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Torno a casa a piedi è l'album della maturità. Diventare madre l'ha cambiata e in questo nuovo lavoro Cristina Donà ha messo tutta la sua sensibilità e il suo immaginario. Si avvicina, intanto, il concerto del 17 luglio a Lecce nell'ambito dell'Italia Wave Love Festival: "Non vedo l'ora di venire in Salento, sarà una festa e rivedrò tanti amici. Da Lecce può partire il rilancio definitivo del festival". E se lo dice Cristina Donà possiamo fidarci.
Che cosa rappresenta per Cristina Donà l'Italia Wave Love Festival? Il primo ricordo è collegato ad Arezzo, era il 2003 e sul palco insieme a me c'era Noa. Quell'anno riuscii a coronare il mio sogno. In seguito il festival ha avuto problemi di budget e allora siamo passati da un posto meraviglioso ad un altro posto meraviglioso. I tagli alla cultura mi provocano dispiacere: in alcuni paesi si scommette sui valori culturali e artistici nonostante la crisi, mentre nel nostro si fa demagogia e si continua a sprecare, e i valori importanti vengono affossati come se non fossero prioritari. Il percorso dell'Arezzo Wave lo dimostra. Fortunatamente da quest'anno il Festival arriva in una regione che amo molto e che grazie ad una gestione politica intelligente sta garantendo la sopravvivenza del Festival.
In Puglia Nichi Vendola continua ad investire in cultura, ricevendo duri rimproveri da chi ritiene che in un periodo di crisi siano prioritari altri settori. Cosa ne pensi? Sono sicura che Vendola non stia togliendo bisogni primari e indispensabili ai cittadini pugliesi per investire in cultura. È terribile lanciare il messaggio che si aumenta la benzina per finanziare il cinema, perché in questo modo si vuole spingere il cittadino a scegliere il pane rispetto alla cultura. Non dimentichiamo però che il valore della cultura è fondamentale per il nutrimento della consapevolezza delle persone, soprattutto nella nostra epoca. Sembriamo degli automi incapaci di comprendere quello che ci succede intorno. Siamo troppo concentrati sulla nostra parte più vulnerabile, il fisico, e tralasciamo la mente.
Che cosa ti aspetti dalla tappa di Lecce? Intanto sono felice di tornare in Salento dopo tanto tempo. L'ultima volta che ho suonato nella vostra terra ero in attesa di mio figlio. È un ritorno molto bello dal punto di vista emotivo. E poi ho visto l'elenco degli artisti e ci sono tantissimi amici: Daniele Silvestri, Paolo Benvegnù. Sarà un giorno di festa, come andare a un matrimonio.
Segui la scena musicale pugliese? Abbastanza di riflesso, soprattutto dopo la gravidanza. Il mio batterista Piero Monterisi è della provincia di Bari, il mio batterista storico Calcagnile ha origini pugliesi. Poi seguo Caparezza, i Negramaro ed Erica Mou che ha aperto il mio concerto all'Auditorium di Roma. Erica è una persona deliziosa, scrive canzoni molto belle e ha un modo coinvolgente di interpretarle perché unisce dolcezza e caparbietà.
Che cosa vuol dire essere una cantautrice ai giorni nostri? Vuol dire raccontare la realtà e le sensazioni da un punto di vista diverso rispetto a quello dei colleghi maschi. Abbiamo voglia di raccontarci in modo più naturale, forse più sfacciato. E inoltre le donne hanno molta più voglia di sperimentare dal punto di vista musicale. Ci sono grandi cantautrici in circolazione: Bjork, Pj Harvey, Joan as a Police Woman, Feist, Anna Calvi. In Italia da qualche anno si sta facendo strada una tradizione di cantautorato femminile. Del resto cosa pretendiamo se quando negli Usa c'erano Joan Baez e Joni Mitchell, qui da noi c'erano Mina, Ornella Vanoni e Patty Pravo che cantavano canzoni scritte da altri? In alcuni paesi si fatica di più a far passare il cantautorato, soprattutto se le major puntano soltanto su X Factor e Amici per scoprire nuovi talenti. Il linguaggio che per venire fuori non ha bisogno di quei format, fatica il doppio a farsi apprezzare.
