TONY CANTO
Scritto da Lucio Lussi    Martedì 03 Maggio 2011 15:31    PDF Stampa E-mail
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Tony Canto è un cantautore messinese. Oltre ad essere un giramondo, è il produttore di Alessandro Mannarino e a fine marzo è uscito "Italiano federale", il suo terzo album, distribuito dalla Universal e prodotto dalla Leave. Abbiamo discusso con lui dell'ipocrisia del nostro paese, della bossanova e... del ponte sullo stretto.

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Tony, com'è nato il nuovo album "Italiano federale"?
È un album che ricalca il genere musicale italiano e contiene anche una tarantella siciliana scritta da me. Se in passato traevo ispirazione soprattutto dalla musica brasiliana, in questo album attingo da radici italiane.

Cosa vuol dire "italiano federale"?
Il titolo ricalca la situazione politica attuale, a metà strada tra il tragico e l'ironico. A ben guardare, si tratta di un paradosso, perché l'aggettivo federale è in contrasto con il sentimento dell'essere italiano. Gli italiani non si sentono federali e penso che tutto il teatrino messo in piedi da Borghezio e dagli amici leghisti sia utile soltanto per garantire a qualcuno lo stipendio da parlamentare. Esiste invece un federalismo musicale, ben consapevole che la diversità può essere soltanto una ricchezza.

Oltre alla musica brasiliana cosa ascolti e da cosa ti fai ispirare?
Sono cresciuto ascoltando Joao Gilberto, la bossanova e il forrò del nord-est del Brasile, molto simile al nostro liscio. Poi mi piacciono molto i Coldplay, i Radiohead, la musica british di qualità, i Police e... Chopin, quando ho bisogno di resettarmi.

Quale legame hai con la musica tradizionale siciliana?
Quando ero bambino mia madre ascoltava le canzoni di Rosa Balistreri (cantastorie siciliana scomparsa nel 1990), ma in realtà mi sono avvicinato alla musica tradizionale soltanto in età adulta. Ho studiato anche Domenico Modugno e ho composto alcuni brani in siciliano.

Messina è stata identificata in passato con il terremoto del 1908 che la rase al suolo, e anche tu hai scritto un brano intitolato "1908". Adesso invece è identificata con il ponte sullo stretto. Che effetto ti fa?
Il ponte è l'ennesima grande opera che resterà eternamente incompiuta e il progetto servirà soltanto ad arricchire la mafia e gli appaltatori. Basti pensare che lo stato ha speso già svariati milioni e ancora non è stata posata la prima pietra. E' un'utopia pensare di unire Calabria e Sicilia con un ponte.

Siamo nell'anno del 150° anniversario dell'unità d'Italia. Nella title-track affermi che "Garibaldi si è sbagliato". Cosa vuoi dire?
È un brano che corre sul filo dell'ironia. Quelle parole vogliono dire che Garibaldi non aveva previsto che le ragioni dell'economia avrebbero sconfitto gli ideali. Ormai siamo di fronte ad un tritacarne che fa dimenticare gli eroi del risorgimento e il valore del tricolore. Quando parlo di economia intendo da un lato l'interesse industriale e dall'altro il ceto politico che tutela soltanto i propri interessi.

Un'altra canzone molto intensa è "Il pasionario". Com'è nato il testo?
È tratta dal romanzo di Marquez "Memoria delle mie puttane tristi", nel quale c'è un novantenne che va a puttane e si sente rinvigorito nel corpo. Insieme alla scrittrice messinese Mariaclara Mollica abbiamo riadattato il testo, creando la figura di un anziano, amico di Che Guevara, che uscito dal casino viene a sapere che in Italia c'è bisogno di una rivoluzione ma nessuno ha il coraggio di farla. Senza pensarci due volte parte alla volta dell'Italia per donare le sue rughe a questa nobile causa.

Nelle tue canzoni a volte troviamo anche l'amore sentimentale...
In fondo sono un romantico, ma l'album ha un contenuto politico e affronta l'amore per l'Italia.

Quanto sei ironico e quanto rassegnato nel brano "Ti amo Italia"?
Il brano è un testamento d'amore per il mio paese, ma l'ironia si spegne nella drammaticità della situazione che stiamo vivendo. L'Italia adesso è un paese ipocrita che nasconde la testa sotto la sabbia, un paese nel quale i giovani non trovano spazio e sono costretti ad andare all'estero o al nord.

In copertina sei ritratto su una valigia sui binari della stazione di Messina. Sei un viaggiatore?
Si e penso che viaggiare sia il migliore investimento possibile. Ho viaggiato tanto in giro per il mondo e ogni volta ho avuto la conferma di vivere nel paese più bello del mondo, anche se stato deturpato e reso quasi invivibile. Ecco, viaggiare è utile per vedere dall'estero le assurdità e le bellezze del nostro paese.

Lucio Lussi

 

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