Sodastream
Scritto da Dino Amenduni    Lunedì 09 Luglio 2007 18:11    PDF Stampa E-mail
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Bari, Auditorium Vallisa, 22 novembre. Il festival Time Zones continua a emozionare il pubblico, quanto mai eterogeneo, perché è la musica proposta ad essere quanto mai eterogenea. Lo scopo del festival, giunto alla sua 21ima edizione, in fondo è proprio questo: illustrarci le "vie delle musiche possibili". Oggi protagonisti i Jackie O’Motherfucker, avanguardisti americani del post-rock, ma soprattutto i Sodastream. Album appena uscito, distribuito qui da noi grazie a una label tutta italiana (Homesleep), gran forma, grande disponibilità, nonostante la stanchezza di un tour massacrante e affascinante al tempo stesso, fatto di continui spostamenti e di vita "on the road".

È molto affascinante l’idea che una band australiana possa essere distribuita da un’etichetta italiana. E non una qualsiasi, la Homesleep! perché avete scelto proprio loro e come è nato il tutto.

Il come e il perché si sono intrecciati: avevamo un contratto con un’altra etichetta, la Spin!go (distribuzione Rough Trade, ndr), che era sì piuttosto grande ed efficiente, ma ci mancava il contatto diretto con le persone con cui lavoravamo. E così abbiamo inviato una demo da noi costruita apposta per la Homesleep: loro sono stati entusiasti di noi e noi siamo molto contenti di lavorare con gente giovane, che tra l’altro cura la distribuzione di altri ottimi artisti.

A questo proposito, avete sentito qualche artista italiano sotto Homesleep?

Si, gli Yuppie Flu più di tutti! Ma anche Giardini di Miro e Julie’s Haircut non sono affatto male..

Questa partnership vi ha portato in modo quasi automatico a girare l’Italia. Siete qui da quasi un mese e avete concerti per i prossimi due: a parte le solite banalità sul buon cibo, il buon vino e la bella vita, vi siete fatti un’idea del "sistema Italia"? Potete contemporaneamente osservarla come musicisti, ma anche come turisti, o semplici osservatori..

La cosa che ancora oggi mi stupisce è quanto siate differenti a distanza di non più di 200 chilometri: differente stile di vita, differente cultura, diversi piatti tipici, diversi dialetti. In Australia questa cosa è ovviamente impensabile. Un’altra cosa che mi ha colpito è la vostra disponibilità: ho conosciuto un sacco di gente pronta a mettersi a nostra completa disposizione, cordiali, calorosi, al nord come al sud.

Da italiano sono contento di sentire un ragazzo straniero che vede l’Italia omogenea sotto questo aspetto: spesso siamo noi stessi a considerarci separati, il nord dal sud e viceversa. E del vostro rapporto con l’Australia che mi dite? Siete praticamente in tour costante, non ne sentite la mancanza?

Se tu pensi che noi siamo in tour praticamente da quattro anni, capisci come sia normale che ci manchi casa. Tra l’altro, abbiamo suonato in posti completamente diversi dall’Australia: siamo stati addirittura in Bangladesh a suonare! Allo stesso tempo essere in tour non è una cosa definitiva, quindi siamo consapevoli che torneremo e questo ci fa stare molto meglio. Poi, suonare in un posto come questo ti gratifica a tal punto da pensare che ne vale la pena...magari in Francia mi manca un po’ di più casa, lì sono un po’ più noiosi (ride). Ma in Italia e in Germania ci divertiamo e quindi la nostalgia la si sente un po’ meno.

Siete stati considerati come esponenti del NAM (New Acoustic Movement). Vi identificate in questa definizione? E cosa pensate del movimento in generale? Sembra essere un po’ scemato l’interesse generale sulla questione..

Sono solo cose che crea la stampa! Non abbiamo mai vissuto preoccupandoci di come venivamo etichettati: se pensano che noi apparteniamo al New Acoustic Movement va bene, noi continueremo a suonare la nostra musica, non dobbiamo certo seguire una tipologia musicale, ma la nostra personalità. Se suoniamo acustici è solo perché oggi sentiamo di esserlo. Riguardo il NAM in generale, è ovvio che, come tutte le etichette create dalla stampa, la cosa si sia sgonfiata; basta che un qualsiasi artista precedentemente etichettato come "acustico" passi al rock o all’electro-clash, per farti capire come queste definizioni siano semplicistiche.

 Prima di andare a dormire, Pete (contrabbasso e voce) scrive sul sito della band:

"Lo show è andato bene. Un luogo incredibile. Una specie di chiesa, qualcosa del genere. Era piena di gente. Direi che ce la siamo cavata. Ora sono distrutto. E vedremo quali avventure ci aspetteranno domani"

(ho scoperto il giorno dopo l’intervista che i ragazzi sono giunti a Bari in ritardo e con un guasto al radiatore del van, hanno fanno un soundcheck di 5 minuti dopo un viaggio di 500 km: considerando che hanno rilasciato l’intervista intorno all’una di notte, c’è davvero da apprezzarli).

Dino  Amenduni
 

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