vista la ricchezza sonora del disco, ma grazie anche alla versatilità dei miei musicisti credo che siamo riusciti a fare un buon lavoro. Accanto ad esse eseguiamo alcuni brani estratti dai miei due dischi precedenti, in particolare per quanto riguarda quelli di “Oltre lo Specchio” ci siamo divertiti a riarrangiarli.

Pierpaolo Lala

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