| Enzo Mansueto | ||||
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La nascita del punk in Italia si è intrecciata al movimento della sinistra extraparlamentare. Da questo incontro, quasi inesistente altrove, esplode un'originale esperienza che utilizza gli spazi occupati dalla precedente generazione per organizzare concerti autogestiti e strutturare un'innovativa e radicale proposta politico-esistenziale. Lungo tutta la penisola decine e decine di gruppi punk formano un circuito perfettamente funzionante che crea le basi di un preciso stile di vita anticonformista e riottoso, destinato a influenzare in profondità anche il presente. In Lumi di Punk, libro edito da Agenzia X, nuova casa editrice nata da una costola della Shake e diretta da Marco Philopat, agitatore culturale e autore del fondamentale romanzo sul punk Costretti a sanguinare, prendono parola trenta protagonisti di quella scena. All'interno si possono leggere due fumetti tratti da Torazine, alcune tavole dello scomparso Professor Bad Trip, una discografia curata da Mox Cristadoro, un ampio apparato iconografico ed un intervento di Enzo Mansueto, poeta e critico letterario barese, che ricostruisce le tappe fondamentali del movimento punk nella capitale pugliese. Quando si radica il punk a Bari? Con la fisionomia di un movimento sotterraneo riconoscibile, il punk a Bari emerge tra 1979 e 1980, anche se alcune individualità decisive esprimevano già una "attitudine" nei mesi cruciali intorno al 1977. La sua vicenda durerà sino al 1984, con lo sgombero del centro sociale occupato La Giungla e l'avvento della deriva hardcore o punkabbestia, che si spingerà sino agli anni Novanta. Quale la peculiarità della scena punk barese rispetto al resto del movimento in Italia? La sua peculiarità fu quella di un incredibile fermento creativo ed estetico a dispetto del deserto culturale tipico delle aree metropolitane meridionali. È il caso di dire: fiori nella spazzatura. Tu prima di essere il poeta di valore che tutti conosciamo, sei stato un attivo esponente della scena punk barese... Sì, io cantavo, nella band postpunk degli Skizo, che, tra 1980 e 1982 si affermò come una delle più significative esperienze della new wave italiana. Proprio in quel frangente della mia adolescenza maturai la passione per la composizione di liriche, allora "cantate", successivamente scritte e, oggi, musicate. Riconosco una forte continuità tra la mia attuale attività di poeta e quella acerba ma fondamentale esperienza. A distanza di trent'anni, cosa rimane di quegli anni? Come ho già scritto, per me ha senso parlare di punk sostanzialmente per quella nube di fenomeni che ha nella vicenda dei Sex Pistols a Londra, tra 1975 e 1978, il proprio punto di fuga. E quella vicenda è morta e sepolta. Condivido tuttavia l'idea di un'attitudine imperitura, anarchica, che precede e segue quell'esperienza storica, spostandosi e incarnandosi in diverse forme: da Duchamp ai rave techno. E cosa ne pensi dei punk che si vedono tuttora in giro? I ragazzini che oggi clonano alla perfezione modelli di oltre un quarto di secolo fa, se voglio essere benevolo, posso al limite considerarli come prodotti di una estetica citazionistica, di un surfing stilistico, purché facciano ciò consapevolmente. Come dire. Dal no future al vintage! Rossano Astremo
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