IL ROCK IN PROGRESS DI DANIELE COLUZZI
Scritto da Osvaldo Piliego    Mercoledì 26 Ottobre 2011 17:45    PDF Stampa E-mail
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Daniele vive per la musica. È un musicista, è la voce e la penna della band Io non sono Bogte. È critico musicale, scrive per Rockerilla e ha collaborato con Coolclub.it. È uno scrittore. Esce in questi giorni per Effequ Rock in progress, una guida ricca di suggestioni e consigli per chi si affaccia al mondo della musica. Un libretto dedicato alle band indipendenti che suona come una dichiarazione d'amore per il rock che si è fatto da solo, ma che anche un analisi lucida della realtà discografica Italiana. Per fare questo Daniele non è salito in cattedra ma ha intervistato alcune della figure cardine ( giornalisti, musicisti, addettia i lavori)della nuova e vecchia scena rock italiana: Verdena, Massimo Volume, Federico Guglielmi, Cristina Donà, Ministri, Giorgio Canali, Urtovox Records,Paolo Benvegnù, Giordano Sangiorgi, Aurelio Pasini, Il Teatro degli Orrori, solo per citarne alcuni.

danielecoluzziÈ romantico il tuo approccio alla musica. Una giovane penna, un giovane musicista che si affaccia al mondo e cerca di capirlo attraverso le parole di chi ci vive da più tempo e ha fatto più strada. Cosa ne pensi?
Mi fa sorridere che tutto questo venga avvertito come "romantico"! Forse è così. Da giovane penna, ma soprattutto da giovane e basta, ho voluto creare una conversazione a più voci tra coloro che hanno fatto strada e hanno molto da raccontare. Per saperne di più sugli aspetti meno convenzionali e conosciuti delle band e del settore, e per capire come muoversi in un ambiente complesso come questo. Allo stesso tempo, nella conversazione, entrano molte delle nuove band che stanno dimostrando, proprio in questo momento, di saperci fare, di avere qualcosa da dire e di avere un punto di vista fresco e nuovo sull'argomento, che è ciò che serve oggi. Insomma, i veri protagonisti del libro sono proprio loro...emergenti e "romantici" come me!

Le guide al successo o le istruzioni per...sono oggetti pericolosi. Ad alcuni possono risultare spocchiosi. Tu hai schivato il rischio grazie a una scrittura molto rock, come un diario...
Nessuna lista della spesa nel mio libro. Nessuna ricetta di cucina, nessun foglietto illustrativo. Ho voluto evitare fin da subito la classica impostazione da "guida al successo", con relativi schemetti ed elenchi di consigli numerati. Mi infastidisce profondamente. Ho preferito affrontare l'argomento in maniera discorsiva, integrando i consigli con i vari punti di vista degli intervistati, che rendessero il libro non solo un "manuale", ma anche uno stimolo a riflettere in modo più ampio sull'argomento.

Come hai scelto i tuoi interlocutori? È stato difficile? C'è, secondo te, voglia di raccontarsi?
C'è tantissima voglia di raccontarsi, e di raccontare il proprio momento storico. Ho ricevuto fin da subito il pieno appoggio di uffici stampa, giornalisti, artisti, festival, etichette: non mi aspettavo così tanti feedback! Ho avuto fin da subito l'impressione di aver aperto un vero e proprio vaso di Pandora, e alla fine la difficoltà più grande non è stata contattare nuovi nomi, ma non contattarli! Ho dovuto dire "basta", per non rimanere sommerso dalla valanga di nomi che saltavano fuori qua e là!

Tirando le somme. Credi che questo sia un buon periodo per l'indie italiano?
Buonissimo. La qualità è molto alta, l'attenzione anche, e il pubblico si moltiplica a vista d'occhio; si ha voglia di ascoltare qualcosa di nuovo, che non puzzi di vecchio e di paraculo, e che sappia parlare della realtà di tutti i giorni, senza fronzoli e luoghi comuni. E' il momento giusto per farsi sentire, lì fuori non aspettano altro.

Alla luce del lavoro fatto per partorire Rock in progress, cosa ti sentiresti di dire a una band che si affaccia sulla scena oggi?
Mi piacerebbe che le band fossero un po' più consapevoli di questo: le opportunità per farsi conoscere ci sono, la buona musica non è vero che non vende, le classifiche sono tutte stronzate. Bisogna darsi da fare, sgomitare, viaggiare, e farlo con serenità e ottimismo rende tutto più bello. Non succederà mai niente di buono in questo Paese, se continuiamo ad essere disfattisti!

Sei giovanissimo, da dove è maturata questa tua passione per la scrittura musicale?
Considerando che le mie due passioni più grandi sono la musica e la letteratura, credo fosse un passo scontato quello di avvicinarsi prima o poi alla scrittura musicale! Ho cominciato a scrivere per dei portali di musica emergente, poi per riviste come Rockerilla, e alla fine è nata l'idea del libro. Tuttavia, in futuro, mi piacerebbe tenere separate le due cose: suonare in giro con Io Non Sono Bogte e nel frattempo riprendere e sistemare un romanzo che ho cominciato qualche anno fa.

Osvaldo Piliego

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