| Alessandro Piva | ||||
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Dalla macchina da presa alla consolle. Raccontaci di questa nuova esperienza fuori dall’ordinario. E soprattutto, quando potremo vedere anche te come dj? L’idea di Dj for a Day è nata con l’intenzione di regalare, a chi frequenta l’ambiente delle discoteche, un’esperienza diversa e lontana da quella che è la tipica uscita per andare a ballare. Da un altro versante abbiamo invece cercato di attirare chi in discoteca rifiuta di andarci, proprio per una questione che riguarda l’andamento delle serate in quei luoghi. Se vuoi è un divertimento meno "gridato", ma pur sempre intrigante perché si ha l’occasione di vedere un artista slegato dal suo contesto abituale, avendo così l’occasione di conoscerne meglio i gusti e alcuni aspetti. Direi che l’esperimento è riuscito, visto il riscontro ottenuto con Riccardo Scamarcio, ma speriamo che si possa continuare positivamente. Per quanto riguarda una mia partecipazione attiva per il momento sto a guardare, ma vedremo più in là. L’esperienza del Mavù si presta ad introdurre l’argomento di questo numero di Coolclub.it, che è incentrato sulle colonne sonore. Come vedi il lavoro di compositore e quali sono le tue personali indicazioni se ce ne sono? Per abitudine non sono uno di quei registi che pretende di dire la sua su tutto. Lascio molto spazio ai miei collaboratori e alle loro idee, nello specifico Ivan Iusco che ha composto le musiche dei miei lavori. Diciamo che mi limito a dare delle semplici indicazioni su come intendo quella scena e su come mi aspetto venga resa al meglio. A volte mi capita di non riconoscermi nel lavoro del compositore e di proporre nuove soluzioni, mentre altre rimango piacevolmente smentito. Il bello del cinema è anche questo. Fare un film si potrebbe paragonare ad un parto che porta sempre ad una nascita, ma ogni volta attraverso modi, tempi e risvolti differenti. ![]() Parlaci dei nuovi progetti che ti aspettano...
Al momento sono al lavoro su un film piccolo e su una grossa produzione. Tornando al discorso di prima credo che al giorno d’oggi, con i continui mutamenti che ci sono, sia importante un artista saper essere poliedrico. Non bisogna fossilizzarsi su qualcosa ma essere disponibili a lavorare su più fronti, e te lo dice una persona che ci mette mediamente quattro anni a fare un film. In tutti i tuoi lavori è presente una matrice locale, che hai conservato anche dopo essere approdato al cosiddetto cinema nazionale. Sei molto legato alla tua terra o è solo una questione di opportunità? Negli anni ‘80 andare a vedere film italiani era considerato da sfigati. Negli ultimi quindici anni le cose sono lentamente cambiate e credo che si debba anche a questa "decentralizzazione". La gente si era stancata di un romacentrismo in cui non si riconosceva e si è riappropriata di varie identità, le proprie. Ora il cinema si riprende e trasmette nuovi segnali positivi soprattutto perchè è cambiata questa percezione della gente nei riguardi dei nostri prodotti culturali. Chiudiamo con un’altra esperienza locale, legata stavolta al Salento. Hai avuto l’occasione di coordinare per Telerama i videomaker che documentavano la "Notte della taranta". Che tipo di lavoro è stato e che opinione hai delle accuse di approssimazione culturale che questa manifestazione porta con se? L’esperienza della "Notte della Taranta" è stata senza dubbio positiva. Lavorare con altri artisti e avere l’opportunità di raccontare le tradizioni e la loro evoluzione è stato interessante. Da questo vorrei potesse scaturire anche un video, da distribuire prossimamente. Per quanto riguarda le polemiche io cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Forse è vero che la faccia del Salento non è solo questa, ma io penso anche agli enormi vantaggi che questa manifestazione ha portato al territorio, sia in termini economici e turistici, che in termini di visibilità. Certo bisogna stare attenti, ma senza distruggere ciò che è positivo, ma semmai migliorarlo. C. Michele Pierri
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