| Marco Mancassola | ||||
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Ho appena terminato la lettura di Kids&Revolution, mi piacerebbe sapere come è nato il progetto e come si sviluppa il reading/performance in tour. All’inizio c’era un grumo di storie. Le avevo in mente da anni, e avevano tutte per protagonisti dei bambini che, in qualche modo, scatenano la rivoluzione. Col tempo ho capito che queste storie avrebbero avuto forma di fiabe. Fiabe nere per adulti. Ma che c’entrava Marco Mancassola con le fiabe? Una sorta di seconda entità narrativa era sorta in me. E se erano fiabe, avrei avuto delle illustrazioni? Iniziai a cercare qualcuno con cui collaborare. Incontrai Marco Rufo Perroni. Parallelamente presi a parlarne con due musicisti, Giacomo Garavelloni e Sergio ‘Wow’ Bertin, con i quali collaboravo già ad altri progetti. Il protagonista di una delle fiabe principali era un musicista, che muore per aver composto una canzone oscura e fantastica. Che suono poteva avere questa canzone? Bisognava provare a farla. è nato tutto per sviluppo naturale. C’era una suggestione, l’idea di un clima fantastico, dark, struggente e obliquamente politico, e ci siamo resi conto che il nostro desiderio era sviluppare questo clima, dargli forma in vari linguaggi. Allora è nato Louis Böde. Una specie di ‘band creativa’ multimediale. A noi si è aggiunto Nicola Villa, anche lui artista visivo come Perroni, ma che aveva voglia di sperimentarsi sul campo del video. Louis Böde è dunque un gruppo di lavoro trasversale, legato ad atmosfere fiabesche-allegoriche. Kids&Revolution è stato il nostro primo lavoro, ed è anzitutto un libro, ma anche un EP musicale e un video. Stiamo portando in giro un reading-concerto. Il futuro è aperto, ci saranno senz’altro altre storie da raccontare. Con quale linguaggio lo decideremo a seconda delle necessità, di ciò che ci sarà da dire. I disegni che accompagnano il libro sono molto belli e inquietanti: come mai la scelta monocromatica del beige? La scelta è venuta da Marco Rufo Perroni, che ha lavorato alla parte visiva del progetto. I primi schizzi che ci ha proposto erano disegnati su questa carta beige da macellaio, e avevano già una loro inconfondibile atmosfera: cruda e insieme retrò. Drammatica e nostalgica. Il rapporto vittima/carnefice, l’emarginazione, la vendetta, sembrano essere tra le tematiche affrontate dal libro: potrebbe definirsi una sorta di "Mille e una notte" dark? Il sangue, la strage, la vittima, l’assassino, lo sfruttatore, lo sfruttato che si ribella, gli animali che osservano e talvolta intervengono, il rapporto continuo con la morte, la commistione di realistico e favolistico, la purezza ingenua del giovane eroe: sono tutti elementi presenti in Kids&Revolution. Le mille e una notte, colossale opera di immaginario fantastico, politico, poetico e orrorifico, ha rappresentato il riferimento più costante anche nella struttura. Nel saggio di Giorgio Fontana su Qualcuno ha mentito vieni paragonato a Kafka; D. F. Wallace ha affermato che in Kafka il senso dell’umorismo, per quanto difficile da percepire, sia prepotentemente presente: quanto è presente l’umorismo nei tuoi scritti? Il cadavere che cambia stanza forse si sta divertendo a prendere in giro il protagonista? Ah, l’umorismo in Kafka è una vecchia questione. Se è per questo, io in Kafka ci trovo un sacco di erotismo!... Comunque, parlando del mio lavoro: diciamo che l’umorismo in ciò che scrivo è come un’anima. Non si vede ma c’è. Peraltro, nel nuovo romanzo cui sto lavorando, e che apparirà più avanti per Rizzoli, sto tirando fuori questo umorismo in modo più esplicito. Diciamo che sto tirando fuori l’anima. Quanto a Qualcuno ha mentito, il mio secondo romanzo in cui c’era un cadavere in una casa abbandonata… Quel cadavere di certo si divertiva alle spalle del protagonista. C’era un piano di realtà nascosta, ulteriore, che i protagonisti del libro riuscivano appena a intuire. Non sarebbe una sorpresa scoprire che quest’altra realtà, sia essa metafisica o chissà, si diverte alle nostre spalle. In Kafka, questa ulteriore realtà coincide con un piano assurdo-burocratico che, non c’è dubbio, si diverte molto alle nostre spalle. Ho partecipato ad un tuo reading