Tre Allegri Ragazzi Morti
Scritto da Ilario Galati    Mercoledì 09 Luglio 2008 17:49    PDF Stampa E-mail
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altIl trio di Pordenone, giunto al suo quinto disco, celebra così il suo primo decennio di vita. Registrato presso il Green Fog Studio di Genova (di proprietà dei Meganoidi) e prodotto da La Tempesta, label gestita degli stessi T.A.R.M., l’album giunge a tre anni di distanza dal precedente Il Sogno del Gorilla Bianco. La Seconda Rivoluzione Sessuale contiene al solito brani secchi, veloci, ironici e profondamente pop, pur introducendo una serie di novità interessanti nella scrittura e negli arrangiamenti. Abbiamo intervistato Enrico Molteni, bassista della band.

Questo disco segna il vostro ritorno discografico dopo circa tre anni di assenza. Vi siete occupati anche di altro in questi ultimi anni ma mi pare di capire che questo vostro ritorno sia piuttosto ragionato e meno spontaneista rispetto ai dischi precedenti.

 

Soddisfatti quindi?

 

La Seconda Rivoluzione Sessuale è il vostro quinto lavoro, che chiude idealmente il primo decennio di vita dei T.A.R.M. Che effetto fa suonare rock’n’roll e non essere più coetanei della propria audience?

 

Il disco l’avete registrato a Genova nello studio dei Meganoidi. Città importante per la musica italiana, come sottolineano le note stampa che accompagnano il disco…

 

E nel disco ci sono anche gli Zen Circus e Brian Ritchie dei Violent Femmes. Raccontami di questi incontri.

 

Entriamo nel disco. C’è un pezzo che si intitola La Sindrome di Bangs e che omaggia a vostro modo il celebre critico musicale. Posto che ormai il vecchio Lester è un feticcio (con tutto quello che ne consegue e in primis una certa acriticità di giudizio, ndr), come è nata questa idea?

 

Inoltre nel disco c’è una cover. Non è la prima volta che vi misurate con pezzi altrui ma questa volta lo avete fatto in modo particolare. Anzitutto perché avete scelto My Little Brother degli Art Brut?

 

Qualche cambiamento all’orizzonte per quanto riguarda le ‘strategie’ mediatiche dei Tarm? Intendo: abbasserete la maschera?

 

Ilario Galati

(ride) No, credo proprio di no. A questo punto non avrebbe molto senso tornare indietro. È interessante l’idea di inventarsi nuovi modi per trasmettere la propria immagine, senza però accantonare la mascherina, che ormai è un simbolo e ai concerti vengono tutti in maschera. Non potremmo mai abbandonarla. Ci piacerebbe sfruttare i fumetti di Davide Toffolo, un po’ come hanno fatto i Gorillaz, ma per noi è difficile immaginare degli show spettacolari come quelli della band di Albarn.
Perché ci piaceva l’idea di interpretare un brano di una band contemporanea. Abbiamo visto il loro live e ci ha colpiti la loro attitudine che è molto simile alla nostra: un set fatto di canzoni fresche, veloci, con tanti slogan. Quella canzone in particolare ci sembrava suonasse bene perché in molti ci dicono "per colpa vostra il mio fratellino – o mio figlio – adesso ascolta il rock’n’roll, siete voi che gli avete fatto conoscere uno stile di vita diverso". Per cui, Mio Fratellino Ha Scoperto Il Rock’n’Roll ci sembrava perfetta. L’abbiamo tradotta praticamente alla lettera, senza reinterpretare liberamente il testo. L’abbiamo decisa al volo. Ed è diventato un pezzo dei Tarm Brut (ride)…
Ovviamente è Davide che scrive i testi per cui lui ti risponderebbe meglio. Comunque, mi sembra un pezzo particolare… è difficile che si scrivano pezzi per parlare di giornalisti musicali. Naturalmente è soprattutto un omaggio ad un certo tipo di critica e giornalismo libero. Con uno stile letterario tutto suo. A leggerlo oggi cogli che tutto sommato nella nostra epoca manca un’altra figura come lui.
Allora, dopo aver registrato il disco siamo andati a Ferrara a missarlo e nello stesso studio c’erano gli Zen Circus che avevano questo contatto con Brian Ritchie e stavano cominciando a registrare il loro nuovo disco. Brian, oltre ad essere un grande musicista, è una gran bella persona. Gli abbiamo chiesto in inglese maccheronico di buttare un basso in un nostro pezzo e lui ha detto "si, perchè no" e da lì è nata questa collaborazione che per noi è stata molto importante perché abbiamo sempre seguito la sua musica.
…Diciamo che il vero contatto iniziale è stato proprio quello con i Meganoidi infatti Mattia (Cominotto ndr)ha registrato il disco e ha suonato in alcuni pezzi. Quindi la scelta della città era inizialmente in secondo piano. Poi ci siamo resi conto di come Genova sia una città che ti influenza. È una città difficile per certi versi, che si è rivelata piena di musica e di persone nuove con ottime idee. Infatti ci venivano spesso a trovare in studio e molti di loro sono entrati nel disco.
Questa è una domanda difficile. Io ho iniziato questa avventura che avevo diciotto anni per cui c’era una totale corrispondenza anagrafica con il nostro pubblico. Adesso siamo cresciuti ma mi piace pensare che siamo riusciti a mantenere un approccio e uno spirito che ci tiene legati agli adolescenti. Anche se devo dire che i nostri ascoltatori sono un po’ cresciuti rispetto agli esordi, nel senso che alcuni, diciottenni all’epoca, continuano a seguirci ancora adesso a dieci anni di distanza.
Direi di si. Le registrazioni sono durate 5 mesi e in questo lasso di tempo l’umore naturalmente andava su e giù nel senso che fino all’ultimo momento non eravamo certi che il tutto ci avrebbe davvero soddisfatto. Una volta finito invece tutti e tre ci siamo ritrovati d’accordo sul valore del lavoro che credo rappresenti bene quello che siamo adesso.
Sicuramente, la differenza è che questa volta siamo partiti dalla musica, mentre prima partivamo da un’idea della singola canzone, dalle parole o dal ritornello. Questa volta siamo partiti dalla musica e ci siamo concentrati specialmente su di essa, pur non essendo noi dei virtuosi dello strumento. Forse per questo suona un po’ più ricco dei precedenti.
 

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