| May I Refuse | ||||
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Fiorentini, nati alla fine degli anni 90, i May I Refuse giungono con Weather Reports al secondo lavoro in studio. Perchè May I Refuse? Perchè ci siamo ritrovati a ricostituire la band e non avevamo un nome. Al tempo ero particolarmente affascinato dallo spazio e, per l'appunto, c'era la stazione orbitante MIR. Di lì a poi May I Refuse, nome molto adatto all'hard core-punk che suonavamo allora, genere a cui siamo ancora affezionati. Quindi le vostre radici non riguardano tanto l'indie o la scena alternative britannica... No, non molto. Non sono influenze che sentiamo particolarmente. Certo, suonando siamo portati a non avere influenze dirette, ma magari a livello "inconscio" queste ci sono. Io mi limito ad ascoltare gli Smiths ed i Clash. Allora parlatemi dei vostri inizi... Beh è la solita storia di un gruppo di ragazzini di 16-17 anni che hanno un sacco di tempo da perdere e tanta voglia di divertirsi. Il Punk rock fu una scelta obbligata, era la musica più presente nell'aria in quel momento. Personalmente mi ci sento ancora legato, gli altri decisamente no. A cosa è dovuta quindi questa vostra dipartita dal punk? Innanzi tutto il cambiamento di stile è dettato da una forma di maturazione, ha contribuito anche l'inserimento nel line-up di Davide, il nostro nuovo chitarrista, che ha portato nuove influenze. Ho notato che non amate particolarmente essere etichettati come genere, come vi definireste? Non saprei? Sexy rock? Il fatto è che spesso e volentieri veniamo etichettati come gruppo Emo, che forse è una peculiarità del nostro primo disco. Ma non amiamo porre dei paletti alle nostre composizioni, preferiamo definirci quattro ragazzi che semplicemente fanno musica. E parlando di musica, come nascono i vostri brani? In sala prove, ognuno di noi propone dei frames o dei giri e sviluppiamo man mano le parti. Bisogna comunque dare atto a Poldo, il nostro singer, di essere il punto di riferimento maggiore in ambito compositivo. Parliamo un pò di Weather Reports, com'è strutturato? Diciamo che si tratta di un mezzo concept, ovvero un filo conduttore legato al clima e al tempo, solo che non raccontiamo un'unica storia. Le canzoni si susseguono concettualmente ma possono essere anche slegate dal contesto. Ciò è dovuto al fatto che i pezzi sono stati scritti in momenti diversi, ed ogni composizione ha risentito dei propri tempi di scrittura Quali sono le novità rispetto al lavoro precedente? Sono lavori profondamente diversi. Nel primo disco c'era una certa irruenza, era un disco di "stomaco". Quest'ultimo è più cerebrale, più studiato. Sicuramente presenta una cura maggiore per l'arrangiamento, un attenzione a certi dettagli che prima, un po' per ingenuità ed un po' per scelta, non avevamo. E decisamente un maggiore apporto melodico. Come vedete il panorama musicale italiano in rapporto alle band emergenti? Trovo che ci siano gruppi con un grande potenziale come ad esempio i Velvet Score e A Toys Orchestra. Il tutto sta nel vedere come vengono accolti dal pubblico e quali possibilità avranno per essere ben visibili. Questo è il grande problema del mercato musicale indipendente italiano. Puoi anche essere un musicista in gamba, ma se hai poche possibilità di suonare, difficilmente il mondo si accorgerà di te Com'è il vostro rapporto con la promozione telematica (myspace, you tube...)? Molto buono, sono dei mezzi particolarmente efficaci per dare ad un artista emergente visibilità ed un notevole feedback da parte degli ascoltatori. Non siamo una band attivissima su internet, ma siamo somunque ben presenti. Chiudo con una domanda di rito: progetti futuri? Suonare, divertirci e conquistare l'Italia. Stiamo per altro iniziando a scrivere i pezzi del nuovo lavoro, ma ma sembra prematuro parlarne. Speriamo inoltre che alcune delle nostre date tocchino il Salento anche perchè ci mancano da morire i vostri rustici, mi hanno rovinato la vita, da queste parti non si trovano. Lasciami un'ultima perla Rustico is the reason! Enrico Martello
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