Simone Cristicchi
Scritto da Dino Amenduni    Domenica 08 Luglio 2007 12:08    PDF Stampa E-mail
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Stato di grazia per Simone Cristicchi. L’affermazione al Festival di Sanremo (meritata e condivisa da pubblico e critica, come non succedeva da molti anni) ha scaturito un effetto domino grazie al quale il cantante romano può ora sperimentare diverse soluzioni artistiche. Ne è la prova il suo Centro di Igiene Mentale, spettacolo a metà strada tra il teatro e la musica. Il tour ha fatto tappa anche in Puglia (Bari, Teatro Piccinni, 29 aprile).

Ciao Simone, come stai vivendo il rapporto con il successo? Cominci a sentire la pressione o riesci ancora a divertirti?

Non parlerei di pressione, perché il successo ha tante sfumature. C’è il successo di pubblico, ma anche le gratificazioni quotidiane, le possibilità che ti si aprono, che ti permettono di amare il tuo lavoro e divertirsi.

Come pensi che il tuo pubblico "nuovo", quello del Festival di Sanremo, più adulto, percepirà il tuo lato più ironico, che è parte del tuo modo di far musica allo stesso modo di quello impegnato?

In realtà il pubblico è cambiato del tutto. Soprattutto per quanto riguarda Centro di Igiene Mentale, in cui oltre alla musica ci sono dei monologhi in cui interpreto lettere e discorsi di malati mentali: è capitato il bambino che ha aspettato fino all’ultimo la canzone spensierata, che non c’è stata.

Quale la traccia del tuo nuovo album Dall’altra parte del cancello a cui sei più legato?

Legato a te

Pensi che il tuo impegno in problematiche a forte rilevanza sociale si focalizzerà ulteriormente sul tema della malattia mentale o pensi di poterti o volerti occupare di altre tematiche?

È difficile dirlo da adesso. Di sicuro il mio presente è completamente focalizzato sul tema della malattia mentale, lo dimostrano la canzone di Sanremo, il documentario, lo spettacolo teatrale. Mi piace analizzare molto bene le cose di cui mi occupo, e farei così anche in futuro se dovessi concentrarmi su altre tematiche. Però non lo escludo, l’esperienza e le opportunità potrebbero aiutarmi in questo senso.

Sei un profondo conoscitore ed amante della Bossanova: la ascolti correntemente? Ti influenza nel tuo essere cantante e musicista?

Si, sono un grandissimo amante di Caetano Veloso. E anche le nuove leve, Marisa Monte e Adriana Calcanhotto, mi piacciono molto. Un richiamo alle sonorità brasiliane è presente anche in Manet (canzone dell’ultimo album) e anche nel mio primo album c’era una canzone samba. Ma soprattutto, sto studiando chitarra cercando di acquisire la grazia e la dolcezza della bossa.

Come o dove ti immagini fra 10 anni?

Non saprei! Come ti dicevo prima, molto dipenderà dalle possibilità e dalle opportunità che mi si apriranno. Comunque sia, a parte la carriera da cantautore, mi vedo bene a gestire un agriturismo! (ride, n.d.r.)

 

Dino Amenduni

. È dedicata a Piergiorgio Welby, alla sua vicenda personale. Infatti nel testo della canzone ho immaginato un dialogo tra Welby e la macchina che lo teneva in vita anche contro la sua volontà. Una macchina che per molti anni è stato l’unico legame con la vita stessa.
 

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