DEUS
Scritto da Tobia D'Onofrio    Giovedì 16 Giugno 2011 16:26    PDF Stampa E-mail
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Unendo una tecnica strumentale funambolica a un'eccentrica teatralità i dEUS negli anni ‘90 hanno coniato una forma-canzone piena di imprevedibili cambi di sonorità, mostrando di aver imparato la lezione di Captain Beefheart, Tom Waits, passando per i Pavement e il grunge. Grazie alla notevole capacità di scrittura di Barman, le canzoni sono spesso gioiellini di un'intelligenza pop che ha pochi rivali. In attesa del loro concerto del 30 luglio al Giovinazzo Rock Festival e del nuovo album Keep You Close che uscirà il 20 settembre, abbiamo scambiato due chiacchiere con il leader Tom Barman.
Negli anni ‘90 siete stata la prima band belga a firmare un contratto con una major e una delle prime formazioni di successo che non venivano dall'Inghilterra o dall'America (con i Motorpsycho di Tymothy's Monster). Che ne pensi?
È passato così tanto tempo. Al primo concerto che abbiamo fatto a Londra circa 16 anni fa erano tutti in coda per farci firmare... siamo stati fortunati, comunque, perché le grosse etichette ci hanno aiutato molto. Dopo tre album per la Island e due per la V2 adesso abbiamo firmato con Play It Again Sam. Hai ragione, è stato molto bello, ma sono passati sedici anni.
In effetti era molto tempo fa. A proposito di questo, volevo chiederti se vi stancate mai di suonare le vecchie canzoni.
No, assolutamente. Alcuni brani come Hotellounge non li suoniamo più, tranne in rare situazioni, ma del primo album, ad esempio, facciamo ancora Via, Morticiachair, Suds and Soda. Sono ottime canzoni, non mi annoiano e credo non annoino neanche il pubblico. Stiamo facendo un tour europeo prima dell'uscita del disco e suoneremo tre o quattro pezzi per ogni album.
A proposito delle vostre esibizioni, tutti dicono che dal vivo siete più potenti che su disco. Quando pubblicherete un live ufficiale?
Forse un giorno lo faremo. Anche se bisogna dire che oggi, appena finisci di fare un concerto, ti ritrovi subito le immagini su Youtube. Non sono sicuro che pubblicare un live possa ancora avere senso. Magari il prossimo album potrebbe essere accompagnato da un dvd... chi lo sa. Non abbiamo ancora programmato niente del genere; non dico che è impossibile, ma io stesso credo di avere pochi album dal vivo nella mia collezione di dischi.
Non ti piacciono le registrazioni live?
Diciamo che, da un punto di vista egoistico, preferisco conservare il mio ricordo di un concerto. A volte hai un bellissimo ricordo, poi ascolti la registrazione e resti deluso, o viceversa. Comunque credo che in futuro ne pubblicheremo uno. Sai, l'importante è registrare dei buoni album e fare dei buoni concerti in giro per il mondo. Spero che la gente non si stanchi mai di vederci dal vivo.
C'è una sottile ironia nella musica e nei testi dei dEUS. Sai essere molto romantico, ma anche sfrontato e un po' folle. È il tuo modo personale di confrontarti con la vita di ogni giorno, oppure condividi questo spirito con l'intera band?
Bella domanda. Credo che apprezzino la mia attitudine, ma è decisamente mia, perché scrivo io i testi. E nonostante questo credo che sia un discorso valido per chiunque; siamo creature complesse, esseri umani. Non puoi sentirti sempre romantico o folle, è bello poter mescolare i sentimenti. Certo bisogna fare attenzione a non mischiare troppe cose, ma nei dEUS c'è sempre stata questa sorta di combinazione di luce e ombra. Immagino ti riferisca a questo. Credo che sia molto importante per la gente che viene a sentirti dal vivo. In pratica, se vai a vedere LCD Soundsystem, vai per ballare; sei vai a vedere i Muse, vai per cantare e scuotere la testa; mentre se vieni a vedere i dEUS, puoi fare entrambe le cose e questo mi piace. Vantare diverse influenze è tipico di ogni componente della band, forse anche perché veniamo dal Belgio e quindi non rispettiamo tutte le regole dalla classica scuola rock'n'roll. Il nostro è un approccio più libero alla musica pop e rock.
Usi la lingua inglese in modo molto poetico, qual è il tuo backgroud?
