| SERGIO STAINO | ||||
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Non è facile raccontare Sergio Staino in poche righe. Eclettico come sanno essere solo gli artisti toscani, Staino è sicuramente uno dei più grandi disegnatori di fumetto satirico italiani. Ma nella sua carriera non c’è stato solo il fumetto. C’è stata anche la rivista Tango, da lui fondata nel 1986, e che per anni ha raccolto tra le sue pagine le migliori firme della satira italiana; c’è stata la tv, per cui, tra l’altro, nel 1993, ha firmato il varietà Cielito lindo, una sorta di Zelig ante litteram; ci sono stati i film che ha sceneggiato; c’è ancora oggi il teatro. E poi c’è Bobo: più che un fumetto, il suo alter-ego. Insieme alla moglie Bibi ed ai figli Ilaria e Michele, Bobo è, ormai per molti, un insostituibile compagno di viaggio, che, dalle pagine dell’Unità, spiega, senza compromessi e con poche battute imbevute di ironia e franchezza, la "terza verità" sulle quotidiane battaglie politiche. Da insegnante di applicazioni tecniche a disegnatore: come si è avvicinato al mondo delle vignette satiriche? In realtà il disegnatore viene molto prima dell’insegnante di educazione tecnica. L’insopprimibile desiderio di disegnare e di raccontare il mondo attraverso linee tracciate in penna o matita mi ha accompagnato fin dalla primissima infanzia, da quando, intorno ai 3 anni, mia mamma iniziò a farmi copiare con il suo aiuto i disegni dei libri di fiabe che mi aveva letto. L’elemento satirico arriva invece, come sempre, in età matura. Bisogna essere un po’ abbruciacchiati dalla vita per raggiungere la capacità di rileggere le cose che non vano in chiave divertente. Pensa che la satira abbia dato un contributo alla crescita della società italiana? Ed alla politica italiana? Certo che sì. La satira, come qualunque settore della cultura e dell’informazione, produce e mette in circolo interpretazioni del mondo che possono essere più o meno azzeccate, più o meno intelligenti, ma che comunque arricchiscono il dibattito collettivo. Credo anche che il volume e la qualità della satira sia un buon indice di democrazia della società. È scontato che qualunque istituzione fondamentalista, dalle dittature politiche o militari fino agli integralismi religiosi, la prima cosa che fanno è prendersela con il riso e quindi con la satira. Al contrario una politica seria ed onesta, non può trovare che il giovamento da un’azione satirica che sottolinea ed esalta le mille ipocrisie che ovviamente esistono anche nelle migliori famiglie. Molti generi fumettistici hanno perso o stanno perdendo l’interesse del pubblico. Secondo lei, limitandoci a parlare dell’Italia, qual è il futuro della satira? Come sempre, quando un nuovo "media" entra sulla scena del mondo, quelli vecchi non scompaiono ma si ritagliano posizioni che potremmo definire "di nicchia". È successo al teatro con l’arrivo del cinema, è successo al cinema con l’arrivo della televisione, sta succedendo alla televisione dopo l’arrivo di internet, ecc.... Penso quindi che la satira disegnata, quella che faccio io, manterrà un suo pubblico limitato di fan, mentre quella più di massa, quella che fa più male al potere, si eserciterà in linguaggi più attuali, dalla tv al computer. Già oggi è così: basta pensare alle trasmissioni televisive della Guzzanti o al Blog di Beppe Grillo. Cosa ha pensato dopo la reazione islamica alle vignette su Maometto? Ho pensato che non dovevamo accettare quel ricatto. Ho pensato che non dovevamo metterci lì a giudicare se le vignette erano belle o brutte, se erano giuste o ingiuste, se erano offensive o no. Ho pensato che l’unica cosa seria da fare era difendere la libertà di parola e di espressione da un attacco forsennato dell’oscurantismo religioso. Purtroppo non è andata così. Purtroppo molti miei compagni di ideali hanno pensato di comprendere le ragioni dei popoli arabi, dimenticando che non erano i popoli ad attaccare le vignette ma gruppi di fanatici liberticidi, e quindi se la sono presa più con gli autori tradendo lo spirito illuminista, europeo o arabo che fosse. Nonostante barba e capelli bianchi, Bobo ha compiuto 25 anni: cosa ama di più di lui e cosa, invece, gli rimprovera? Barba e capelli bianchi ce li ho io e non Bobo, e questa è una cosa che gli invidio molto. Per il resto mi assomiglia assai, forse non più fisicamente ma da un punto di vista politico e sentimentale siamo due gocce d’acqua. Se ho qualcosa da rimproverargli è un qualcosa che devo ovviamente rimproverare anche a me, ma non sono così masochista da raccontarlo in pubblico. Noi auguriamo a Bobo ancora 100 anni di successi. Può chiedergli di fare un augurio anche al nostro giornale? L’augurio migliore che può fare Bobo è identico a quello che posso fare io e che, anzi, vi ho già fatto. Quale augurio migliore, infatti, se non concedervi un’intervista, con stima e con tanto affetto?
Federica Pacella
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