DANIELE SILVESTRI
Scritto da Giuseppe Arnesano    Giovedì 16 Giugno 2011 16:54    PDF Stampa E-mail
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Sarà l'ospite principale della serata conclusiva dell'Italia Wave Love Festival che, in occasione del suo venticinquesimo compleanno, ha deciso di spostarsi dalla Toscana e di trasferirsi a Lecce. Il cantautore romano Daniele Silvestri, poche settimane fa, ha inaugurato dal palco del Palasport di Andria il suo lungo tour che lo porterà in giro per tutta l'estate. Il nuovo album S.c.o.t.c.h., uscito lo scorso 29 marzo è stato registrato "in presa diretta", mentre l'omonimo spettacolo prodotto da Cose di Musica e realizzato in Puglia con il sostegno di Puglia Sounds (programma della Regione Puglia) si articolerà in tre distinti ed altalenanti atti. In attesa del suo concerto salentino abbiamo dialogato con Daniele Silvestri di S.c.o.t.c.h. musica, politica, futuro e speranze.

Cosa ti ha spinto a realizzare un disco così corale e pieno di un rinnovato e vivido impegno sociale?
Per fortuna evidentemente ho ancora voglia di provare a "fare", ci ho messo un po' di tempo a realizzarlo anche rispetto al passato, ma poi una volta imboccata la strada giusta è stato abbastanza meccanico tutto il resto. Diciamo che nel momento in cui le idee ti dovrebbero venire ne hai comunque parecchie anche se se ne sono già dette tante, ma a mio avviso vale ancora la pena spendere delle parole per provare a descrivere miserie, tristezze, errori ed esserne affascinato ed incantato in qualche modo, perché c'è sempre un motivo per scrivere qualcosa. Il disco è diventato "corale" man mano nel tempo, non sono partito con quell'idea; ma da un punto di vista musicale sì, poiché è un disco suonato interamente live, in presa diretta, con musicisti con cui suono ormai da tanti anni; coralmente è nato così, poi mi sono ritirato per conto mio e chiuso in me stesso ho iniziato a pensare sui testi e soprattutto alla parte letterale. Negli ultimi tre o quattro mesi ho sentito il bisogno e la voglia di coinvolgere altre persone e più andavo avanti più ci prendevo gusto; ci sono tante collaborazioni alcune anche abbastanza inattese e particolari e sono molto contento.

Come nasce l'idea della copertina del disco e cosa rappresenta?
Nasce fondamentalmente da una cena in cui le idee si facevano sempre più chiare ed avevo capito che il disco si sarebbe dovuto chiamare S.c.o.t.c.h. e già è parte della domanda visto che è il titolo ad aver influenzato lo scatto che è diventata la copertina del disco. In quella cena, un mio amico grafico che si è occupato di tutta la parte grafica del libretto ha avuto l'idea di "appiccicarmi" al muro, era un modo per mostrare ed utilizzare quello "scotch". In un certo senso è una specie di piccola processione, detta tra virgolette, ovviamente tragica sia perché rido e sia perché è quello scotch a tenermi appeso a quel muro, ma è anche un modo per dare un'idea della precarietà che ci circonda e quella dello scotch risponde a quest'esigenza.

Questo Paese è il titolo dell'ultimo brano del disco. Esiste un rimedio per guarire i "suoi" disagi?
Mi verrebbe da rispondere sull'onda delle ultime elezioni amministrative (risata), ma a parte quello, penso di sì, altrimenti non scriverei nemmeno ed avrei già buttato la spugna o comunque non avrei più voglia di comunicare all'interno di questo Paese. Invece no, certo che ci sono modi e speranze. In realtà i buoni motivi per aver fiducia vengono dalle persone che ti stanno accanto, magari dall'impegno del singolo cittadino o dei singoli più che dalla capacità di chi amministra, governa e ci rappresenta dandoci l'idea che si sia imboccata la strada giusta da qualsiasi punto di vista o settore; quello che sta accadendo negli ultimi anni è davvero disarmante. Penso che le singole individualità in questo Paese continuino a riaccendere la speranza, anche in termini artistici e non solo civili e sociali, ma anche l'abilità di osservare il presente e di raccontarlo. Per fortuna in quel senso c'è gente in gamba. Ovviamente è un momento fondamentale per non proseguire sugli errori che da una ventina di anni continuiamo a fare.