Mio padre norvegese viaggiava molto, quindi l'inglese è stato sempre presente nella mia infanzia. Ho letto un sacco di libri in inglese e ascoltato un sacco musica, praticamente da sempre. I testi sono molto importanti, a volte giochi con le parole altre volte cerchi di concentrarti su un racconto o su qualcosa di più poetico. Credo che nel nuovo album e in Vantage Point ci siano alcune delle liriche più riuscite, da un punto di vista letterario. Come tu stesso hai detto prima, ci sono tanti modi di comunicare: puoi essere un po' romantico, altre volte un po' folle. Scrivi un pezzo e poi decidi in che direzione portarlo.
Come sono i rapporti con i ragazzi fuoriusciti dalla prima line up?
Sono ancora buoni. C'è stato un po' di attrito, ma nessuno si è preso a pugni. Avevamo tutti delle forti personalità e inizialmente andavamo in cerca proprio di questo, quindi il rischio di esplodere esisteva sin dal principio. Adesso, però, possiamo sederci e parlare tranquillamente; in fondo andiamo ancora d'accordo.
Qualche side-project nel cassetto?
Nessuno, abbiamo lavorato duro per far uscire questo disco. Poi c'è il nuovo album del mio progetto Magnus. È quasi finito e dovrebbe uscire l'anno prossimo. Dopo l'uscita dei Deus probabilmente pubblicheremo una manciata di studio outtakes, brani che sono stati scartati perché erano molto danzerecci e groovy... comunque non erano canzoni nel senso classico del termine. Ma adesso sono molto eccitato per Keep You Close, abbiamo testato tre pezzi con il pubblico e sembravano tutti molto entusiasti.
Alcuni critici dicono che i vostri album migliori sono Worst Case Scenario e Ideal Crash. Personalmente preferisco In A Bar, Under The Sea. Qual è il tuo preferito?
Il mio preferito sarebbe... mmm non saprei, anch'io amo molto In A Bar. Non credo che i dEUS abbiano mai inciso un brutto album, quindi puoi dire ai critici di andare a farsi fottere, non faremo mai un brutto album. Suoniamo canzoni a rotazione. Ho delle canzoni preferite e altre canzoni che non mi piace più suonare, ecco tutto.
In a Bar comincia con una voce che esprime una "filosofia di vita": "you gotta be your own dog!". Ci spieghi che vuol dire?
Ahaha, non sono io, in realtà, è Scott McCloud dei Girls Against Boys. Siamo amici. Una notte, backstage, abbiamo registrato la sua voce mentre eravamo ubriachi e poi l'abbiamo campionata. Suoniamo ancora quella canzone, quindi risento la sua voce ogni volta che salgo sul palco.
Questo numero di Coolclub.it è dedicato ai festival estivi. Ogni volta che ascolto In Memory of a Festival mi viene da ridere. Il protagonista è così infelice: "Ti ricordi il festival? Prendemmo tutte quelle droghe, non avrei mai pensato che saremmo entrati in quella massa pulsante... oh mio Dio, odio questo miscuglio di motivetti assurdi che continua ancora a ronzarmi nella testa..." e ancora "Perché tu sei là fuori, in quell'atmosfera, e mi sento male solo a pensarci... per favore non scappare in mezzo alla folla!!". Dov'era questo festival nel ‘94? Credevo amassi i festival...
Ahahah, era Glastonbury, ma non suoniamo più questa canzone... è uno di quei brani che cerchiamo di evitare.
Quest'estate suonerete in diversi festival. Quello di Giovinazzo è forse l'unico con ingresso gratuito. Come scegliete le date?
Suoniamo spesso in Italia, non abbiamo bisogno di molti dettagli per accettare una data nel vostro Paese. Di solito quando ci propongono l'Italia nel periodo estivo siamo sempre disponibili. Ricordo un formidabile show gratuito a Ferrara. C'erano i Mercury Rev, gli Air... in genere i concerti gratuiti attirano molta più gente del normale. Non bisogna pagare l'ingresso e verranno comunque ad ascoltarti, anche se non ti conoscono...                                                 
Certo, se non ti diverti non ha alcun senso, no? Viaggiamo, suoniamo e cerchiamo di promuovere gli album in giro per il mondo, nel miglior modo possibile. Perché non dovremmo, se continuiamo a divertirci tanto?
Tobia D'Onofrio
 

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