Phlip Glass
Scritto da Alessandra Pomarico    Domenica 08 Luglio 2007 12:03    PDF Stampa E-mail
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Cominciamo col parlare dell'opera che sta completando in questo momento, The Civil Wars

È un'opera basata sull'evento di Appomattox la resa delle truppe del generale Lee battute da quelle del generale Grant. Questo è avvenuto nel 1865, si chiama Appomattox perchè quello è il luogo in cui è iniziata la battaglia. Il tema dell'opera allude al fatto che la Guerra Civile negli Stati Uniti non si è mai conclusa. C'è stato un trattato, è stata firmata la fine della Guerra, ma il processo di evoluzione sociale è avvenuto molto lentamente ed è ancora in atto. La questione della razza e dei diritti civili che erano i problemi aperti dell'epoca, continuano tutt'ora a sussistere. Nell'opera siamo partiti dal momento della resa per suggerire che la Guerra non si è mai conclusa. Mi interessava trasferire gli eventi del 1865 cento anni dopo, nel 1965, durante il periodo delle lotte civili negli Stati Uniti. Sono vecchio abbastanza da aver vissuto quel periodo, sono cresciuto in una città del Sud in cui esisteva la segregazione, sono andato in una scuola in cui si viveva la segregazione, la società era segregata... durante la mia vita ho assistito a delle trasformazioni, ma tante cose non sono mai cambiate. Il lavoro è anche una sorta di riflessione personale su quello cui ho assistito nel mio Paese. E non solo. Se si allarga il quadro si arriva a capire che la guerra sembra essere una costante della nostra comunità umana, e che le ragioni della Guerra sono spesso legate al razzismo e alla religione. Ci sono talmente tanti conflitti aperti in nome di una o dell'altra questione. Così tante guerre in cui si invoca l'autorità divina per ammazzare, è assurdo che nel nome di Dio si compiano atti orribili.

Come si spiega il razzismo, secondo lei?

La ragione del razzismo è nella paura degli altri. Nella paura dello straniero. La paura di tutto quello che non è familiare... la proviamo tutti. Comprendere che siamo parte di un'unica famiglia umana che include ogni singolo essere sul pianeta, è estremamente difficile. Non siamo incoraggiati a pensare in questo modo dalle nostre famiglie, non siamo educati a pensare in questo modo dalle nostre comunità, i paesi nei quali viviamo non ci consentono di crescere in un'ottica di inclusione. E dobbiamo lottare individualmente per acquisire un certo equilibrio ed una prospettiva più ampia, è molto difficile e spesso non ne siamo capaci...succede a tutti, non si tratta degli europei, degli americani o degli asiatici...siamo tutti tentati di cedere al razzismo.

L'impegno socio-politico che sembra caratterizzare il suo lavoro, in particolare quello operistico, fa pensare che ritenga che gli artisti svolgano un ruolo nella nostra società...

Mettiamola così: penso che gli artisti abbiano una rara opportunità perchè hanno un pubblico. Hanno una voce pubblica, hanno la possibilità di essere ascoltati. L'artista che lavora in teatro poi ha un'opportunità ancora più speciale perchè nel teatro e nell'opera, come dicevi, il tema di uno sviluppo sociale può essere ampiamente esplorato e rimanere nell'immaginario del pubblico, e questo è nella storia stessa del genere fin dalle sue origini. Era così per Verdi ed è ancora oggi così.

Può darmi la sua definizione di "musica"...

Per me la musica è il linguaggio umano più eloquente, il più espressivo e il più universale. Universale nel senso che anche senza una particolare conoscenza della linguistica o della meccanica del linguaggio, possiamo apprezzare la musica proveniente da altri luoghi e da altri tempi, creata da persone diverse e da noi lontane.

Ha collaborato con così tanti scrittori e registi. Può spiegare come procede il suo lavoro di compositore in questi casi?

Per me lavorare in collaborazione con un pittore, un danzatore, uno scrittore o un regista significa avere degli stimoli in più, si tratta di incontri che mi permettono di avere nuove idee e nuovi modi di procedere. Senza queste collaborazioni il mio lavoro sarebbe rimasto statico. L'elemento del teatro e del cinema è l'immagine, il movimento, la musica e la tecnologia. Sono I quattro elementi di base che bisogna tenere in considerazione. Grazie alla cooperazione con diversi scrittori e registi ho potuto trovare delle nuance e sviluppare il mio linguaggio in un modo che altrimenti non mi sarebbe stato possibile scoprire.

La sua opera è così vasta e include collaborazioni con così tanti artisti... C'è ancora qualcosa che non ha compiuto e che le interessa realizzare?

Oh, sicuramente! Ci sono registi e scrittori con cui mi piacerebbe lavorare e ci sono libri che mi piacerebbe adattare per l'opera. In particolare ce n'è uno di Daris Lessing, The Memoirs of a Survivor, che mi piacerebbe adattare. La storia si svolge in quella che si può credere sia Londra, qualche tempo dopo una grande guerra, la città è a brandelli, la società disfatta. È la storia di due donne, una più giovane, l'altra più matura, in una città semidistrutta, che cerca ancora di funzionare, in cui riemergono gli istinti sociali e umani di base. Alcuni sono molto positivi, altri sono scatenati dalla paura e dall'ansietà. La storia è ovviamente un esempio estremo di comportamenti in una situazione emblematica, ma le stesse cose avvengono nella vita di tutti I giorni.

La sua biografia è così affascinante incoraggia a perseverare nelle proprie scelte. Quale consiglio darebbe a giovani musicisti e compositori colmi di aspirazioni?