un milione di anni fa a Pisa in un bar che all’epoca si chiamava Absolut e tu presentavi Il mondo senza me ancora edito da Pequod ed allora introvabile: quanto è cambiata la tua vita dopo tanti romanzi e una nuova casa editrice diciamo meno "underground"? Devono essere passati cinque-sei anni, eppure sembra un secolo vero? La mia vita nel frattempo è certo cambiata, ma è difficile dire se questi cambiamenti siano legati alla scrittura o meno. Faccio prima a dire che a cambiare è stata la mia scrittura. È più consapevole, com’è giusto che sia, e più sicura di quello che vuole. Quanto ai lati pratici, che dire? Ho cambiato città una mezza dozzina di volte, vivo di contratti editoriali, ho smesso di avere a che fare con le droghe, ho imparato a stare bene anche da solo. Niente di speciale. Sono soltanto cresciuto. In Last Love Parade Leo dice che sei un "bravo ragazzo perverso" e che riesci a fare le cose più differenti con la stessa indifferenza, credo che sia un’affermazione che possa tranquillamente adattarsi al tuo modo di scrivere, da dove deriva questa capacità di essere glaciale e lirico allo stesso tempo? C’entra in qualche modo il fatto di essere nato nell’operoso e freddo Nord-Est? Ottima domanda. Negli ultimi anni c’è stato un certo movimento, tra gli scrittori dell’operoso Nord-Est, come se si sentisse di aver sviluppato una cifra, un qualcosa che ci accomunava, ma non si riuscisse a definirla. Quest’idea di una spietata umanità, di una glaciale poesia potrebbe essere un tassello. Personalmente ho sempre considerato il Veneto, da un punto di vista emotivo, come tuttora parte dell’Impero Asburgico. In certi autori veneti c’è una desolazione austriaca, feroce e a modo suo commossa. Io non ho paura a dire che, culturalmente ed emotivamente, mi sento molto più a casa a Vienna, o meglio ancora a Berlino, che non a Roma. I popoli nordici hanno un rapporto più pratico con la morte. Sembrano averne meno paura. Per questo sembrano in grado di concentrarsi meglio sulle piccole, momentanee scintille di bellezza della vita. La scena gay, con la nascita della disco e della house, ha fuso insieme spirito di avanguardia, sperimentazione e superamento delle dicotomie di genere. È ancora possibile qualcosa del genere? Credo la scena gay abbia avuto un ruolo negli anni ‘70. Con l’elaborazione della cultura disco, la scena gay ha dato il la, nel bene e nel male, ai canoni della cultura edonista contemporanea. Per il resto, non ho mai creduto a una cultura gay. Esistono delle estetiche di ascendenza gay come il camp, ma chi se ne frega? Non tutti i gay si riconoscono in tali estetiche, e in compenso vi si riconoscono molti eterosessuali. Il discorso culturale gay, da qualunque parte lo si prenda, è destinato a fallire perché troppo sfuggente, molteplice, contaminato. L’unica cosa che due gay dovrebbero condividere sono degli obiettivi politici, e se ci pensi questo è il modello politico dei movimenti dalla fine degli anni ‘90: unirsi momentaneamente intorno a degli obiettivi pratici, non certo intorno a fantomatiche identità comuni. Detto questo, no, non credo che succederà nulla di ‘gay’ nella cultura musicale del futuro prossimo. Al massimo succederà qualcosa di ‘queer’, termine molto più aperto, sebbene ancora vago e troppo simile, a mio avviso, a una specie di lontano cugino del punk. Mr_Big (Emiliano Cito)
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Marco Mancassola è nato in Veneto nel novembre ‘73. Dai diciassette anni in poi ha vissuto con mille lavori. Ha vissuto a Padova, Roma, e attualmente a Londra. Come scrittore esordisce con alcuni racconti nel 1996. Nel 2001 esce la prima edizione del romanzo Il mondo senza di me, che diventa un caso nella piccola editoria italiana. Seguono: Qualcuno ha mentito (2004), Last Love Parade. Storia della cultura dance, della musica elettronica e dei miei anni (2005), Il ventisettesimo anno. Due racconti sul sopravvivere (2005). Esce in questi giorni Kids&Revolution (Hacca edizioni) progetto firmato Louis Bode ma che nasconde una band creativa formata da uno scrittore (Marco Mancassola appunto) due musicisti e due artisti visivi. Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione a Bari per Lab 080.