Da poco tempo sei diventata madre. Cosa hai messo di questo evento nell'ultimo album? C'è una canzone Bimbo dal sonno leggero che parla delle ansie di una madre alle prese con il suo primo figlio, la responsabilità di avere tra le mani una creatura vivente e il modo di trasmettere la propria formazione, i gesti, le ansie, i racconti.
Che genere di musica ascolti? Mi sono iscritta da poco ad Amazon, anche perché abito "in culo ai lupi" e del negozio più vicino detesto il gestore perché vende i dischi a 20 euro. Negli ultimi mesi ho comprato l'ultimo di Daniele Silvestri, i Subsonica, Musica Nuda e Pj Harvey. Ho comprato anche l'ultimo dei Radiohead ma ancora non sono riuscita ad affrontarlo. Non ho capito da quale parte prenderlo e avrei bisogno di un pomeriggio di solitudine per entrarci dentro.
Com'è nato il tuo ultimo album Torno a casa a piedi? È nato in un periodo di tempo dilatato. Già da un po' avevo voglia di fare un lavoro più articolato musicalmente e con gli arrangiamenti più corposi. Ho cominciato a lavorare con Saverio Lanza ed è stata una vera sorpresa, visto che in passato aveva collaborato con artisti non in linea con la mia musica. L'idea dell'album ha preso corpo prima che nascesse mio figlio e ci abbiamo lavorato per un anno e mezzo. In Torno a casa a piedi parlo della quotidianità in modo diretto e intenso, lasciando dei messaggi in codice qui e là. Infatti ritengo più efficaci le cose che germogliano lentamente e che dopo numerosi ascolti permettono di scoprire sempre cose nuove.
Tra melodia e testo a cosa dai la priorità? Nei primi anni della mia carriera davo più importanza al testo, negli ultimi lavori, invece, ha avuto la meglio la melodia. Sono convinta che la melodia debba essere funzionale al testo, infatti può capitare che una melodia forte possa supportare un testo semplice (mi viene in mente Obladì Obladà) così come può capitare che parole importanti salvino una melodia mediocre. Quando la melodia arriva per prima cerco sempre di capire di cosa vorrebbe parlare.
Qual è il tuo immaginario, la tua sensibilità e i simboli da cui attingi nel momento della scrittura? L'ispirazione esiste e può portare delle illuminazioni una volta ogni tanto, ma poi c'è il lavoro quotidiano di ricerca. L'ispirazione è un attimo in cui decido di sintonizzarmi con qualcosa di cui vado alla ricerca. Ora che ho poco tempo libero, cerco di ritagliarmi dei piccoli momenti in cui spazio con la mente. Ed è anche un modo per tenerla allenata. Sono momenti importanti, belli e magici. I simboli possono essere qualsiasi cosa, un gesto, un'emozione, tutto. Ho adottato negli ultimi anni un nuovo metodo: ascolto una canzone in una lingua straniera che capisco poco, e mi lascio catturare da una parola o da un concetto. Da lì, poi, parte l'idea per qualcos'altro. Oppure apro un libro a caso e mi lascio ispirare, anche se mi capitano spesso frasi brutte. La musica ha sempre la meglio sul cervello, non ce n'è!
Si parla tanto di musica indie. Secondo te "indie" può essere un genere? Secondo me esiste la musica televisiva e poi il resto della musica. Non esiste più la musica indie. E poi perché ci dobbiamo sempre ghettizzare, dicendo che la musica indie deve essere per forza difficile, incomprensibile e fatta con suoni particolari? È la musica che non abbiamo il piacere di ascoltare in certi canali radiofonici. È l'espressione dei musicisti che hanno idee e hanno voglia di esprimere se stessi. Non prendiamoci in giro, la voglia di arrivare a quanta più gente possibile ce l'abbiamo tutti, altrimenti faremmo un altro mestiere. Lucio Lussi
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