C'è solo un unico messaggio: trovare la motivazione per andare avanti e realizzare quello che per sè è la cosa più importante. Deve essere qualcosa che parte dall'amore e dall'impegno, qualcosa che in fondo non lascia scelta. Se devi decidere se sei un pittore o no, allora non sei un pittore. Se devi decidere se sei o meno uno scrittore, allora non sei uno scrittore. Se devi ancora decidere se sei uno scrittore o un compositore, allora non sei né l'uno né l'altro. Quelli che diventano pittori, scrittori o compositori sono quelli che non hanno altra scelta, non potrebbero essere null'altro. Fanno l'unica cosa che possono fare. Una volta che si ha questo tipo di realizzazione, allora tutto il resto diventa relativo...se si riesce ad avere una grande carriera, una carriera media o se non si riesce a fare carriera per niente, non importa ... se si riesce a guadagnare o meno...diventano questioni di poca importanza perchè, in un certo senso, si deve compiere il lavoro per cui si è nati. Un'altra cosa importante da tenere presente è che gli artisti hanno il privilegio immenso di fare qualcosa di positivo per la comunità in cui vivono. Lo stesso si può dire degli educatori e di chi lavora nella sanità. Gli artisti svolgono un ruolo che va a beneficio della società. A qualcuno può non piacere un'opera, ma non ne subirà gravi conseguenze, si può passare una brutta serata al cinema, ma un brutto film non uccide nessuno...tra l'altro io sono convinto che anche dalle cattive esperienze si possa trarre un beneficio. Questo è quello che penso. Ho un figlio di trent'anni che scrive canzoni, una volta gli chiesi come andava il suo lavoro e lui mi rispose che non importava come andava, dato che era la sola cosa che poteva fare. Ed è vero: puoi far soldi, come puoi non fare soldi, puoi riuscire a vivere di quello che fai, come può succedere che tu debba fare anche altro per continuare a fare quello che hai bisogno di fare...e se questo ti è chiaro, allora secondo me hai successo. Alle volte la gente mi chiede quando ho cominciato ad avere successo... rispondo sempre che ho avuto successo fin da quando ero giovane, perchè suonavo di fronte ad un pubblico. Perché facevo quello che volevo fare. Io misuro il successo in questo modo. Quando ho cominciato a guadagnare? Questa è un'altra domanda e posso rispondere che non è avvenuto prima della quarantina. Ma considero di essere stato un uomo di successo a vent'anni.

Cosa risponde a chi classifica il suo lavoro come "minimalismo"?

Il minimalismo è stato un periodo, tra il 1965 e il 1975, in cui un gruppo di giovani compositori tra cui il sottoscritto ha elaborato un nuovo linguaggio musicale. Eravamo interessati essenzialmente a rassicurare e riconquistare un pubblico per la nostra musica, un pubblico che nel frattempo era stato allontanato da un tipo di musica che, come posso dire, seppur molto bella e potente, era diventata troppo astratta, scritta in un modo difficilmente comprensibile e dunque non largamente apprezzata. La mia generazione era determinata ad ampliare il pubblico, cominciammo a cercare una scrittura che potesse stabilire un contatto col mondo in cui vivevamo. Volevamo rompere l'isolamento della musica colta e interrompere quella sorta di fatto elitario e privato, estendere l'esperienza della musica ad un più largo pubblico. La cosa interessante è che avemmo un successo immediato, avvenne tutto così in fretta, con una così grande partecipazione e una risposta trascinante che posso solo pensare che I tempi erano giusti, o che addirittura fossimo in ritardo per qualcosa che doveva avvenire inevitabilmente. In ogni caso, fu la generazione di compositori a cui appartengo che in quei dieci anni trasformò il mondo della musica, che d'allora non fu più lo stesso...

Una rivoluzione...

Una rivoluzione senza spargimento di sangue. Ovviamente facemmo arrabbiare un po' di gente. Ma posso dire che la musica di oggi, quella composta dai giovani compositori, proviene dalla nostra esperienza, almeno nel senso che la nostra musica diede il permesso di sviluppare ed esplorare nuovi linguaggi, di usare nuovi mezzi e nuovi idiomi, penso che la mia generazione abbia aperto una porta e che stiamo ancora assistendo agli effetti che questo ha generato.

Bene, chiudiamo con una domanda leggera: è stato citato in un episodio del cartone animato South Park che, a mio avviso, dà la misura della sua immense popolarità...che effetto le ha fatto?

Oh, penso esattamente quello che hai detto tu. Credo che questo misuri la mia popolarità (ride). Mi hanno riproposto in versione cartone animato, mi hanno inserito nelle domande di quiz televisivi... certo questo non significa che chi conosce il mio nome conosca anche la mia musica..., ma sanno chi sono e certo, per un compositore di oggi, cresciuto nel mondo della musica da concerto e nella cerchia ristretta della musica d'arte, essere acclamato e addirittura riconosciuto è sorprendente! Devo dire che ne sono onorato. In un certo senso, è espressione di come si articoli l'evoluzione della musica: se si considera che ero un giovane compositore che sperimentava con le proprie idée e non avevo un pubblico, ed ora esiste un pubblico che è cresciuto intorno a quella musica....sai, esistono barzellette sulla musica minimale, ma va bene così, la gente si prende gioco di qualcosa che conosce e che ama. Non me la prendo mai, anzi essere parte di questo tipo di espressione può essere molto gratificante!

È stato un vero piacere parlare con lei, e ovviamente avrei tante altre domande da farle. Ma so che sta per cominciare una prova e la lascio al suo lavoro. Grazie mille Philip, la aspettiamo a Lecce!

Sono molto felice di poter tornare a Lecce e di prendere parte alla residenza. Con Sound Res state facendo un lavoro importante. A presto!

Alessandra Pomarico.

 

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