Qualche mese fa hai partecipato, insieme alle istituzioni pugliesi, alla conferenza stampa di presentazione dell'Italia Wave Festival che quest'anno si svolge nella città di Lecce. Come vedi la realtà musicale pugliese?
Credo che la Regione Puglia sia una delle poche eccezioni dove la politica ha riacceso delle fiammelle. Hanno deciso di investire su quello che ci interessa di più, ossia la cultura; penso che le altre regioni debbano seguire l'esempio pugliese di questi anni. Ad esempio io come tanti altri colleghi in questo periodo ci ritroviamo ad Andria ed in altre zone della Puglia proprio perché ci sono state messe a disposizione strutture, maestranze, competenze, disponibilità e questo alla fine paga soprattutto in energie, visto che in questo modo i musicisti pugliesi hanno più occasioni di lavorare nella propria terra in contatto con il resto del territorio e con il resto dell'Europa; in questo caso le attività sono molteplici e l'Italia Wave è uno dei fiori all'occhiello, ma non è neanche l'unico; beh sono molto contento di passare da Lecce, non vedo l'ora!


Ci sono differenze fra il tradizionale Arezzo Wave e l'attuale?
L'Arezzo Wave è ancora un ricordo perché inevitabilmente deve ancora trovare una continuità, è un po' impietoso rivederlo anche perché è legato ad un momento storico e a una tradizione che tristemente si è interrotta ad un certo punto per varie ragioni; sinceramente ora non so se quel cammino possa essere ripreso, sicuramente l'Italia Wave è un'altra cosa; però vediamo se in questa transizione pugliese e leccese in particolare riesca anche a ridiventare un qualcosa di più forte e riconoscibile come era l'Arezzo Wave, ma probabilmente si!

Il progetto Puglia Sounds è una buona ricetta per sostenere e migliorare gli eventi all'interno del circuito culturale?
Certo, senza dubbio. E già il fatto stesso di investire nella cultura in generale vuol dire portare attenzione, portare capacità, nomi, persone e competenze dall'esterno che successivamente vengono convogliate in momenti ed in luoghi precisi, tutto questo poi si sviluppa a maggior ragione sotto i riflettori e questo fa sì che le cose siano fatte sempre bene. Così a queste si aggiungono altre iniziative come corollario, alla fine è come un volano che è stato messo in piedi.

In un periodo di crisi economica molto spesso i primi fondi che vengono tagliati sono quelli destinati al mondo della cultura. Secondo te è una strategia giusta oppure il Pubblico deve investire sempre e comunque in cultura?
Penso che l'unica cosa saggia sia investire su quello. Proprio quando mancano le risorse o l'economia è in un momento difficile occorre investire su tutto ciò che è futuro e quindi nei giovani, nelle scuole, nell'istruzione, nella cultura e nelle ricerca, maggiormente in quest'ultima; anche perché è sempre nella ricerca che ci siamo distinti, ormai ci distinguiamo solo per quelli che fanno le valigie e quelli bravi vanno via.

Pensi che gli italiani siano pronti a fare cadere "L'imperatore Tiberio"?
Quella è la speranza, diciamo che mi sono tante volte illuso pensando che gli italiani avrebbero potuto aprire gli occhi, ora non mi azzardo a pensarlo; quello che è successo alle amministrative è comunque un segnale positivo e si è manifestato pubblicamente il desiderio di cambiare, proprio in quelle zone dove un certo tipo di politica con una parabola discendente si era affermata.
Giuseppe Arnesano

 

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