NABIL (Radiodervish)
Scritto da Pierpaolo Lala    Lunedì 09 Luglio 2007 18:29    PDF Stampa E-mail
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Da pochi giorni è uscito il nuovo lavoro discografico dei Radiodervish, gruppo italo palestinese composto da Nabil Salameh e Michele Lobaccaro. Si tratta di un doppio (cd e dvd) che racconta l’ultima avventura del duo a metà strada tra musica e parole. Amara Terra mia è infatti un fortunato spettacolo (prodotto da Antonio Princigalli) che narra di terre, viaggi, partenze e approdi nel quale alcune delle canzoni più note dei Radiodervish si intrecciano con i testi letti da Giuseppe Battiston. Parole e musiche che raccontano i legami tra Oriente e Occidente, la precaria mobilità e la fragilità di essere umani in costante movimento, non soltanto fisico e corporeo, ma anche psichico e intellettuale. Il cd, che si apre con le versioni inedite, cantate in italiano e arabo, di due canzoni di Domenico Modugno (Amara terra mia e Tu si na cosa grande), contiene la registrazione dal vivo dello spettacolo. Il dvd offre invece il video clip della title track diretto da Franco Battiato e girato tra Melpignano e il porto di Otranto e Gramsci e l’hashish, quinto atto dello spettacolo.

Dove nasce l’idea dello spettacolo?

Lo spettacolo ha avuto una evoluzione molto lenta. L’idea di base è partita da un desiderio di accostare la letteratura alla musica. Nella nostre intenzioni c’era la convivenza tra i nostri brani e i testi letterari che più ci avevano ispirato. Ad un certo punto, grazie alla collaborazione con Giuseppe Battiston, siamo giunti alla piena maturità e abbiamo cercato di dare una struttura di spettacolo a questa intuizione.

 

Che testi avete usato?

La nostra idea è stata quella di accostare i testi della migrazione - nel senso di partenza e approdo fisico e psichico – a brani musicali. Tra i testi c’è il reportage Io, vittima del Cpt della giornalista francese Giovanna Boursier al quale abbiamo affiancato Amara terra mia. Si tratta di una nostra rilettura del grande Domenico Modugno, figlio di una Puglia che lega questa sponda del Mediterraneo con l’altra. A parte la bellezza indiscussa delle sue canzoni secondo noi non viene spesso valorizzato al punto giusto il suo respiro mediterraneo. Modugno è stato un autore ribelle che ha accostato diversi dialetti cantando in napoletano e sentendosi siciliano pur essendo assolutamente pugliese.

Un intreccio di lingue e sonorità che è proprio dei Radiodervish.

All’inizio venivamo etichettati come un gruppo italo palestinese ma la definizione credo sia molto più semplice. Noi siamo un gruppo dell’Italia di oggi, siamo il mosaico che rispecchia questa società multiculturale che è si evoluta che produce, crea, lavora.

Questo cd segna anche il passaggio ad una nuova etichetta

Dopo anni bellissimi con Il Manifesto siamo approdati alla Radio Fandango di Domenico Procacci. Un punto di trasformazione importante per la produzione e per la distribuzione. Attualmente stiamo già lavorando materialmente al prossimo cd che dovrebbe uscire in primavera. (pila)

 

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