| Perturbazione | ||||
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La prima domanda d’obbligo è sul passaggio in casa Emi, una multinazionale si concilia con una proposta come la vostra? Questo ha influito sul disco, ne avete sentito la responsabilità? In realtà fa più clamore la notizia che il passaggio in sé. Noi abbiamo vissuto la cosa come una crescita naturale. Siamo partiti da Santeria, passati a Mescal e oggi a Emi. Tutto è successo molto in fretta, non ha avuto ripercussioni sul nostro modo di lavorare, certo abbiamo dovuto un po’ riorganizzare le cose ma non sentiamo il peso della major. Per questo disco avete fatto le cose in grande, ce ne parli? Abbiamo avuto la possibilità di registrare nel nostro studio, questa era una cosa che volevamo, sentirci a casa, in un clima rilassato. Rispetto ai budget non abbiamo avuto a disposizione capitali ma il necessario per realizzare quello che volevamo. Nel corso delle registrazioni sono venuti a farci visita degli amici che hanno collaborato in alcuni brani. Questo è avvenuto in modo molto casuale, casi della vita, amicizie in comune, gente di passaggio. È successo così con Manuel Agnelli che si trovava a Torino, ascoltando un brano ci sembrava che la sua voce fosse perfetta, lo abbiamo invitato, lui ha accettato ed ecco Nel mio scrigno. Anche Davide Rossi che suona con band come i Goldfrapp e i Coldplay si trovava a passare da queste parti e ha inciso due quartetti d’archi. È sempre difficile mantenersi sul filo che da tempo percorrete, da una parte il pop, dall’altro quella che chiamano musica d’autore... È una strana alchimia, quando scriviamo canzoni ci viene naturale farlo in un certo modo. Dopo tanti anni ci sono degli automatismi, delle cose che sono tipicamente Perturbazione che escono fuori da subito. Dopo un po’ riascoltiamo le cose e cerchiamo di passare oltre. Pianissimo, fortissimo rappresenta un po’ la vostra musica, le sue atmosfere a tratti soffuse e l’intensità che allo stesso tempo la popola - nei testi ad esempio -... Oppure cosa?Ha varie interpretazioni. È un contrasto ma anche i due estremi che comprendono una vasta gamma di cose. Pianissimo fortissimo può essere inteso dal punto di vista sonoro, emotivo, ma anche come una varietà di storie. Durante la realizzazione di questo disco c’è stato anche molto dibattito tra di noi, tante le opinioni. Credo che la parola che meglio descrive il disco sia "varietà". C’è anche eterogeneità, tante sfumature. Non è un disco lungo. C’è stato lavoro di scrematura, cura negli arrangiamenti, un lavoro canzone per canzone che è durato sei mesi. Sullo sfondo della vostra musica e delle vostre vite c’è sempre Torino, una città e una scena musicale articolata... Non credo si possa parlare di scena. Scena è quando tutte le parti fanno sistema, in questo senso a Torino non c’è una vera e propria scena. Ci sono tante realtà da tanti anni e ogni anno ci sono cose nuove. Certo ci si conosce, magari si entra in contatto, si hanno amici in comune. Ho letto da qualche parte che partecipereste volentieri a Sanremo, credete quindi nel valore popolare della canzone? Il discorso è semplice. Scriviamo canzoni, in italiano. Sanremo è il Festival della canzone italiana, non vedo perché non dovremmo partecipare. C’è da parte nostra anche una certa curiosità. Ci sono esempi di band come i Subsonica che hanno partecipato a Sanremo senza per questo svendersi, anzi. Se la tua strada scorre da un’altra parte anche dopo Sanremo sarà così...va bene. Abbiamo avuto la fortuna di vedervi in Salento qualche tempo fa, avete un rapporto molto fisico con il live, energico anche, una chiave rock...Come sarà il vostro nuovo show? Attualmente stiamo riarrangiando i brani, Elena (violoncello) non ci sarà per un po’ a causa di motivi personali, quindi stiamo provando con un nuovo elemento e non è semplice. Nel live i brani del nuovo disco si alterneranno a quelli vecchi. Speriamo di tornare presto dalle vostre parti. C’è tutta una nuova leva di giovani cantanti e band che cercano di scrivere la nuova canzone italiana o di trovarne nuove strade...Cosa ne pensi, chi riconosci e stimi in questo periodo? Andando in tour capita di conoscere un sacco di gente, un sacco di gruppi. Molti ci danno i loro dischi e noi li ascoltiamo e rispondiamo a tutti. E poi ascoltiamo e seguiamo molto i dischi prodotti da "I dischi dell’amico immaginario", piccola etichetta del nostro chitarrista. Osvaldo Piliego
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I Perturbazione sono una della band italiane che meglio riesce a conciliare musica d’autore e rock, le atmosfere di Gino Paoli e la malinconia di Nick Drake. Esce in questi giorni il loro nuovo album Pianissimo Fortissimo, pubblicato da Capitol/Emi. Ne abbiamo parlato con Stefano Milano (basso).


