| RAMONA CORDOVA | ||||
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Il poco più che ventenne Ramon ha preso nome d’arte dalla nonna. Il suo disco è come una fiaba: la storia di un ragazzo su un’isola che si innamora di una ragazza gitana dopo aver bevuto una pozione. Il ragazzo alla fine verrà abbandonato ma sarà finalmente libero. Il suo primo album The Boy who floated freely ha sbancato prima in America, poi ha conquistato la Francia ed ora esce in Italia con Sleepingstar/Goodfellas. La tua vita sembra un favola e anche il tuo esordio discografico ha un che di magico. Dopo tanto peregrinare in giro per il mondo eccoti finalmente in Italia. Parlaci un po’ di questo lungo anno di concerti e di successi. È stato veramente irreale. Non mi sarei mai aspettato che questa musica mi avrebbe portato in giro per il mondo, e che piacesse così tanto alle persone. Sono stato in così tanti paesi e ho anche conosciuto un sacco di persone fantastiche. In te, nelle tue origini, si incontra il mondo (ndr Ramon è di origine spagnola e portoricana da parte del padre e haitiana e delle filippine da parte della madre). Anche la tua musica sembra la fusione di moltissime cose. Da cosa ti senti ispirato? Certo, la vita mi ispira. Penso che tutto nella mia vita sembra terminare quando alla fine esce fuori dalla mia musica. La mia famiglia, i miei amori, le mie esperienze e nuove cose che ho imparato, visto e sentito. Dietro The Boy who floated freely c’è una storia, il disco è una sorta di concept, ce lo racconti. Bene, era un’idea che avevo… di raccontare una storia attraverso la mia musica ed usarla come elemento di stimolo per l’immaginazione visiva e di coesione. Ho sentito un sacco di concept album e non ho mai potuto vedere la storia, nemmeno attraverso le parole, non vedo nessuna connessione o altro. Io volevo costruire una storia che sembrasse anche una vecchia favola. La tua voce è incredibile, da dove viene? Come l’hai scoperta? Io ho sempre avuto la mia voce, perciò non mi sembra così strano. Sono stato sempre capace di cantare in tonalità alte. Ma penso che sia stato solo recentemente, mentre scrivevo questo album, che ho scoperto come usare la mia voce in questo modo particolare. Volevo che suonasse come Snow White (bianca neve), e così ho provato. Il tuo nome è spesso associato a quello di Anthony and the Johnsons, Devendra Banhart. Cosa pensi di questi di questi artisti? Credi ci siano delle vicinanze nel vostro modo di fare musica? Sento sempre queste associazioni. Ho avuto la possibilità di ascoltare solo un paio di canzoni di Anthony and the Johnsons. Credo che posso vedere la similitudine. (da quello che ho sentito la musica di Anthony sembra veramente genuina a toccante). Non vedo la vicinanza con Devendra, solo il fatto che ogni tanto entrambi cantiamo con la voce tremolante e qualche volta suoniamo da soli con la chitarra in concerto. Ho avuto difficoltà ad entrare nella sua musica. Quali artisti ti hanno influenzato nel tuo percorso musicale? Che tipo di musica ascolti ora? Sono partito con Huey lewis and the news (quegli di The power of love di Ritorno al futuro). Mio padre ascoltava un sacco Julio Iglesias, Bob Dylan, I Beatles, Josè Feliciano, Gipsy kings e Simon and garfunkel. In questi giorni ho ascoltato molto gli album bollywood di Asha Bhosle e quelli etiopici di Thaloun Gèssèssè. Mi piacciono molto the rachel’s e anche i libri. Come definiresti la tua musica? Penso che la dovresti classificare nello stesso modo in cui classifichi Cat Stevens. Più o meno proprio come un tipo che canta canzoni con una chitarra acustica. Osvaldo Piliego
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